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Agora' Agora - 2 novembre 1992
WASHINGTON VOTA IL REFERENDUM SULLA PENA DI MORTE INSIEME ALLE ELEZIONI PRESIDENZIALI.
SVOLTE MANIFESTAZIONI DEL PARTITO RADICALE DAVANTI ALL'AMBASCIATA AMERICANA A ROMA, MILANO, MOSCA, KIEV, PRAGA, ZAGABRIA, BRUXELLES, OUAGADOUGOU.

CONSEGNATO APPELLO INTERNAZIONALE DI PREMI NOBEL, INTELLETTUALI, POLITICI.

Roma, 2 novembre - In concomitanza delle elezioni presidenziali, domani, nel Distretto di Columbia, si voterà anche su un referendum per la reintroduzione della pena di morte. La reintroduzione potrebbe determinare esecuzioni in 14 circostanze aggravanti dell'omicidio, incluso quello connesso al traffico di droga.

Il Partito Radicale ha svolto oggi manifestazioni in simultanea davanti alle ambasciate e ai consolati americani di nove grandi città del mondo: ROMA, MILANO, MOSCA, KIEV, PRAGA, ZAGABRIA, BRUXELLES, OUAGADOUGOU.

A Roma, sotto una pioggia battente, circa cinquanta manifestanti davanti all'ambasciata americana hanno indossato cartelli e innalzato uno striscione con la scritta in inglese "NO al referendum sulla pena di morte". Durante il sit-in, il Primo Ministro d'Ambasciata Coburn ha ricevuto una delegazione del Partito radicale composta da Sergio Stanzani, segretario del P.R., Sergio D'Elia, coordinatore della campagna abolizionista sulla pena di morte del P.R. e Paolo Pietrosanti, consigliere federale del P.R.

Sono stati consegnati ai responsabili diplomatici americani un Appello di Premi Nobel, uomini della scienza e della cultura e parlamentari di tutto il mondo, le mozioni presentate alla Camera e al Senato italiani e la lettera inviata al sindaco di Washington, Sharon Pratt Kelly, dal Presidente del Parlamento europeo Egon Klepsch.

Nel Manifesto-appello del Partito radicale i firmatari -tra gli altri i Premi Nobel George Wald, Elie Wiesel, Mairead Corrigan Maguire, Abdus Salam, il poeta Evgheni Evtuscenko e Elena Bonner Sacharova, Coretta Scott King, Noam Chomsky, Ramsey Clark, Henri Laborit, François Fejtö, Fernando Savater, David Grossman- si rivolgono agli Stati Uniti "affinché comprendano che il referendum sulla pena di morte, in concomitanza con le elezioni presidenziali e in presenza di un'opinione pubblica sempre più allarmata dall'aumento di gravi delitti, lungi dal rappresentare un momento di democrazia diretta, è un lugubre e feroce strumento di demagogia". "Nessuno Stato democratico -affermano inoltre- può mai e in nessun caso sottoporre a referendum la decisione sul ripristino della pena di morte".

Per informazioni:

PARTITO RADICALE (Sergio D'Elia)

tel. 689791

fax 6545396

 
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