Pio Rapagnà, della segreteria nazionale Unione Inquilini e membro della Commissione Ambiente della Camera, in una nota diffusa alla stampa ha dichiarato: "Si tratta di un patto al buio siglato da una élite politico-sindacale burocratizzata che, nell'ambito della casa, si è resa responsabile di un atto la cui gravità è simile all'accordo del 31 luglio scorso, siglato da CGIL-CISL-UIL.
I nuovi contratti di locazione non garantiscono affatto i diritti acquisiti degli inquilini, potranno avere durata inferiore ai quattro anni, mentre non vengono fissati i limiti massimi degli affitti.
Se questa è l'applicazione pratica dell'emendamento Pds-Sunia recepito dall'art.11 della legge 359/92, si tratta di un pessimo risultato che indebolisce l'inquilino e non sblocca affatto il mercato delle case tenute sfitte. Ma forse qualcuno aveva fretta di spartirsi i 60 miliardi annui per le quote di servizio (tessere) derivanti alle parti dalla stipula dei contratti in deroga.
La liberalizzazione dei canoni si abbatterà come una mannaia su milioni di famiglie che già erano costrette a subire canoni neri e sfratti per finita locazione: tutto ciò da oggi diventerà regolare e legalizzato e gli inquilini saranno costretti forzosamente ad accettare una situazione tutta a vantaggio dei proprietari.
A vivere anche questo dramma saranno i più deboli, pensionati in prima fila, mentre il cosiddetto fondo di solidarietà è di là da venire".