D. E' previsto un referendum per la reintroduzione della pena di morte nel Distretto di Columbia che avverrà il 3 novembre, in concomitanza con le elezioni presidenziali.
Il PR si sta mobilitando su questo con azioni parlamentari nazionali ed europee e con un appello rivolto alle autorità federali americane.
Come giudica il fatto che una democrazia avanzata come quella americana, ricorra al Referendum per ripristinare la pena di morte?
R. Innanzitutto cos'é che chiamiamo Democrazia?
C'è il totalitarismo del danaro, del potere.
La parola democrazia è una parola pericolosa. Non mi stupisce che lei mi faccia questa domanda. L'appello al Referendum... Tutti difenderanno la proprietà. Quindi quelli che non sono d'accordo con la proprietà vengono uccisi, ecco tutto.
D. E' giusto decidere a colpi di maggioranza su questioni che riguardano i diritti inalienabili dell'individuo?
R. Che cosa sono i diritti inalienabili dell'individuo?
Penso che tutti i gruppi sociali si difendano. Quello che vorrei dire è che il castigo è considerato come giusto quando è applicato nei confronti dei delinquenti.
Il castigo più grave è ovviamente la pena di morte, ma ad ogni modo bisogna essere molto pretenziosi per esser sicuri di detenere il Buon Diritto e di conoscere la responsabilità di un individuo per poter decidere che deve essere punito.
Quel che è terribile è che i condannati stessi considerino che la punizione avviene perché hanno commesso un delitto e che siano puniti per questo delitto. Qualche tempo fa, circa un secolo fa, i lebbrosi, i miserabili, quelli che non avevano soldi, i delinquenti e i pazzi venivano isolati nello stesso spazio, per esempio "La Salpétriere" a Parigi.
Si è sconfitta la lebbra, i miserabili attualmente pur non mangiando tutti i giorni riescono a cavarsela, i pazzi vengono curati, rimangono i delinquenti.
E i delinquenti vengono isolati da una società che detiene il diritto del più forte, una società capace di decidere per esempio, che se un signore non è conforme ai principi che essa ha emesso, che ha istituzionalizzato con le leggi, bisogna isolarlo.
Notate che nel secolo scorso i francesi e gli inglesi hanno fatto un'altra cosa. Per esempio, in Nuova Caledonia, quelli che venivano considerati come criminali, i loro discendenti, sono diventati dei Caldoches, e si verifica questa strana cosa: queste persone che evitarono la pena di morte, sono divenuti i dominanti del luogo.
In Francia c'è una maggioranza della popolazione che decide che gli immigrati vanno isolati, buttati fuori, ecc.
Ma lì, chi sono gli immigrati? Non certamente i Kanak. Loro sono a casa loro, sono i caldoche, cioè gli ex criminali di cui la società ha voluto sbarazzarsi. E gli inglesi hanno fatto la stessa cosa in Australia. Lì gli inglesi hanno semplicimente trucidato i Kanaks per essere tranquilli. Allora, vede, la pena di morte è una punizione definitiva.
Potete constatarlo anche voi, la gente che è per la pena di morte è anche contro l'aborto.
"Lasciateli vivere!" Dicono.
Ma un adulto che è pienamente cosciente, lui invece lo si può uccidere.
L'individuo ha solo ciò che merita se è condannato a morte e se viene ucciso. Ma quelli che uccidiamo in tutto il mondo attualmente, lo meritano?
Non c'è soltanto la pena di morte decisa dalle leggi umane, ci sono tutti gli eccidi, in Bosnia Erzegovina, con i Khmer rossi, a Panama, San Salvador....
Qui non si parla di pena di morte.
D. E' possibile rispondere alla ferocia dei delitti e alla loro crescita con una giustizia diversa da quella chi ha ucciso deve essere ucciso?
R. Personalmente penso -non per difendere la vita- che nessuno sia detentore della verità. Si decreta una pena di morte a partire da una certa verità che è quella della maggioranza che ha deciso di istituzionalizzarla.
Non sono affatto sicuro che queste leggi istituzionalizzate siano giuste e non so dove si colloca la giustizia.
Credere di detenere la giustizia, mi sembra molto pretenzioso, e, lo ripeto, l'unico modo di capire questo comportamento sociale, è di dire che si isola, che ci si sbarazza di gente che non è conforme alle leggi, alle istituizoni, leggi che non sono assolutamente perfette, ma al contrario molto imperfette.
Alcuni anni fa, all'Est, la gente che non era d'accordo con il marxismo-leninismo veniva mandata negli ospedali psichiatrici e veniva somministrato loro degli psicofarmaci. Da noi, quelli che non hanno soldi o che non sono d'accordo con il principio di proprietà, vanno a finire in prigione, in ospedale psichiatrico, e anche a loro vengono somministrati psicofarmaci.
Finalmente i principi del conformismo sono diversi, ma bisogna ammettere che sono principi conformi a leggi istituzionalizzate, leggi che dipendono da una gerarchia di potere e di salario, e questo non è certo meglio.
I delinquenti sono stupidi.
E' preferibile "sottomettersi", anche senza sottomettersi, cioè fare ciò che si vuole facendo finta di sottomettersi a queste leggi che sono generalmente triviali e di basso livello.
Penso che invece di discutere dei pro o contro la pena di morte sarebbe preferibile analizzare i meccanismi che conducono il cervello umano ad emettere un giudizio, favorevole o sfavorevole, su questa punizione.
D. Questo è molto interessante, lo vuol spiegare?
R. Possiamo constatare che il discorso parte sempre da una logica che non è quella della biochimica cerebrale, della neurofisiologia, o della memoria dell'apprendimento, ma sempre quella dei comportamenti e dei giudizi -spesso pretenziosi e sempre effettivi, senza nessun altro valore che quello della nostra propria storia incosciente -, la logica della società in cui viviamo, in cui siamo cresciuti, che ha lasciato un'impronta nel nostro sistema nervoso.
Se chiedete come è successo un incidente stradale a dieci persone che vi hanno assistito, vi sarà descritto in dieci modi diversi. Non c'è obiettività. L'obiettività non esiste. Ciò che chiamiamo obiettività è infatti soggettività.
Lei giudica con tutto il suo bagaglio di conoscenza, la sua appartenenza sociale, i suoi rapporti umani, con tutto il suo incosciente, con tutti i suoi automatismi. I giudizi sulla pena di morte sono fatti di tutto questo, e in particolar modo dalla nozione di proprietà.
Non c'è un istinto di proprietà. Non c'è una parte del cervello che definisca l'istinto di proprietà. Durante l'apprendimento le hanno insegnato ciò che è indispensabile al suo piacere, alla sua felicità. Se all'improvviso ne venisse privato lei non sarebbe contento. Tutta la giustizia è basata sulla nozione di proprietà che le viene inculcata.
Ci sono delle popolazioni che non hanno conosciuto questa nozione di proprietà. Gli esquimesi perché devono sopravvivere, la gente del Sud Pacifico, ancorché tutto sia fottuto perché abbiamo distrutto tutto anche a casa loro (anch'io quand'ero ricercatore dell'Associazione Mondiale di psichiatria, quindici anni orsono, nelle isole del Sud Pacifico), non hanno ancora la nozione di proprietà così come altri gruppi umani. Neanche la proprietà del bambino di cui non si conosce il padre. Una madre ha due figli, ne partorisce un altro, una donna che sta a tre chilometri la viene a trovare, le dice "mi puoi dare tuo figlio?" L'altra donna le risponde "Certamente, prendilo" perché un bambino non appartiene ad una coppia, appartiene a tutto un gruppo umano.
E' un comportamento completamente diverso, Quindi non si può dare un giudizio sulla pena di morte o sulla punizione da infliggere a un individuo secondo dei criteri che sono criteri banali, che arrivano dall'inizio del neolitico.
Allora, si potrebbero trovare delle isole deserte, se esistono ancora, e isolarli. La società vuole sbarazzarsene, può farlo in modo diverso. Ma non ucciderli.
E' tutto ciò che posso dire.
D. Grazie dottor Laborit...
R. Ma posso dire ancora qualcosa. La bibbia dice non uccidere,. Ma Cristo fu condannato a morte e la sua esecuzione ha creato alcuni sommovimenti nella storia, non crede?
D. Assolutamente.
R. Mi risponderà che i criminali non sono tutti dei piccoli santi. Ma che cosa ne sapete? Come viene giudica la santità? Abbiamo condannato Giovanna D'Arco a morte. Poi l'abbiamo santificata.
Statisticamente la pena di morte non ha mai fatto diminuire i crimini di sangue. Questo è un argomento. Ma aldilà delle statistiche e delle parole bisogna spiegare il perchè. I criminali non sono sempre quelli che si credono. A mio avviso sono quelli che applicano la pena di morte che sono criminali e non quelli che pensiamo.
Mi ricordo di alcuni versi di Francois Villon che dice: "E Semblancay (era il conte di Semblancay che fu condannato a morte da Francesco I) fu un sì nobile vegliardo, che si credeva vera la sua minaccia di impiccare a Monfaucon il tenente Maillard" (il tenente Maillard fu colui che lo condusse al patibolo).
E' tutto ciò che avevo da dire, aggiungo però che i sostenitori della pena di morte sono di una trivialità, di una volgarità e di una impudenza assolutamente incredibili.