COMUNICATO STAMPA
L'on. Pio Rapagnà in una nota diffusa oggi alla stampa ha dichiarato: "Ho appreso nei giorni scorsi dalla stampa della sigla di un accordo, tra organizzazioni di inquilini e proprietari che si autodefiniscono "maggiormente rappresentative sul piano nazionale", volto a stabilire i criteri dei patti in deroga all'equo canone ai sensi della legge 359/92.
Vorrei sapere su quale base giuridica affermino questa loro qualità, non essendovi alcuna norma che individua i sindacati maggiormente rappresentativi, ma soprattutto sapere che ha dato loro mandato di firmare l'intesa. Non risulta infatti che siano stati realizzati incontri o assemblee di inquilini che abbiano stabilito contenuti e modalità delle trattative con le controparti padronali.
In altre parole, si è trattato di una firma al buio siglata da una élite politica burocratizzata che nell'ambito della casa si è resa responsabile di un atto la cui gravità è simile all'accordo del 31 luglio scorso siglato da CGIL, CISL, UIL.
Da quel che è dato conoscere, i contenuti di tale intesa tengono la corda dell'inquilino impiccato: il contratto può avere durata inferiore ai quattro anni e non vengono fissati i limiti massimi di affitti.
Se questa è l'applicazione dell'emendamento PDS-Sunia recepito dall'articolo 11 della legge 359/92, si tratta di un pessimo risultato che indebolisce l'inquilino e non sblocca le case sfitte. Ma forse, qualcuno aveva fretta di spartirsi i 60 miliardi annui di quota di servizio (tessere) derivante alle parti dalla stipula dei contratti".