(AGI) - Roma 16 apr. - 4 febbraio 1993 - Amato in Parlamento annuncia che il riconoscimento della Macedonia "deve essere considerato imminente" e riceve il premier Branko Crvenkovski.
13 febbraio - Colombo da' ordine agli ambasciatori italiani presso i partner della Cee di sollecitare un pronto riesame della questione macedone. Lo stesso fa l'ambasciatore italiano all'Onu, Vieri Traxler, con i Paesi membri del Consiglio di sicurezza.
16 febbraio - Colombo tranquillizza i greci messi in allarme dall'attivismo di Roma: "Anche noi cerchiamo la mediazione e il compromesso, abbiamo solo voluto dire che non bisogna perdere troppo tempo."
31 marzo - Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Fabio Fabbri, in visita alla capitale macedone Skopje, dichiara che se il problema del riconoscimento non fosse risolto entro un "tempo ragionevole", l'Italia "si assumerebbe le proprie responsabilità dando il buon esempio".
3 aprile - Il ministro degli Esteri greco Pavlos Apostolidis protesta con l'ambasciatore italiano Giovanni Dominedo: "Dichiarazioni del genere favoriscono solo l'intransigenza di Skopje".
7 aprile - Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu approva l'ammissione di Skopje alle Nazioni Unite con il nome provvisorio di F.Y.R.O.M. (acronimo di ex repubblica jugoslava di Macedonia in inglese).
10 aprile - Colombo scrive al ministro degli Esteri macedone Stevo Crvenkovski felicitandosi per l'ingresso del suo Paese nell'Onu e auspicando il successo della mediazione che Lord Owen avvierà il 23 aprile ad Atene per trovare un accordo fra greci e macedoni sul nome definitivo della neonata repubblica.
15 aprile - Arrivano i riconoscimenti ufficiali di Germania, Danimarca e Belgio seguiti in serata da quello italiano.
Immediata la protesta di Atene che ha criticato iniziative unilaterali che non facilitano lo sforzo di mediazione dell'Onu e ha comunque definito quelli dei partner comunitari "riconoscimenti tecnici e non giuridici". (AGI)