Il decreto del governo sugli appalti, che consente la ripresa dei lavori anche in presenza di illeciti amministrativi e di reati penali, ha subito un primo stop nella Commissione Affari Costituzionali della Camera. Al riguardo Elio Vito, membro della Commissione, e deputato della Lista Pannella, ha dichiarato:
"La commissione ha riconosciuto la incostituzionalità del decreto come noi avevamo rilevato sin dalla sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Pur comprendendo - ma non condividendo - le ragioni di opportunità (garanzie occupazionali e necessità di non sospendere i lavori) che hanno spinto il governo ad emanare il decreto, resta fortissimo il contrasto con le norme della Costituzione. Deve essere prevalente il principio di legalità secondo il quale opere per il cui affidamento sono state riscontrati reati di corruzione e concussione sono viziate all'origine e come tali non possono in alcun modo essere completate.
Inoltre non è possibile evitare, come prevede il decreto, che le imprese coinvolte in Tangentopoli siano sospese (e cancellate dall'albo nazionale dei costruttori) anche se sostituiscono gli imprenditori rinviati a giudizio o condannati."