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Agora' Agora - 1 aprile 1993
IO DIGIUNO

SOLIDARIETA' CON LE VITTIME DELLA EX JUGOSLAVIA

Abbiamo deciso di cominciare un digiuno collettivo per testimoniare la nostra solidarietà con tutte le vittime delle guerre di Stati, civili e per bande nella ex Yugoslavia. Sappiamo che una vasta, varia, fattiva azione di solidarietà è condotta da tempo, con aiuti materiali, viaggi e contatti diretti, ospitalità, organizzazione di posti di accoglienza, offerta di strumenti di comunicazione: alcuni di noi ne partecipano com'è loro possibile. Tuttavia ci sembra giusto e utile che tutti, e anche chi non partecipa se non marginalmente di questa trama di aiuto civile concreto, mostrino di sapere che l'offesa alle persone e all'umanità compiuta nella ex Jugoslavia, la minaccia che pesa su regioni finora non toccate, e la lezione che viene a noi, in casa nostra, sulla fragilità preziosa della convivenza civile, hanno messo l'Europa democratica di fronte al più duro e vergognoso scacco dalla fine della guerra.

Abbiamo fiducia nella forza inerme di un digiuno: esso migliora chi lo compie, parla un linguaggio efficace e pulito agli altri, dispone alla condizione più favorevole per perseguire e applicare scelte giuste, a cominciare dal sostegno alle iniziative volontarie di solidarietà già attive, con qualunque ispirazione ideale o religiosa. Abbiamo probabilmente opinioni e sentimenti diversi, né ci siamo consultati su questo: alcuni di noi vorrebbero che la legittima presenza internazionale nelle regioni in guerra venisse dotata di un forza armata adeguata a imporre la pace e punire gli aggressori; altri sono contrari o diffidano di ogni impiego della forza armata. Altri pensano che le cose siano andate troppo oltre per giustificare queste divisioni, e che siano i fatti compiuti a imporre scelte che in passato avrebbero potuto e dovuto essere evitate. Ancora, alcuni di noi ritengono che vadano denunciate le diverse responsabilità nelle aggressioni, nei massacri e nelle violenze; altri pensano che la denuncia delle

responsabilità sia oziosa e rischi di essere strumentale. Ma siamo tutti d'accordo sulla necessità di una solidarietà che provi almeno ad avvicinarsi, simbolicamente e praticamente, all'eccezionalità della sofferenza umana e della devastazione civile che ci avvengono accanto.

Per parte nostra intendiamo condurre il digiuno a termine, escludendo ogni oltranzismo, e lasciando a ogni aderente di stabilire e comunicare la durata della propria partecipazione (ci aspettiamo che ciascuno sia rigoroso con se stesso: prendere sul serio il proprio digiuno aiuta molto a prendere sul serio il problema che si affronta); di unirci a quanti altri, con ispirazione autonoma e diversa, abbiano intrapreso iniziative simili; e di chiedere a tutte le persone di buona volontà di unirsi al digiuno a turno, in modo da assicurargli una lunga durata - che ne faccia un fuoco perennemente acceso, fino a che il martirio di quei paesi non sia arrestato - e una partecipazione collettiva così imponente da colpire e contagiare le coscienze.

Può sembrare che questa iniziativa sia intempestiva o debole di fronte al rumoroso prevalere di problemi drammatici nel nostro paese, come in altri dell'Europa occidentale: sembra a noi il contrario, che senza sottovalutare la gravità dei nostri guai e l'impegno serio ad affrontarli, sia tanto più necessario conservare il senso della misura delle ferite inflitte all'umanità, e anche il senso dello spirito migliore che da una più pronta e forte solidarietà può venire alle nostre proprie cose.

Ci proponiamo di informare dell'andamento del digiuno, e di raccogliere le adesioni e le notizie sulle iniziative parallele, attraverso l'Arcs-Arci a Roma al numero 3222205 - fax 3222317. Presso il Partito Radicale si può rivolgersi a Maria Teresa Di Lascia (centralino 06-689791 - fax 68805396); presso la Federazione dei verdi ci si può rivolgere a Silvio Di Francia (06/4469033)

 
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