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Agora' Agora - 2 ottobre 1992
Dichiarazione di Marco Taradash, dopo la visita a Pianosa.

PIANOSA DEVE ESSERE RAPIDAMENTE CHIUSA. PERCHE' SULL'ISOLA NON C'E' PIU' UN SOLO BOSS MAFIOSO, PERCHE' TRE QUARTI DEI DETENUTI SONO IMPUTATI IN ATTESA DEL GIUDIZIO DI PRIMO GRADO, PERCHE' L'ISOLA FA LETTERALMENTE ACQUA, PERCHE' MOLTI DETENUTI CI HANNO CONFERMATO I PESTAGGI E LE ANGHERIE, PERCHE' IL DISAGIO DEGLI AGENTI PENITENZIARI, DI PS E DEI CARABINIERI HA GIA' PROVOCATO IL PRIMO MORTO.

Al termine della visita ispettiva presso il carcere di Pianosa effettuata ieri dal comitato carceri della commissione giustizia della Camera, il deputato federalista europeo Marco Taradash, vicepresidente del comitato, ha rilasciato la seguente dichiarazione:

"1. Quando mi sono recato per la prima volta a Pianosa, il 14 agosto scorso, nella sezione Agrippa del penitenziario, riaperta da tre settimane con la funzione di carcere speciale antimafia, c'erano 72 detenuti. Più della metà, come denunciai subito, erano detenuti in attesa di giudizio, semplici "errori di stampa" del proclama antimafia lanciato dal Governo con la riattivazione di Pianosa. Ma fra i detenuti c'erano effettivamente alcuni fra i pezzi da novanta, o presunti tali, della mafia siciliana: Michele Greco, Pippo Calò, Antonio Carollo, Salvatore Madonia e altri.

Ieri il comitato carceri ha trovato sull'isola 46 detenuti, e nemmeno uno dei famigerati boss della mafia. Tutti trasferiti da tempo, da quando si è riaperto l'anno giudiziario e sono ricominciati i processi. I padrini sono dunque tornati nelle celle di Palermo, Termini Imerese o altrove, dove - se furono vere le ragioni della riattivazione di Pianosa - avranno probabilmente ricominciato a tessere le file del crimine. A Pianosa rimangono una quindicina di definitivi, molti dei quali prossimi alla scarcerazione, e 31 imputati in attesa di giudizio, molti con reati di quarto piano (un estorsione di 50 mila lire, la detenzione di una pistola) "nobilitati" dal 416bis, l'associazione mafiosa, e neppure sempre.

Ci sono due detenuti che si erano consegnati spontaneamente alla magistratura per completare la pena, ci sono persone vecchie e malate, e nella stesa cella con l'ergastolano il ragazzo incensurato e in attesa di giudizio. Quasi tutti sono in carcere per la denuncia di un pentito, e molti sono in attesa del ricorso in Cassazione dopo la sentenza del Tribunale della libertà. E gran parte dei detenuti, i più giovani, i più poveri, o semplicemente gli innocenti senza protezioni alle spalle, non hanno più visto l'avvocato dal 20 luglio: non hanno i soldi per pagargli una trasferta di due giorni.

2. I pestaggi. Il comitato è stato obbligato ad effettuare la visita in condizioni di palese violazione della legge, cosa di cui il direttore degli Istituti di pena dovrà rispondere alla Commissione: la legge prescrive che i deputati siano accompagnati dal direttore o "da persona da lui delegata". Adducendo risibili ragioni di sicurezza il direttore Sparacia ha invece imposto la presenza di un vicedirettore, un funzionario del ministero, il comandante della polizia penitenziaria e un'altra mezza dozzina di agenti. Ai parlamentari è stato impedito in ogni modo di ascoltare i detenuti in condizioni di serenità. Tuttavia alcuni di loro hanno confermato i maltrattamenti subiti fino a una quindicina di giorni fa: manganellate, schiaffi, brutalità, umiliazioni, ingiurie. Queste dichiarazioni sono a verbale. Il trattamento "speciale" è finito dopo la visita della deputata Tiziana Maiolo e il preannuncio di una ispezione del comitato carceri.

3. A tutto ciò va aggiunto che con l'arrivo dell'autunno e i primi temporali le celle si sono rivelate invivibili: umidità spaventosa sempre, allagamento delle celle durante i nubifragi.

Quanto agli agenti della polizia penitenziaria, della PS e dei carabinieri, valgono le denunce da me formulate il 14 agosto: sull'isola non ci sono, e non ci potranno mai essere, le condizioni per svolgere serenamente e seriamente il lavoro richiesto. L'incidente che ha provocato il ferimento mortale di un giovane agente di polizia è rivelatore dell'improvvisazione e superficialità di certe decisioni: la tragedia è nata fra giovani di leva, inesperti nell'uso delle armi, convinti di trovarsi sulla prima linea del fronte antimafia.

Conclusioni: il Governo ha varato un decreto legge che stanzia 70 miliardi per la ristrutturazione dei penitenziari di Pianosa e dell'Asinara, di cui 39 e mezzo per Pianosa. Il decreto deve essere respinto. Innanzitutto perché sono soldi buttati, visto che l'isola non potrà mai ospitare i detenuti più importanti; in secondo luogo, ma primo, se valgono ancora le ragioni del diritto e dell'umanità, ciò che è accaduto da luglio ad oggi dimostra che carceri come Pianosa e l'Asinara servono soltanto a creare una distanza di sicurezza e di impunità fra le leggi dello Stato e la loro applicazione, non fra i criminali e i loro complici. Per questo il carcere speciale di Pianosa deve essere chiuso al più presto, e mi auguro che il ministro della Giustizia non voglia perseverare in una scelta che si è rivelata un terribile errore.

 
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