LA VERITA' SUL REFERENDUM ABROGATIVO DEL FINANZIAMENTO PUBBLICO CONTRO GLI ITALO-SCEMI DILAGANTI: LE NORME PENALI RESTANO INTATTE. LA RICHIESTA REFERENDARIA RIGUARDA SOLAMENTE I FINANZIAMENTI!Comunicato Stampa di Marco Pannella
Noi difendiamo con assoluta convinzione la nostra richiesta referendaria, contro l' imbecillità che stanno dilagando e nelle quali tutti rischiano di cadere.
Non è affatto vero che - se si vincesse il referendum - cadrebbero le norme penalizzanti il finanziamento occulto dei partiti. La nostra richiesta è quella di cassare unicamente gli artt. 3 e 9 della legge, cioè quelli riguardanti il finanziamento dei partiti. Restano sia i rimborsi elettorali, sia le norme che penalizzano i finanziamenti occulti e le altre mancanze di legge. Ci spiace per lor signori, ma è così.
Non a caso tutti i partiti, praticamente, lo scorso anno, a cominciare dal PDS, si opposero politicamente alla nostra iniziativa.
E' quindi evidente che i tentativi frenetici di varare una nuova normativa sono fatti unicamente in difesa del regime partitocratico e per impedire che il paese ci dia clamorosamente ragione.
Ma v'è qualcosa di urgente che, intanto, puo' essere fatto.
Occorre inserire nel modello di bilancio che i partiti devono presentare alla Presidenza della Camera anche lo stato patrimoniale, e non solamente quello finanziario, dei Partiti stessi.
Dal 1982 siamo stati in conflitto (perso ahinoi!) con la Presidenza della Camera su questo punto. In decine di dibattiti, anche parlamentare abbiamo denunciato la connivenza del modello di bilancio con la politica di corruzione partitocratica.
Ci auguriamo che quest'anno, si arrivi almeno ad una modifica di questo punto fondamentale. Ne vedremmo delle belle! E vi sarebbero gustosi e obbligati falsi sostanziali...
Peccato che la stampa, per oltre un decennio, ci abbia lasciato soli nella nostra richiesta. La stessa che ora scaglia tante "prime pietre".
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Dalla lettera del 3 settembre 1982 di Emma Bonino (allora presidente del gruppo parlamentare radicale) e di Marcello Crivellini (all'epoca Tesoriere del Partito radicale, durante la segreteria di Marco Pannella) alla Presidente della Camera Nilde Iotti:
"La legge del novembre 1981 sul finanziamento pubblico dei partiti politici ha visto l'ostruzionismo dichiarato del Gruppo radicale... raddoppiò il finanziamento pubblico e delegò nei fatti al Presidente della Camera la stesura di un modello di bilancio che fosse strumento idoneo al controllo dell'attività finanziaria dei partiti...il modello di bilancio da Lei predisposto impedisce controlli effettivi.
Lei aveva la possibilità di introdurre elementi di chiarezza e di conoscenza. Permettere la conoscenza dello stato patrimoniale dei partiti, delle partecipazioni a società, della situazione creditizia e debitoria, delle proprietà immobiliari era rendere un servizio ai cittadini e alla politica.
Impedirlo, come il Suo recente decreto fa, significa favorire nei fatti la politica della lottizzazione, della corruzione, dello scempio e dell'occupazione degli enti pubblici, del furto in nome del partito."
Dalla risposta della Presidente Iotti, dell' 8 ottobre 1982:
"Poiché la legge n. 659 del 1981 non prevede la compilazione di un rendiconto economico, ma solo di un rendiconto di entrate e spese finanziarie, il collegamento del rendiconto finanziario con la situazione patrimoniale diviene particolarmente disagevole e la pubblicazione congiunta dei due documenti potrebbe disorientare i lettori dei bilanci dei partiti.
Poco significativi, anzi fuorvianti, per la pubblica opinione, sono i valori delle attività e passività e la cifra del netto patrimoniale, che i lettori dei bilanci più sprovveduti tenderebbero ad identificare con la 'potenzialità economica' dei partiti. In qualche caso, poi, si avrebbe un deficit patrimoniale anziché un patrimonio netto (per il prevalere delle passività sulle attività), che potrebbe mettere in imbarazzo alcuni partiti nei confronti dell'opinione pubblica."