Roma 7 marzo 1993 ore 21.00
Ripeto quel che ebbi occasione di dichiarare precedentemente, in autunno: un Governo che abbia il coraggio e la serietà di riconoscere di aver compiuto un errore, è di gran lunga preferibile a chi presume di non commetterne mai, o - se lo compie - cerchi di confermarlo.
Quando si comprenderà meglio l'accaduto si constaterà che, alla base di gran parte di quel che ci ha impegnati in queste 48 ore, è l'opera della I Commissione del Senato che, nottetempo per accettazione sintomatica di "tutti quanti", ha votato una proposta di legge, partitocratica se mai ve n'è stata una, che il Governo ha poi ritenuto, facendo certamente male, di far propria, sia pure marginalmente addirittura migliorandola anziché peggiorandola.
Con la difesa terroristica della proporzionale, come nella operazione truffa delle opposizioni di sinistra e di destra, nel 1953, che converge con la posizione di chi tollera la riforma del Senato solo perché trova un altro modo, per salvare i partiti esistenti, ben si coniuga il progetto approvato in commissione al Senato di sovvenzionare, parastatalizzare, mantenere gli attuali partiti. Ed è questo che conta.