Udine, 25 aprile 1993
In un comizio questa mattina ad Udine, Marco Pannella ha riproposto la candidatura di Giuliano Amato a Presidente del Consiglio ("è il più attrezzato politicamente e tecnicamente"), ed ha difeso la legittimità di questo Parlamento ("sono contrario ad elezioni ora e tra sei mesi").
"Assistiamo al fiorire imprevisto di una possibile primavera italiana, non solo per il risultato referendario. Per la prima volta abbiamo un Parlamento sovrano, condannato alla sovranità e all'indipendenza, mentre tutti i precedenti subivano la direzione eterogenea dei partiti. Ora la loro forza è crollata per tutti, tranne che per il PDS. Un Parlamento sovrano è l'essenza di uno Stato di diritto. Abbiamo anche il Governo che pagando qualche prezzo è divenuto anch'esso totalmente autonomo dai partiti. Quello di Amato era il governo più debole numericamente ed ha preso le misure impopolari (non antipopolari) necessarie del curatore fallimentare".
Pannella si è detto contrario in questo momento alla candidatura di Mario Segni alla Presidenza del Consiglio. "Segni si è occupato in questi cinque anni della riforma elettorale, per lui come per me - che non sono in alcun modo candidato e candidabile - occorrerebbero sei mesi prima di acquisire la conoscenza sufficiente della macchina dello Stato per agire con l'urgenza e la determinazione necessarie. Amato è in questo momento la persona più adatta, un giurista profondo conoscitore dei meccanismi che regolano l'amministrazione pubblica oltre che l'economia del Paese. Per Spadolini e Napolitano valgono gli stessi argomenti usati per Segni. In questo momento il problema non è solo quello dell'onesto, ma anche del capace".
Il referendum ha "delegittimato i delegittimatori. Gli italiani, anche quelli che avevano votato per forze schierate nel no al referendum, hanno mostrato grande maturità e fiducia nelle capacità di questo Parlamento. Ci sono degli inquisiti, ma ora dobbiamo chiedere i processi che normalmente (e forse non in questo caso) registrano un 70% di assolti. Questo Parlamento, se vuole, può metter mano anche alla riforma costituzionale: ho criticato la Bicamerale, ma lì si è fatto un lavoro importante.
I sondaggi accreditano alla mia Lista un 8%. Se ragionassi come altri potrei dire elezioni subito. Ma io al contrario a questo Parlamento do' fiducia e dico no ad elezioni nè adesso nè tra sei mesi e chiedo un governo che governi, che compia quelle scelte contro la bancarotta fraudolenta dello Stato che certo Occhetto non saprebbe adottare".
Marco Pannella dopo aver riassunto la insostenibile condizione economica dell'Italia con due milioni di miliardi di debito pubblico ("Un governo adeguato non dovrebbe continuare con manovre di 15/20 mila miliardi, ma aggredire finalmente la montagna di debito che il nostro Paese ha") è tornato a polemizzare con il sindacato "parte di un sistema burocratizzato ed inefficiente che occorre spazzar via. L'unica struttura che riesce ad organizzare dieci milioni di contribuenti grazie ad un balzello di Stato partitocratico di derivazione fascista che grava direttamente sulle buste paga dei lavoratori e dei pensionati. Chiedo al governo che si formerà che al massimo entro ottobre siano liberalizzate le iscrizioni al sindacato e che da un sistema di tipo pubblicistico si passi ad uno di tipo privatistico, con una adesione spontanea ed annuale dei lavoratori".
Pannella si è poi scagliato contro la gestione ("una vera e propria truffa") della cassa integrazione e contro la disamministrazione dell'INPS da parte del sindacato.
Pannella dopo aver ricordato l'inerzia della magistratura italiana "rispetto alle puntuali accuse e denunce che facevamo" ha criticato la magistratura milanese ed in particolare il procuratore Borrelli per gli accordi con Agnelli e Romiti. "E' come se la politica giudiziaria del Paese la decidesse la Procura di Milano".
"Ho attaccato Andreotti quando era potente e temuto, non ho ora il riflesso dei servi che sputano addosso al padrone quando cade. Il PDS ha le maggiori responsabilità per aver salvato più volte Andreotti in Parlamento".
"Centinaia di parlamentari hanno detto di essermi vicini, ma sono ancora poche le adesioni al Gruppo Democratico che ho intenzione di costituire. Rimane a disposizione la mia leadership per un gruppo di 30/40 elementi che potranno costituire per il futuro il nucleo più prestigioso di quella Costituente Democratica alla quale certamente andremo con un sistema elettorale di tipo anglosassone - che con determinazione perseguo - l'unico in grado di chiudere tutti gli attuali partiti per dar vita a due o tre grandi nuove formazioni".