"Ieri il Parlamento italiano ha vissuto ore esemplari e molto belle. Al termine delle quali ha commesso un errore politico grave, ma chiarissimamente di nessuno avvenire e di significato politico molto diverso da quello che, quasi unanime, una stampa disabituata ad informare da alcuni decenni con pienezza e lealtà democratica e deontologica, oggi mette alla gogna.
Per almeno due ore quasi seicento deputati, in un silenzio e con una attenzione rarissima nei Parlamenti del mondo intero, ha seguito un dibattito drammatico e ricchissimo.
Per quasi un'ora Bettino Craxi ha esposto con grande vigore non solamente oratorio tesi, fatti, ragioni. Mi sono trovato a due riprese, e per altrettanto tempo, a sostenere fino in fondo tesi, ragioni, proposte e obiettivi opposti.
Gli altri cosiddetti leaders hanno taciuto, o erano chiaramente altrove.
Diciamo che ho perso un set ai punti. L'analisi e l'esposizione delle tesi e delle diverse posizioni erano e sono obbligate, se si vuole informare i lettori e esporre i fatti, per esprimere liberamente le proprie opinioni. Ma chiunque avesse fatto questo, dinanzi al pugno di voti (una decina) che hanno segnato il 4 a 2, nel momento determinante, comprenderebbe che Craxi ha riportato la sua più catastrofica vittoria di Pirro, destinata a durare giorni, al massimo.
Non chiedo dietrologie e assoluzioni a nessuno. La responsabilità politica principale e determinante è di chi ha assunto la responsabilità di richiami alla cosiddetta "libertà di coscienza" abbandonando il doveroso sostegno alla delibera della Giunta.
Chi oggi tenta il bis della "epopea" contro Tambroni, o da mascalzone lega l'assassinio Moro con un filo di continuità con questo Presidente della Repubblica, questi Governi, questo Parlamento, questi democratici, tenta una carta, in queste ore, fascista, sfascista, partitocratica, demagogica, irresponsabile. Come si diceva: "non passeran" o, se si preferisce: "Non prevalebunt".