Sul suicidio del giovane Bruno Bardazzi di Prato, che a 21 anni si è ucciso per la vergogna di una condanna a quattro mesi - pubblicata su un quotidiano - per la detenzione di 1,7 grammi di hashish, Marco Taradash - deputato della Lista Pannella e segretario del Coordinamento Radicale Antiproibizionista - ha dichiarato:
"La legge Jervolino continua a uccidere. E' una legge che emana dalla violenza che si maschera da ordine, dalla crudeltà che si traveste da solidarietà, da sporchi interessi di potere che si danno l'alibi della salute morale della società. Il suicidio di Bruno Bardazzi, 21 anni, morto per la vergogna di una condanna a quattro mesi e mezzo per il possesso di pochi spinelli non è il primo, come tutti sanno.
La legge Jervolino uccide, e uccide a ripetizione, perché imprime un marchio di infamia su persone comuni, ragazzi come tutti gli altri, che non comprenderanno mai - perché non vi è ragione ma soltanto arbitrio dentro la follia del potere - che una sigaretta di tabacco è un diritto di libertà mentre una sigaretta di hashish è un crimine da punire col processo, con la condanna e con la vergogna.
L'assassinio di Bruno Bardazzi è cominciato nella primavera scorsa, quando fu costretto a subire la prima violenza da parte dei carabinieri: la perquisizione della macchina, la scoperta di un pezzettino di erba, la denuncia; è continuato nei tribunali; si è precisato con la pubblicazione della notizia della condanna; si è concluso con l'impiccagione.
Nella prossima primavera i cittadini italiani saranno chiamati a giudicare la legge Jervolino nel referendum anti-mafia promosso dal CORA e dal PR. Mi auguro che stampa e televisione aiutino a comprendere che questa legge ha avuto l'unico effetto di mobilitare contro giovani di niente altro colpevoli se non di essere giovani decine di migliaia di poliziotti, carabinieri, magistrati, avvocati, agenti di custodia, e di distogliere - con complice imbecillità - la loro attenzione dai veri crimini e dai veri criminali."
Sulla vicenda Marco Taradash ha presentato una interrogazione ai ministri dell' Interno, Affari Sociali e Giustizia