Caro Funari, innanzitutto complimenti. Perché nessun presenzialista può definirsi veramente tale fino a quando la sua assenza non faccia altrettanto - o più - rumore della sua presenza. Ora ci sei riuscito, e, se ce l'avessi con te, ti direi: continua così. Ma non ce l'ho con te, anche se mi hai dato una bella buca personale, rimangiandoti l'impegno a moderare (si fa per dire) un dibattito sull'antiproibizionismo che avrebbe dovuto svolgersi venerdì prossimo a Bologna.
Pazienza, e vengo al punto. La marcia contro il marcio dell'informazione televisiva, che si è svolta sabato scorso era mirata contro la Rai e le sue colpe, non c'è dubbio. Ma non per questo intendeva assolvere la Fininvest dalle sue, e Pannella lo ha sempre detto, anche nella conferenza stampa che avete fatto insieme. Del resto ho fatto quella provocazione che citavi (Berlusconi presidente della RAI) proprio perché sono convinto che il problema dell'informazione libera e indipendente riguarda tutti (e anche la stampa, dominata da tre o quattro gruppi finanziari). Se vogliamo prendere due piccioni con una fava, smontare l'oligopolio berlusconiano e disinfestare la RAI, la soluzione c'è: commissariamo la RAI, cacciamo via tutti i suoi boiardi bianchi rossi e rosa e affidiamo il dissestato servizio pubblico alle cure manageriali di Berlusconi.
E' un paradosso, certo, figurati se mi prenderanno sul serio. Non a caso il fatto che la Fininvest occupi lo spazio di tre reti nazionali rappresenta di per sé uno scandalo partitocratico tra i maggiori. Non esiste quasi paese al mondo in cui un solo soggetto privato possegga non dico tre, non dico due, ma neppure una rete nazionale intera: quasi ovunque si cerca di frazionare la proprietà delle singole reti televisive nazionali fra più imprese, in modo da limitare al massimo il potere degli eventuali citizens Kane televisivi sulla vita politica, culturale ed economica. Da noi si è fatta la scelta opposta, anche per salvare la partitocrazia annidata dentro la RAI, e si è finito per proiettare nell'etere quello stesso infausto schema bipolare e consociativo che immensi cumuli di macerie puzzolenti aveva generato sulla terraferma politica, e ancora genera.
Detto questo voglio però aggiungere che tra Berlusconi e Pasquarelli c'è una bella differenza formale: il primo ha avuto quel che ha avuto per legge, legge partitocratica ma legge, e risponde dei suoi comportamenti ai soci della Fininvest; il secondo dirige un servizio pubblico, frutto di una convenzione fra lo Stato e un'azienda pubblica, e ne risponde davanti a tutti i cittadini italiani. Tiggiunduettré e la massa dei "contenitori" fanno invece da sempre i loro più o meno sporchi comodi, contro la legge e al riparo di quelle due parolette più svalutate della lira, "servizio pubblico", che in realtà servono soltanto a giustificare le allegre finanze, le regalie ai compari, gli sprechi infiniti, oltre che il canone e il ripianamento periodico del deficit.
E' dalla RAI che, per legge, tutti noi abbiamo diritto di ricevere un servizio di informazione completo corretto e imparziale, di quella imparzialità che nasce non dalla piattezza delle veline ma dal confronto di tutte le tesi più significative, di quella correttezza che nasce non dalla lottizzazione dei tempi di parola, ma dalla intelligenza, dallo spirito critico e dalla serietà. Proprio tu, caro Funari, hai dato, durante la campagna elettorale, un esempio di imparzialità e di correttezza, e questo non è un paradosso, anche se a qualche sepolcro imbiancato può sembrare. Ed è per questo che non capisco la tua assenza alla marcia contro il marcio, sabato scorso. Ti dirò, mi hai fatto pensare che alle volte sei come quel guerriero che combatteva per una migliore causa, ma non sapeva qual era.
Marco Taradash
(deputato Lista Pannella)