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Agora' Agora - 17 febbraio 1993
Roma, 17 febbraio 1993

La Gazzetta del Piemonte pubblica oggi un articolo a pagina 12 in cui, sotto il titolo "Le cattive compagnie di Emma Bonino, I nomi che scottano sulla nave radicale", si legge tra l'altro:

»L'antica vocazione garantista e di tutela dei diritti civili ha portato l'ex partito di Pannella a farsi più volte paladino delle cause di nobili personaggi inquisiti dalla magistratura. Una vocazione andata via via scemando, anche perché il livello di "nobiltà" dei perseguiti dalla Giustizia italiana negli ultimi anni è fortemente diminuito. Negli ultimi tempi, però, la frenetica attività dei giudici di Tangentopoli ha fornito "materia prima" al Partito Radicale che, essendo per sua stessa ammissione in via di estinzione, sta imbarcando sulla sua navicella numerosi passeggeri importanti. E pericolosi.

Emma Bonino ha inviato al Direttore la seguente lettera di risposta:

»Roma, 17 febbraio 1993

Egregio direttore,

le invio, con richiesta di cortese pubblicazione, alcune considerazioni in riferimento all'articolo "I nomi che scottano sulla nave radicale", pubblicato su "La Gazzetta del Piemonte" del 17 febbraio 1993.

C'era una volta (era il '74) un politico ed un partito che chiesero un processo penale al potere, non in quanto potere ma in quanto responsabile di un sistematico furto di legalità e di giustizia, in un accordo che vedeva la destra e la sinistra, i governi e le opposizioni, operare contro e fuori quella legge che avrebbero dovuto difendere ed onorare. Quel politico era Marco Pannella, quel partito era il Partito Radicale, e quella denuncia trovò vasta eco quando la proposta di un processo penale (ed è bene sottolineare "penale") al "Palazzo" venne ripresa e rilanciata da Pier Paolo Pasolini.

Ci sono oggi (è il '93) un politico ed un partito -sempre Marco Pannella ed il Partito Radicale- che, soli ed isolati, chiedono ai giudici che indagano su quella che viene denominata "Tangentopoli" (e che in realtà è la storia, insieme politica e giudiziaria, del potere italiano degli ultimi anni), di contestare al "potere" ed ai suoi rappresentanti il reato di associazione a delinquere, laddove sia verificato -e lo è praticamente sempre- che il sistematico furto di denaro e di legalità non era semplice opera ed iniziativa di singoli, bensì una strategia costruita su di una rete fittissima di accordi, interessi, complicità.

Ma anche in questo c'è un dato di scandalo: i radicali hanno scelto di non interpretare la storia politica degli ultimi anni secondo la propria convenienza e la propria opportunità (magari quella di reclutare nuovi iscritti adeguandosi al conformismo dei vecchi complici del vecchio potere, che oggi sono divenuti, altrettanto conformisticamente, rigorosi moralizzatori del suo cadavere. Accusano (addirittura...) quella parte del sistema giudiziario italiano che, almeno per omissione, ha consentito, e praticato quello scempio di legalità di cui oggi vediamo le conseguenze.

E veniamo ai nuovi e scandalosi iscritti. L'articolo che avete dedicato alla nostra campagna di iscrizioni non ricorda fra i nuovi iscritti il sindaco di Sarajevo Kreseljagovic, l'ex vice premier croato Tomac, ed i più di 450 parlamentari di oltre 30 paesi che si sono iscritti al PR del 93. Non ricorda Vittorio Gassman, Franco Battiato, i premi Nobel Corrigan e Wald, e quell'altro illustre "collaudatore" della giustizia italiana che risponde al nome di Adriano Sofri. Ricorda solo alcuni politici italiani inquisiti. Bene. Noi li dobbiamo soprattutto ringraziare per avere contribuito, con un atto di intelligenza e di generosità politica, alla vita del partito radicale, e di avere risposto all'appello pressante che il nostro congresso ha rivolto a chiunque volesse salvare, con il PR, e attraverso il PR, ragioni, speranze e politica di democrazia, diritto, legalità.

Non abbiamo mai pensato che la più o meno grande reprensibilità degli iscritti possa qualificare moralmente un partito. Un partito si qualifica per le proprie scelte, per le proprie regole, e per la propria politica. E' stato solo l'attenzione alle proprie regole ed alla propria politica, e non quella alla verginità morale dei propri iscritti ad avere consentito al partito radicale di rimanere partito capace di incarnare e onorare la nobiltà della politica, senza diventare fazione, cosca, associazione a delinquere.

Siamo un partito in cui si entra come al cinema ed allo stadio, pagando il biglietto, e che esclude, per statuto, la possibilità di espellere i propri iscritti. Dunque possiamo solo ringraziare quanti, inquisiti (e spero ancora che non significhi "colpevoli") si iscrivono al Partito Radicale. Noi leggiamo questo atto come il riconoscimento della scandalosa e ragionevole diversità radicale.

Ora tocca a chi assiste, magari disgustato, allo spettacolo della distruzione giudiziaria del vecchio potere, decidere di investire almeno 270.000 lire (con vaglia telegrafico intestato: Partito Radicale, via di Torre Argentina 76, 00186 Roma) in quel partito che non ha rubato, non è stato complice del vecchio potere. Non ci basta il prestigio e l'influenza politica che ci siamo conquistata; non ci bastano i riconoscimenti ed i tributi di stima; vogliamo contributi concreti, di tempo, denaro ed iniziativa politica. Vogliamo che i cittadini italiani paghino il giusto quella buona merce che è la politica radicale, visto che da anni ne sono, spesso inconsapevomente, ottimi consumatori.

Grazie per l'ospitalità.

 
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