Roma, 7 aprile 1993
La Commissione antimafia ha perso ieri una grande occasione di pulizia, e si è piegata ad uno degli ultimi compromessi possibili (mi auguro) del regime partitocratico e consociativo. E' vero: la commissione ha condannato politicamente, con la relazione approvata ieri, Lima Ciancimino e (forse, chissà, domani) Andreotti insieme al giudice Carnevale. Ma questo può bastare ai nemici di Lima Ciancimino Andreotti e Carnevale, non ai nemici dell'associazione per delinquere partitocratica, costituitasi a Palermo, come a Milano o a Napoli, in struttura mafiosa di saccheggio sistematico del denaro pubblico, della legalità, dell'onestà e delle libertà civili e di impresa.
La relazione si diffonde sui legami fra mafia e politica soltanto fino al 1964, anno in cui Lima cessa di essere il sindaco di Palermo. Sul trentennio successivo sale la nebbia delle allusioni: ci si diffonde su complicità massoniche, tutte da verificare, e si tace sulle complicità politiche, tutte verificate, dell'assemblea regionale siciliana, delle giunte comunali di Palermo e delle altre grandi città, dei comitati di affari consociativi che hanno gestito, a Roma e in Sicilia, le leggi straordinario per il mezzogiorno e quelle sulle procedure di appalto e le relative deroghe.
Su tutto questo, su un trentennio non prevalentemente limiano né cianciminiano, è calata la saracinesca del compromesso fra Pds e seguito e DC e seguito. Si condannano i morti, si assolve il regime.