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Agora' Agora - 5 aprile 1993
CARCERE DI SECONDIGLIANO

UN CLIMA DI TENSIONE CHE RISCHIA DI DIVENTARE RIVOLTA. GRAVI VIOLAZIONI AI DIRITTI FONDAMENTALI DEI DETENUTI RISCONTRATE DURANTE UNA VISITA DEL DEPUTATO VERDE ALFONSO PECORARO E DI SERGIO D'ELIA, RESPONSABILE CARCERI PER IL PARTITO RADICALE.

Roma, 5 aprile - Mille detenuti in una struttura che in condizioni ottimali potrebbe contenerne seicento (ma il problema non è il sovraffollamento: i detenuti sono al massimo due per cella). Nella sezione speciale, originariamente destinata all'isolamento giudiziario, i detenuti sottoposti all'art. 41 bis vivono 24 ore su 24 chiusi in cella (alternativa, 1 ora d'aria in un "passeggio" da soli di 4 metri per 4, circondato da un muro di sette metri di altezza), con un colloquio al mese e senza fornello per farsi il caffè, senza poter comunicare per posta con i familiari detenuti. Nelle sezioni "normali", invece, l'ordine e la sicurezza vengono assicurati con metodi terroristici: i detenuti, alla vista degli agenti, scattano sull'attenti, addossati al muro, mani dietro le spalle; il silenzio è assoluto, il volume di radio e televisori tenuto al minimo, vietato parlare tra cella e cella. Alcuni detenuti hanno chiesto la presenza del magistrato di sorveglianza per poter denunciare abusi, violenze, umiliazioni che

hanno subìto. Gli organici della polizia penitenziaria sono insufficienti per una struttura gigantesca e labirintica. Un clima di tensione che rischia di precipitare in rivolta.

Questo è stato riscontrato durante una visita ispettiva compiuta improvvisamente nella giornata di domenica al carcere di Secondigliano (Napoli) dal deputato verde Alfonso Pecoraro e da Sergio d'Elia, responsabile carceri per il Partito radicale.

Aveva fatto scalpore dieci giorni fa la denuncia di un pestaggio fatta da un detenuto direttamente a una troupe di Mixer che curava un servizio sul carcere (il detenuto è stato poi trasferito).

Nei giorni scorsi, alcuni familiari avevano informato il P.R. di gravi abusi e mortificazioni a cui vengono sottoposti i detenuti. Una lettera di denuncia è stata inviata al Pubblico Ministero di Napoli Maurizio Fumo da un detenuto, Gennaro Russo, attualmente a Poggioreale per motivi di salute. "Mi vengono i brividi di paura all'idea di tornare a Secondigliano - scrive nella lettera Gennaro Russo - sono malato di ernia del disco e non potevo chiedere un intervento che venivo picchiato, umiliato e offeso nei miei affetti familiari. Mi rivolgo alla signoria vostra chiedendole un aiuto di non farmi tornare in quell'inferno...".

Durante la visita, Antonio Vollaro, un detenuto proveniente dal carcere speciale di Pianosa, ha raccontato di gravi maltrattamenti subiti nell'isola, che ha denunciato al Magistrato di Sorveglianza di Napoli.

"Nelle carceri italiane - hanno dichiarato Alfonso Pecoraro e Sergio D'Elia - non esistono solo i detenuti di Tangentopoli, tutelati dalla loro fama e da ottimi avvocati, e non esiste solo il problema del sovraffollamento. C'è un universo carcerario, speciale e non, di cui stampa e televisione non si occupano: Pianosa, l'Asinara, Secondigliano, dove alcune regole minime di trattamento dei detenuti paiono sospese, la dignità umana non rispettata, dove la violenza e l'intimidazione sembrano dettar legge e ordine".

Di questa situazione, il deputato Alfonso Pecoraro - attraverso un'interrogazione parlamentare firmata anche da Marco Taradash del Gruppo Federalista Europeo - ha investito direttamente il Ministro di Grazia e Giustizia chiedendo l'intervento del direttore generale delle carceri Nicolò Amato e della magistratura di Sorveglianza di Napoli.

Per informazioni, Sergio D'Elia, 06-689791

 
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