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Agora' Agora - 8 febbraio 1993
MARCO PANNELLA SU AGNELLI E BIFFI

Comunicato stampa

Roma 8 febbraio 1993

Diciotto anni fa - credo - nel pieno di una nostra drammatica iniziativa nonviolenta volta a migliorare la nostra società e le nostre istituzioni con la puntualità di otto importanti obiettivi, l'allora Presidente della Confindustria, Gianni Agnelli, primo fra tutti i nostri designati interlocutori, si mostrò favorevole alla nostra richiesta, che concerneva la sua organizzazione.

Chiedevamo, già allora, che gli imprenditori italiani, implicitamente ma solennemente, compissero una gesto di rivendicazione della loro autonomia e della loro deontologia rispetto al regime partitocratico ed alla sua corruzione di ideali, di fronte alle leggi della Repubblica, e del mercato; e del quale il potere economico sembrava voler essere partecipe, vittima ed autore.

Il Partito Radicale chiedeva alla Confindustria il versamento di lire 1 (una) a risarcimento morale delle commistioni fra partitocrazia e ceto dirigente industriale e imprenditoriale.

Gli organi della Confindustria, a cominciare dall'allora Segretario Generale, che lealmente me ne informò, dissuasero con il massimo di energia l'avvocato Agnelli dal suo proposito.

Questo ho raccontato ieri al Congresso Radicale.

Questo non ho mai dimenticato. La registrazione del mio intervento, per il resto, è a disposizione di tutti. Ho voluto fare un esempio degli interrogativi che oggi dobbiamo porci, di fronte al risveglio il cui merito va alla serietà ed alle capacità innanzitutto dell'anomalo giudice Di Pietro, sulle modalità di sviluppo del lavoro giudiziario, finalmente affrontato, ma certo non esente da soggettivi e oggettivi errori e strumentalizzazioni di opposto segno. Perché "avvisi di garanzia" non raggiungono Agnelli? Perché così è giusto o per altro? E' chiaro a tutti che si trattava di un pertinente simbolo della massima autorità del mondo imprenditoriale, evocato per maggior chiarezza. Ho infatti soggiunto, anche, che se l'avviso giungesse, e non fosse giusto, giustificato, sarebbero per primi i radicali ad occuparsene.

Altra necessaria precisazione.

Ho invitato con grande serietà e responsabilità il cardinale Biffi ad onorarci della sua partecipazione alla nostra vita di grande Partito transnazionale e transpartito, per assicurarci l'apporto personale, di immenso prestigio nella ricerca delle vie migliori da percorrere Perché il tragico flagello dell'aborto, in Italia e nel mondo, sia superato, grazie a leggi degli Stati, necessariamente oltre da quelle religiose o morali.

E, soprattutto, ho denunciato le responsabilità di quelle posizioni storiche, comuniste e cattoliche, in primo luogo, che di fatto hanno difeso una geometrica esplosione demografica nel mondo, e concorso ad impedire il diffondersi di una cultura umana di responsabile concepimento di nuove vite nell'amore, per difendere una sorta di legge della giungla dove la procreazione irresponsabile e inconsapevole ha perso caratteristiche umane.

Ma in nessun caso ho mai proposto una politica di promozione dell'aborto come strumento per superare e controllare l'esplosione demografica nel mondo.

Mai. Perché non lo penso, non lo auspico, come dovrebbe essere noto. Altre sono le armi da usare per superare questo flagello, tutte fondate sul rispetto profondo della vita, dell'amore, della responsabilità, della conoscenza e della libertà.

 
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