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Agora' Agora - 28 settembre 1992
MACEDONIA - GRECIA
"NELLA STORIA DELLA CIVILTA' NON E' MAI SUCCESSO CHE UN PAESE DEBBA CAMBIARE NOME". INTERVISTA DI RADIO RADICALE AL PRESIDENTE DELLA LEGA PER LA DEMOCRAZIA MACEDONE.

INIZIATIVE DEL PARTITO RADICALE.

Roma, 28 settembre - Mentre Russia, Bulgaria, Polonia e altri stati del centro e dell'est europeo hanno già riconosciuto la Repubblica di Macedonia, la Comunità Europea è allineata alla posizione della Grecia, contraria al riconoscimento della nuova repubblica della ex-Jugoslavia.

Nei giorni scorsi, il ministro degli Esteri greco aveva dichiarato che per risolvere il "problema" basterebbe che la Macedonia cambiasse nome.

Intanto, continua il blocco nel porto di Salonicco delle forniture di petrolio regolarmente acquistate dalla Macedonia. Una settimana fà si erano svolte ai confini macedoni le manovre militari greche denominate "Filipus II '92", evidente richiamo al nome e alle gesta dell'imperatore Filippo il Macedone.

In un'intervista effettuata oggi da Radio Radicale, Djordji Marjanovic, Presidente della Lega per la Domocrazia macedone, ha dichiarato: "La dichiarazione della Comunità Europea sulla questione macedone è stata definita dal Financial Times la più stupida dell'anno. E' vero. Nella storia della civiltà non è mai successo che un Paese, un popolo debbano cambiare nome. La negazione del nome sarebbe ridicola se non fosse tragica. Se non possiamo chiamarci Macedonia, allora, ci potremmo nominare 'Repubblica della vergogna europea'. E' necessario che qualcuno dica no. Potrebbe cominciare a farlo l'Italia che finora ha mostrato grande comprensione per la Macedonia".

Al fine di sollecitare da parte della Comunità europea, della CSCE e dell'ONU iniziative e sanzioni nei confronti della Grecia e chiedere al governo italiano di procedere unilateralmente o in accordo con altro governo al riconoscimento della Repubblica di Macedonia, il Partito Radicale ha indetto per giovedì prossimo manifestazioni davanti ai parlamenti e sedi di governo di Roma, Bruxelles, Budapest, Praga e Bucarest.

COMUNICATO STAMPA DEL PARTITO RADICALE

 
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