Il collegamento fra i servizi segreti e il mafioso Leonardo Messina, lo scambio di informazioni e di favori che è intercorso, in forme oscure e imprecisate, fin dal 1984-86 fino ai giorni del "pentimento", getta una ombra pesante sull'uso che di questo pentito è stato fatto. Sono almeno sei anni che Messina pratica il doppio gioco fra Cosa Nostra e il Sisde, e certe sue rivelazioni, sulla mancata cattura del vertice mafioso nella primavera di quest'anno, farebbero addirittura pensare che il gioco, fra Sisde e Cosa Nostra, fosse addirittura lo stesso.
Sapevano di questo collegamento i magistrati di Caltanissetta che, grazie in particolare alle rivelazioni del Messina, hanno portato a termine l'operazione Leopardo ed emesso 241 ordini di carcerazione? C'è da dubitarne, visto che niente in proposito è scritto nell'ordinanza del Tribunale di Caltanissetta, e niente i magistrati hanno riferito alla Commissione antimafia nel corso dell'audizione che si è svolta il 17 novembre scorso. Ho rivolto questa mattina una interrogazione al presidente del Consiglio perché il Parlamento sia messo subito al corrente di quale ruolo hanno giocato i servizi segreti nelle rivelazioni di Messina. E per sapere inoltre chi nel Sisde dirige queste operazioni e quali ministri ne sono informati. Anche perché nasce il dubbio che il Governo non ne sia e non ne sia mai stato informato, visto che l'ex ministro degli Interni Scotti, attuale membro della Commissione antimafia, è apparso sorpreso al pari di me e di altri commissari dall'intrigo svelato da Messina.
Se queste ombre non venissero immediatamente diradate dovremo prendere atto che un pericolo ancora più grave dello strapotere mafioso - o meglio, una sua più aggiornata versione - minaccia oggi la legalità e le libertà civili. Altri pentiti di mafia sono stati addestrati dai servizi segreti nel corso di questi anni e a quale scopo, contro il crimine o contro lo Stato? Mi domando se dietro la maschera della lotta alla mafia e del proibizionismo sulla droga non si sta svolgendo oggi, contro i democratici e i difensori dello stato di diritto, in realtà una lotta feroce e occulta per il controllo dei centri del potere politico e finanziario del nostro paese.