COMUNICATO STAMPA Roma 7 marzo 1993
"Di tutti i provvedimenti presi dal governo in questi giorni - ivi compresi quelli economici, che rendono esultanti parti sociali che sono co-autrici dello sfascio morale, sociale ed economico del paese, ma che mi lasciano perplesso - quello relativo alle nuove forme di finanziamento e di condizionamento pubblico dei partiti è di gran lunga il più grave.
Chiediamo, o auspichiamo, che il Governo ritiri questo provvedimento, e che risparmi al paese un conflitto con i poteri referendari, in Cassazione ed in Corte Costituzionale. Il modello di partiti che il decreto prevede e determina è pericolosamente non democratico: sottrarre ai diritti ed alle decisioni dirette degli iscritti la disposizione del danaro del partito, trasferendolo in "fondazioni" il reale potere politico, conferendolo ad una casta di burocrati, di affaristi, di irresponsabili. Consentire che danaro già pubblico, già dello Stato, come quello dell'IRPEF, venga destinato poi ai partiti privilegerà pericolosamente le attuali burocrazie partitocratiche, a livelli comunali oltre che nazionali. Questi attuali partiti, i cui nuclei dirigenti degli scorsi decenni hanno responsabilità associative gravissime, di stampo penale e anche mafioso, sarebbero rilanciati come parastato potentissimo più di ieri. Come il ministro Conso ha ben detto, il referendum contro il finanziamento pubblico dei partiti verre
bbe sostanzialmente o impedito o beffato.
Per quanto concerne l'operazione prevista, decretata sulle inchieste e sui processi in corso, sottolineo che essa è stata immaginabile nel contesto di una vera e propria politica arbitraria che ha illegalmente omesso di imputare reati associativi clamorosamente esistenti a politici, magistrati, imprenditori e titolari, in passato, del monopolio pubblico della informazione.
Il Governo è stato spinto dal Senato della Repubblica, come già al tempo della prima legge infausta di finanziamento pubblico dei partiti, a assumersi una responsabilità molto più grave di quanto non gli appaia e non appaia.
Ecco perché ho già ieri parlato di un assieme di norme e di proposte che s'inscrive nella situazione presente come un avventatissimo ed illusorio tentativo di restaurazione, di controriforma, piuttosto che di riforme modeste ma armate della diligenza del buon padre di famiglia.