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Agora' Agora - 21 dicembre 1992
CONSULTAZIONE REFERENDARIA ALLE SEYCHELLES: RAPPORTO DI PAOLO PIETROSANTI, CONSIGLIERE FEDERALE DEL PARTITO RADICALE.

Premessa: l'ambito di intervento

Sono stato incaricato dalla Seychelles Chamber of Industry and Commerce di seguire come Osservatore indipendente le operazioni elettorali relative al referendum che si è tenuto nello Stato delle Seychelles il 15 novembre 1992. Con il referendum era sottoposta alla popolazione la proposta di nuova Costituzione del paese. La proposta di costituzione ha ottenuto il 53,7% dei voti, contro il 60% necessario per la sua approvazione, ed è stata quindi respinta dall'elettorato delle Seychelles.

Il mio incarico prevedeva in generale l'accertamento e la certificazione del livello di correttezza delle operazioni elettorali.

E' evidente che l'assolvimento di tale incarico non poteva vedermi impegnato a ispezionare semplicemente i seggi elettorali: non è esclusivamente nei seggi che si deve verificare la correttezza di una consultazione elettorale, né è sufficiente che le operazioni di voto e di spoglio si svolgano nel rispetto delle regole perché si possa affermare che una consultazione popolare ha rispettato i principi democratici.

Un referendum - e in generale ogni occasione elettorale - è uno strumento per cogliere la volontà popolare.

In un referendum (strumento di democrazia diretta) il popolo-soggetto elettorale è chiamato a decidere direttamente, senza mediazione, su un tema specifico: ad esprimere la propria volontà, a maggioranza.

L'esame della correttezza di una consultazione referendaria (così come di una consultazione elettorale) non può quindi prescindere dall'esame delle condizioni in cui la volontà popolare si e formata: il processo di formazione della volontà è almeno importante quanto la correttezza formale delle operazioni elettorali per valutare il grado di democrazia e di libertà nel voto espresso dai cittadini.

Le operazioni di voto

Da punto di vista della correttezza formale, le operazioni di voto sono state ineccepibili. Ho effettuato sopralluoghi, il giorno del voto, in 11 diversi seggi elettorali, verificando l'adeguatezza della struttura approntata, la sua capacità di assicurare il voto e di evitare eventuali brogli.

All'interno del seggio trovavano posto rappresentanti designati dai vari partiti politici, con funzione di osservazione formalmente riconosciuta.

Nella consultazione elettorale precedente (tenutasi nel luglio scorso allo scopo di eleggere i componenti della Commissione Costituente che avrebbe dovuto redigere la nuova Costituzione) erano stati segnalati dalla opposizione politica gravi brogli, consistenti soprattutto nell'avere alcuni elettori votato più di una volta, e nell'aver ricevuto alcuni elettori del denaro affinché essi esprimessero un voto a favore del partito di governo.

Siano o meno effettivamente avvenuti, nel luglio scorso, tali brogli, la Direzione delle operazioni elettorali ha comunque disposto che alle misure adottate allora si aggiungessero, in questo referendum, ulteriori misure. Infatti, allo scopo di evitare che un cittadino votasse due o più volte, un dito di ciascun elettore veniva macchiato con inchiostro nero (e questa misura era stata adottata anche in luglio); mentre un altro dito veniva bagnato con inchiostro invisibile, la cui presenza sarebbe stata rilevabile esclusivamente con l'esposizione della mano ai raggi ultravioletti. Questa nuova misura anti-brogli era stata notevolissimamente pubblicizzata, ed enfatizzata ne era stata la sua infallibilità.

In verità tale misura è risultata tutt'altro che infallibile: grazie alla collaborazione di due cittadini delle Seychelles ho potuto constatare che un lavaggio delle mani normalmente accurato ha rimosso quasi del tutto l'inchiostro invisibile. D'altra parte, la rimozione dell'inchiostro nero è risultata assai più ardua: impossibile senza sostanze solventi.

Nel corso della giornata elettorale si sono succedute le voci relative a brogli, quali quelle per cui più persone avrebbero votato con un solo documento di identità, o quelle per cui altri avrebbero votato detenendo un documento di identità falso.

Così come si sono succedute le voci sulla operatività dei cosiddetti check-point, luoghi ove sarebbe avvenuto il pagamento di una somma di denaro per il voto espresso in favore della costituzione. Tali accuse erano state espresse anche in occasione della consultazione di luglio, e avevano contribuito al verificarsi dei duri scontri di piazza che dopo quelle elezioni avevano avuto luogo.

Non posso dire, in coscienza, di avere prove di questi brogli. Le persone che me ne hanno fatto menzione sono persone che godono del mio rispetto e della mia stima; ma non ho prove di fatti - quali i brogli elettorali - che sono tra gli attentati più gravi alla democrazia, perché ne stravolgono il fondamento stesso, cioè la formazione e l'espressione della volontà del popolo, del soggetto istituzionalmente sovrano.

La campagna elettorale precedente il referendum

Gravissime mancanze sono state invece riscontrate nel corso della campagna elettorale.

»Conoscere per deliberare è una vecchia quanto fondamentale massima democratica. Se non è consentito ai cittadini di conoscere a fondo la materia del voto che sono chiamati ad esprimere, e le posizioni espresse in proposito, ben difficilmente essi potranno responsabilmente costruire la propria opinione ed esprimere una decisione.

L'assenza o la carenza di informazione e di dibattito inficiano alla radice la validità stessa del momento elettorale, allo stesso modo in cui la non conoscenza dei contenuti di un contratto da parte dei contraenti mina alla radice l'elemento della loro reciproca volontà, e rende invalido il contratto stesso.

Va premessa una considerazione generale quanto fondamentale: il principio della libertà di esprimere le proprie idee e convinzioni, che racchiude la libertà di stampa, non è rispettato e garantito da uno stato con il semplice consentire la pubblicazione di giornali e di riviste di varia foggia e contenuto, magari di ispirazione opposta a quella delle forze di governo.

L'informazione è, in una società democratica, uno dei diritti fondamentali del cittadino: gli strumenti di conoscenza delle idee e delle opinioni devono essere assicurati dagli organi di informazione gestiti dallo stato (se e dove esistano: ove non esistano, altri meccanismi devono provvedere ad assicurare ai cittadini la completezza e la correttezza dell'informazione, oltre che l'accesso alla informazione stessa).

Alle Seychelles è stata abbastanza di recente permessa la pubblicazione di giornali e riviste di proprietà privata: e questo costituisce un passo avanti verso il soddisfacimento del diritto del cittadino all'informazione. Ma è un passo avanti molto lontano dall'assicurare compiutamente tale diritto.

Infatti, alle Seychelles i principali organi di informazione sono la Televisione di stato, la Radio di stato e il quotidiano The Nation (che è l'unico quotidiano). Questi organi di informazione appartengono allo stato, e per ciò stesso devono essere tenuti a svolgere un ruolo di servizio pubblico. Servizio pubblico di grandissima importanza, perché funzionale al processo di formazione della volontà dei cittadini, cioè del soggetto istituzionale sovrano.

Il ruolo di servizio pubblico che tali organi statali di informazione devono svolgere diviene tanto più doveroso in occasione di consultazioni elettorali o referendarie. Nel caso del recente referendum costituzionale, invece, gli organi statali di informazione hanno svolto un ruolo di parte, a sostegno di una sola delle posizioni. Si tratta di un comportamento gravissimo che, se non corretto con l'introduzione di leggi chiare, priverà di significato il tentativo di transizione verso la democrazia in corso alle Seychelles.

Ecco quanto ho rilevato:

Televisione. La TV di stato ha mandato in onda una serie di trasmissioni in cui i sostenitori delle due posizioni - indipendentemente gli uni dagli altri - esprimevano le ragioni del SI' e del NO. In termini quantitativi, lo spazio concesso per questo tipo di trasmissioni potrebbe essere considerato adeguato. Ma è evidente che non si fa corretta e compiuta informazione semplicemente concedendo spazi autogestiti. Ciò che aiuta il cittadino a formarsi una opinione è il dibattito, il "faccia a faccia", cioè il confronto delle posizioni. La televisione non ha sostanzialmente assicurato questo tipo di informazione, che è di importanza letteralmente fondamentale.

Infatti, su tutto l'arco della campagna referendaria, soltanto tre dibattiti sono andati in onda; l'ultimo di questi è andato in onda il 30 ottobre, cioè, incredibilmente, due settimane prima del voto. Sulla base di queste circostanze è lecito pensare che il proprietario della Televisione - cioè lo stato - lungi dallo svolgere un ruolo imparziale nell'imminenza della consultazione referendaria, abbia volutamente reso marginale la parte più importante e strutturalmente obiettiva della informazione televisiva, contando su mezzi di propaganda più manipolabili.

The Nation. L'unico quotidiano del paese, di proprietà dello stato, ha svolto un ruolo probabilmente ancora più lontano dall'interesse dei cittadini alla informazione e dal proprio dovere ad una informazione corretta e obiettiva.

Per ben due volte, infatti, nel corso dei dieci giorni precedenti il voto, i lettori del giornale hanno trovato all'interno del quotidiano volantini di propaganda della posizione favorevole all'approvazione della proposta di nuova Costituzione. E' avvenuto il 3 novembre e l'11 novembre - cioè soltanto poche ore prima della chiusura della campagna referendaria. Il 12 novembre, poi, all'interno di The Nation è stato distribuito un manifesto contenente una lettera aperta ai cittadini in cui il Presidente René invitava i cittadini a votare SI'.

Inoltre, nel numero del 14 novembre (il giorno precedente quello del voto, quindi successivamente alla chiusura formale della campagna referendaria) il quotidiano pubblicava un articolo in cui, se pure non compariva l'invito esplicito a votare SI', l'autore appoggiava nettissimamente la posizione favorevole al progetto di nuova Costituzione.

Per quanto gravissimi, si tratta soltanto di una parte dell'opera assai negativa compiuta dal quotidiano.

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Prima di continuare ad esaminare il ruolo svolto dal quotidiano The Nation, deve essere a questo punto espressa una considerazione più generale.

I cittadini delle Seychelles non sono stati posti nelle condizioni di conoscere adeguatamente i contenuti della Costituzione che erano chiamati ad approvare o respingere. In realtà, la consultazione referendaria è stata soprattutto un plebiscito politico, a favore o contro il partito al governo: il merito, i contenuti della proposta di nuova legge fondamentale dello stato, sono stati sostanzialmente marginalizzati. Anche in questa assenza di servizio deve essere riscontrata una ulteriore, grave carenza degli organi di informazione di proprietà dello stato. I cittadini non hanno avuto conoscenza diretta della Costituzione su cui dovevano esprimere un voto. E lo strumento di informazione che avrebbe dovuto dare una conoscenza almeno indiretta dei contenuti della proposta di Costituzione è risultato essere semplicemente il prodotto di un'opera di distorsione della verità e di censura.

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Infatti, allegato al numero del 23 ottobre 1992, "The Nation" ha pubblicato il fascicolo "The Draft Constitution: A Presentation", nella prefazione al quale viene affermato che essa è stata preparata per rendere più agevole la conoscenza dei »main features of a proposed social contract between the people of Seychelles as they continue to take their beautiful country along the road to a democratic multy-party society .

Tralasciando ogni giudizio sui contenuti delle proposta di Costituzione (giacché questa è stata ormai respinta dalla popolazione nel referendum), deve essere invece sottolineato quanto la "Presentation" diffusa da "The Nation" sia stata frutto di dolosa manipolazione e censura.

Un esempio è quello del diritto alla vita, affermato dalla proposta di Costituzione alla Section 16 (che per altro, meritoriamente, abolisce la pena di morte). Recita la Section 16:

»No person shall be deprived of his life intentionally.

A sentence of death shall not be imposed by any court.

A person shall not be regarded as having been deprived of his life in contravention of this Section if he dies as the result of the use, to such extent and in such circumstances as ae permitted by law, of such force as is reasonably justifiable in the circumstances of the case -

a) for the defence of any person from violence or for the defence of property;

b) in order to effect a lawful arrest or to prevent the escape of a person lawfully detained;

c) for the purpose of suppressing a riot, insurrection or mutiny or of dispersing an unlawful gathering; or

d) in order to prevent the commission by that person of a criminal offence,

or if he dies as the result of a lawful act of war.

L'unica norma democratica contenuta in questa sezione è quella che interdice la pena di morte. Per il resto si tratta di una costruzione normativa decisamente lontana dagli standard minimi di una Costituzione democratica, e decisamente lontani anche dagli standard minimi dell'affermazione dei diritti umani universalmente riconosciuti, viste le incredibili eccezioni che vengono apposte alla affermazione del diritto alla vita.

Ma quello che qui interessa è che questa Sezione sia stata "sintetizzata" dalla Presentation pubblicata da "The Nation" con le seguenti parole:

»No person will be deprived of his life intentionally.

The death penalty will be abolished in Seychelles. Under the new Constitution, therefore, no one will ever be executed in Seychelles for any reason.

La "Presentation" non aggiunge nient'altro.

Questo è uno degli esempi che si possono fare per dimostrare quanto e quanto sostanzialmente la "Presentation" sia stata diversa dal testo della Proposta di Costituzione. Ci sono due possibilità alternative: o i responsabili della preparazione della "Presentation" non si sono resi conto della importanza delle evidentissime eccezioni poste dalla proposta di Costituzione alla affermazione del diritto alla vita, oppure hanno voluto nasconderle ai cittadini. In entrambi i casi si tratta di circostanze di eccezionale gravità, cioè di atti tesi a negare ai cittadini - con l'omissione, la manipolazione, la censura - gli elementi di conoscenza e informazione che ai cittadini stessi sono assolutamente necessari per esprimere con il loro voto la volontà popolare.

Deve essere qui ulteriormente ripetuto che la manipolazione della informazione è il primo degli elementi che rende non libera e non democratica una consultazione elettorale, perché violenta direttamente la formazione della volontà dei cittadini.

Considerazioni conclusive

Il referendum del 15 novembre 1992 sul progetto di nuova Costituzione delle Seychelles ha costituito un esempio di uso di uno strumento tipicamente democratico nell'ambito di una operazione tesa a privare sostanzialmente i cittadini del diritto di decidere liberamente.

Si individuano quindi alcune urgenze, per il paese:

-E' urgente che le Seychelles si dotino presto di una nuova Costituzione. Il fatto che la proposta di nuova Costituzione sia stato respinto dai cittadini (soltanto il 53,7% degli elettori hanno infatti risposto SI', contro la maggioranza del 60% fissata come necessaria per l'approvazione), mantiene infatti formalmente in vigore la vecchia Costituzione, che è invece sostanzialmente superata proprio dall'essersi aperto un processo costituente.

-Se la Commissione Costituente (che, tra tante polemiche, ha portato alla redazione della Proposta di nuova Costituzione sottoposta a referendum) è stata eletta nel luglio scorso in modo che fossero i partiti a nominare i membri della Commissione stessa in proporzione ai voti riportati, è auspicabile che per la formazione della prossima Commissione Costituente siano invece sottoposti dei candidati al voto popolare, siano tali candidati compresi in liste di partito o indipendenti. Il necessario supporto potrà poi essere acquisito grazie alla partecipazione al lavoro costituente di tecnici del diritto, anche stranieri.

-Si individua come assolutamente necessario che i lavori della Commissione Costituente si svolgano pubblicamente, e che almeno sia data ai cittadini la possibilità di seguire il loro procedere attraverso gli organi di stampa.

-Parimenti necessario è che si proceda alla emanazione di norme che regolino l'uso dei media, per la piena applicazione dei principi di diritto alla libera espressione delle idee e del diritto alla informazione. In particolare, si individua la necessità di predisporre una normativa che regoli l'accesso ai media di proprietà statale, in modo che svolgano opera di servizio pubblico per i cittadini e per le entità in cui essi siano eventualmente organizzati: o si procede a regolare l'accesso ai media di proprietà dello stato, oppure questi dovranno essere sottratti al controllo diretto o indiretto dello stato stesso, e delle forze politiche che volta per volta esprimono il governo.

Devo in conclusione e a questo proposito sottolineare che soltanto una regolazione legale dei media di proprietà statale può correggere la marcatissima tendenza che essi hanno alla manipolazione e alla censura delle informazioni, da me riscontrata non soltanto per quanto sopra espresso, ma anche negli arbitrari tagli effettuati alle interviste da me concesse, in particolare alla televisione.

In fede

Paolo Pietrosanti

Membro del Consiglio Federale

del Partito Radicale Transnazionale

 
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