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Agora' Agora - 6 aprile 1993
SCHEDA SUL CASO LAROUCHE
(A cura del Comitato di difesa)

Il signor Lyndon H. LaRouche, cittadino americano, nato a Rochester (New Hampshire) l'8 settembre 1922, economista ed ex candidato democratico alla Presidenza USA, attualmente settantenne, sconta da quattro anni in un penitenziario di Rochester, nel Minnesota, una pena a quindici anni di detenzione commutatagli il 27 gennaio 1989 dal Giudice Albert Bryan, del Tribunale di Alexandria (Virginia). I capi di accusa erano: cospirazione per commettere frode a mezzo posta, cospirazione per impedire il regolare funzionamento del fisco (Internal Revenue Service), e riguardavano la restituzione di prestiti per la campagna elettorale del signor LaRouche (a quell'epoca candidato) per un totale di 294.000 dollari. Un reato amministrativo di questa entità non viene mai punito con una pena così draconiana, a meno che non vi siano motivazioni politiche. Inoltre La Rouche continua a scontare la pena nonostante abbia compiuto settanta anni.

La sentenza di condanna del Tribunale di Alexandria, attualmente oggetto di un'istanza di revisione del processo presentata dall'ex ministro della Giustizia americano Ramsey Clark, contraddice inoltre l'esito di un processo precedente, svoltosi per gli stessi capi di accusa (cosa di per sè anticostituzionale) in un altro Tribunale, quello di Boston, nel 1987, sotto la presidenza del giudice Keeton, che annullò dopo sei mesi di dibattimento il processo per "prove evidenti di condotta scorretta da parte del governo", che era l'accusa.

I giurati del processo di Boston ammisero in seguito alla stampa che avrebbero giudicato LaRouche e gli altri imputati al processo di Boston "innocenti su tutti i capi di accusa" se il processo non fosse stato annullato. Lo stesso processo fu invece trasferito nel 1989 nel tribunale di Alexandria, più vicino al governo, e sotto la presidenza del giudice Bryan, e si concluse, dopo sole tre settimane con la condanna di tutti gli imputati, che si erano dichiarati innocenti in tutti i capi di accusa.

Il 25 ottobre 1989 un altro giudice, il giudice martin V.B. Bostetter, anch'egli di Alexandria, emise una sentenza che conferma l'innocenza di LaRouche e degli altri imputati, affermando che la "bancarotta coatta" imposta dal Governo americano a tre case editrici vicine a LaRouche, e che condusse alla chiusura di una testata che rifletteva le idee politiche del suo movimento, era stata decisa con un "atto di malafede da parte del governo". La bancarotta coatta rese infatti impossibile la restituzione dei prestiti citati sopra.

Nonostante ciò, il giudice Bryan respinse il ricorso in appello, ha respinto l'istanza di revisione del processo, e l'istanza di ricusazione di se stesso, pur essendosi dimostrato un giudice chiaramente di parte.

Dal momento del suo arresto il signor LaRouche è sottoposto, nonostante la sua età, a lavori pesanti in cucina ed in lavanderia, per alcune ore al giorno, che non sono stati interrotti nemmeno a seguito di un'operazione subita nel 1990, e nonostante le sue precarie condizione di salute attuali.

 
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