Presidenza : Sergej Sheboldaiev (Russia), deputato al Soviet Supremo della Repubblica Russa e del Mossoviet della regione di Mosca e Lorenzo Strik Lievers, già senatore eletto nelle liste del Pr.
Relatore: Danilo Quinto, consigliere federale del Partito radicale.
Nella commissione ci sono stati 24 interventi. Oltre agli Non è possibile riferire qui - per il tempo destinato a questa relazione - nel dettaglio, tutti gli interventi, che peraltro sono stati tutti interessanti. Dirò, quindi, dei problemi che il dibattito ha evidenziato sull'ipotesi di nuovo statuto del pr, che il segretario ha inteso presentare a questo congresso e che avete potuto leggere nella terza parte del materiale "note e documenti" tradotto in cinque lingue.
E' bene chiarire, preliminarmente, che questa è solo un'ipotesi, appunto. Il gruppo di lavoro coordinato dal segretario - di cui facevano parte Angiolo Bandinelli, Roberto Cicciomessere, Gianfranco Dell'Alba, Lorenzo Strik Lievers e chi vi parla - ha lavorato tenendo presente quest'impostazione, consapevole soprattutto del fatto - come ha ricordato Sergio Stanzani in commissione - delle difficoltà e delle complessità che si caricano nel momento statutario, del dover tener conto di una realtà nuova, quella che è davanti ai nostri occhi: un partito che ha i suoi associati residenti in piu' di 60 paesi del mondo.
Prima di riferire, per quanto è possibile, del dibattito svolto in commissione, credo sia opportuno richiamare i principi che sono alla base dell'ipotesi statutaria presentata.
Vengono mantenuti i principi che sono alla base dello statuto attuale del pr:
la regola di libertà che sta alla base dell'adesione e che comporta la libera assunzione di responsabilità personale;
l'esclusione della disciplina di partito: l'iscritto ha solo due obblighi: accettare lo statuto e versare la quota. Non è previsto che l'iscritto applichi le decisioni assunte dal partito, che sono invece vincolanti per gli organi del partito e per coloro che accettano incarichi di dirigenti. Nessuno può sindacare sul comportamento dell'iscritto o espellerlo. Questo comporta che il partito non garantisce coperture, non si assume responsabilità politiche o morali per i suoi membri, responsabili dei propri atti e delle posizioni politiche che assumono;
in questo senso il pr è un "partito di servizio", formato da persone libere e che tali restano al suo interno, che si iscrivono per lavorare su obiettivi d'azione comuni; per questo la mozione congressuale dev'essere approvata a larga maggioranza;
il pr non intende in alcun modo "rappresentare" i suoi iscritti, la loro umanità, le loro idee, i loro interessi generali;
il pr è un partito autofinanziato: il fatto che l'iscrizione costa, e così tanto rispetto alle quote d'iscrizione degli altri partiti, è la garanzia della sua autonomia, la ragione della sua forza.
La nuova realtà transnazionale aggiunge a questi principi - ne ho evocati solo alcuni d'altra parte - quello della non concorrenzialità elettorale del pr con gli altri partiti nazionali. Di qui il rifiuto di avere al proprio interno alcuna forma di organizzazione su base nazionale o comunque territoriale.
Lo statuto per la realtà transnazionale comporta la soluzione di una serie di problemi e delle innovazioni necessarie:
a) innanzitutto garantire e consentire il rapporto diretto tra l'iscritto e il congresso: come far sì che il congresso esprima effettivamente le volontà comuni di iscritti così distanti e diversi tra loro?
b) come evitare il formarsi di partiti radicali "nazionali" e nello stesso tempo far sì che gli iscritti possano darsi forme di organizzazione, necessariamente su base locale, o nazionale, tale da consentire il lavorare insieme?
c) come dare adeguato rilievo nello statuto alla presenza di tanti parlamentari di tanti paesi?
d) come ovviare alle maggiori difficoltà economiche e logistiche di riunire gli organi del partito?
L'ipotesi di statuto presentata al congresso tenta di rispondere a queste domande.
Gli organi sono: il Congresso, l'Assemblea dei Parlamentari, il Consiglio Generale, il Comitato di Coordinamento, i Congressi di area, il Segretario, il Tesoriere, il collegio dei revisori dei conti.
Il Congresso è biennale, preceduto da una serie di congressi di area, dove si incontrano - prima e dopo il congresso - gli iscritti residenti in una determinata area geografica.
L'idea nasce dai "congressi italiani" del pr. I congressi d'area non eleggono organi, eccettuata una quota di rappresentanti nel consiglio generale e nel comitato di coordinamento. La riunione del congresso d'area che precede il Congresso serve ad elaborare la proposta di iniziativa per la mozione congressuale. Il comitato di coordinamento esamina le proposte di iniziativa formulate dai congressi di area e stende un documento che è il risultato di quelli presentati. Dopo questo momento il comitato di coordinamento si dissolve, per ricostituirsi in occasione del successivo congresso.
Nei mesi successivi al Congresso sono riconvocati i Congressi d'area, con il compito di attuare la mozione congressuale.
Il Consiglio Generale ha una quota di membri eletti dal Congresso, una quota di membri parlamentari e una quota eletta dai congressi d'area.
L'ipotesi statutaria prevede un nuovo organismo: l'assemblea dei parlamentari. E' stato pensato come luogo di elaborazione e coordinamento dell'attività dei parlamentari e rispecchia la realtà nuova del pr e il suo progetto: "le stesse proposte di legge, le stesse mozioni, nel maggior numero di parlamenti, per creare nuovo diritto positivo".
Anche nell'ipotesi presentata, il Segretario viene eletto direttamente dal congresso ed ha la piena responsabilità, e i poteri conseguenti, per l'attuazione della mozione adottata e ne risponde direttamente al congresso successivo. Il tesoriere ha la piena responsabilità politica delle finanze del partito.
Mentre si istituisce statutariamente la figura del presidente, al quale spetta di presiedere il congresso, il consiglio generale e il comitato di coordinamento, oltre ad essere garante dello statuto.
A differenza dello statuto attuale, l'ipotesi presentata non prevede obblighi associativi per gli iscritti. Le associazioni non hanno il diritto di parlare a nome del partito, che parla attraverso i suoi organi federali.
Queste le linee essenziali dell'ipotesi statutaria presentata al congresso.
Su quest'ipotesi - dicevo all'inizio - si è sviluppato il dibattito in commissione.
I risultati del dibattito - tranne pochissime eccezioni - hanno sul piano generale concordato sull'ipotesi presentata, che, l'ha ricordato il presidente Sheboldaijev, era stata discussa anche nelle assemblee di Mosca e di Kiev dei mesi scorsi.
I problemi emersi.
Innanzitutto quello di decidere se l'ipotesi presentata possa essere approvata da questo congresso oppure in un congresso successivo e qui approvare, invece, i principi generali e alcune norme transitorie. Oppure lasciare le cose come sono ora. Sarà il congresso a decidere, nella sua sovranità.
Su questo punto alcuni degli interventi hanno sottolineato la necessità di far trascorrere del tempo, di non avere fretta, altri si sono pronunciati sulla necessità di approvare subito nuove regole.
Sarà il Congresso a decidere, nella sua sovranità, su questo punto.
Si è sottolineata la necessità che il congresso del partito transnazionale abbia dei momenti - come dire - di documentazione precedenti l'appuntamento congressuale. In questo senso, come abbiamo visto, l'ipotesi statutaria presentata va assai oltre.
C'è chi ha sostenuto la necessità di statuti regionali che si aagiungano allo statuto del partito federale.
Alcuni interventi hanno richiamato la validità dello statuto del '67 e innestare su quel modello le modifiche necessarie.
C'è stato chi ha detto che i congressi d'area debbano autofinanziarsi e non gravare sul bilancio del partito.