Bossi dimostra una volta di più (in futuro le sorprese, se malauguratamente ce ne fossero, sarebbero di segno opposto) di proporsi come leader di un movimento democratico e federalista. La distanza dai demagoghi della piccola nazione lombarda o nordista non si misura più in spanne o leghe, ma è ormai siderale. Appare chiaro inoltre il sempre più deciso e motivato impegno antiproibizionista della Lega. Contro la vuota retorica antimafiosa di tanti gattopardi del riscatto meridionale, Bossi denuncia infatti nell'intervista all'Unità qual è oggi il vero rischio che incombe sul futuro del paese e in particolare del meridione: che dietro la guerra alla mafia si nasconda la volontà del regime di concedere per sempre alla criminalità organizzata quello che Bossi definisce il controllo del valore aggiunto della droga. Ogni vecchio cliché sulla Lega deve quindi ormai essere revisionato da cima a fondo, soprattutto se si pensa che il PDS, nonostante tutti i suoi cervelli, tutto il suo rinnovamento e tutto il suo progr
essismo, non è ancora arrivato a questa chiarezza e a questa determinazione di volontà democratica.