Radicali.it - sito ufficiale di Radicali Italiani
Notizie Radicali, il giornale telematico di Radicali Italiani
cerca [dal 1999]


i testi dal 1955 al 1998

  RSS
mar 28 apr. 2026
[ cerca in archivio ] ARCHIVIO STORICO RADICALE
Notizie Radicali
Agora' Agora - 22 maggio 1993
RASSEGNA STAMPA BULGARA - NON SIAMO IL PARTITO DI CICCIOLINA

Sommario: intervista apparsa sul quotidiano di Sofia, 24 ore, con il primo segretario del PR Sergio Stanzani.

(24 ore, Sofia, 20 giugno 1993)

----------------------------------------------

Le minoranze non sono pericolose per lo sviluppo democratico della Bulgaria, pensa il leader transnazionale.

Sergio Stanzani e' nato nel 1923. Si e' laureato in ingegneria. Sta nella politica dal 1946 ed e' uno dei fondatori del PR in Italia. Viene eletto parecchie volte deputato al parlamento e membro del Senato, dove ha occupato cariche dirigenti nelle varie commissioni. Dal gennaio del 1988 e' primo segretario del PR. E' uno dei principali motori del PRT, fondato nel 1991-1992. Dal 24 al 28 giugno a Sofia si terra' la seduta dei suoi due organi principali: l'Assemblea dei parlamentari iscritti al PR (circa 500 deputati e senatori da piu' di 40 paesi) e il Consiglio generale. Per questo motivo Sergio Stanzani ha visitato la Bulgaria l'11 e il 12 maggio.

- Sig. Stanzani, perche' avete deciso che proprio a Sofia si tenga un foro transpartitico, cosi' importante, un foro al quale si aspetta l'elezione del presidente del PRT? Quali sono in effetti i vostri scopi?

- Le ragioni sono almeno due. La prima e' che siamo rappresentati molto bene nel parlamento bulgaro tramite i nostri iscritti. 44 "nostri" deputati bulgari sono una presenza importante, questo ammonta a circa il 20% da tutti i vostri deputati. In questo senso in Bulgaria abbiamo una delle piu' grandi presenze percentuali. E' piu' alto che nel parlamento italiano, dove gli iscritti al PRT sono 170 su 400 parlamentari. E inoltre i nostri amici bulgari rappresentano le vostre principali forze politiche. Certo tutti noi abbiamo prestato la meritata attenzione al questo fatto. Mi fermo molto brevemente sulla seconda ragione che risponde anche alla domanda relativa ai nostri scopi. Questo Nuovo Partito con il suo simbolo della nonviolenza gandiana ed unita' transnazionale e' il risultato ma anche il motivo di un avvenimento sconosciuto fino ad oggi: senza negare in nessun modo la sua fedelta' attuale e futura ai propri partiti, alle proprie comunita' politiche, culturali e religiose, decine di migliaia persone

scoprono in esso un nuovo e diverso valore che unisce in se' le differenze in una particolare unita', senza pero' negarle. In questo consiste la sua ricchezza. Il PR e' sempre stato molto interessato, teneva sempre di dare il suo contributo per l'unione europea. E' ben noto che noi ci siamo sempre impegnati nell'idea dell'istituzione degli Stati Uniti d'Europa.

- La vostra idea non coincide in un certo senso con l'accordo di Maastricht?

- Noi non crediamo nell'unione europea fatta sulla base dei contratti governativi. Il Parlamento europeo che e' stato eletto in maniera democratica dai popoli di tutti e dodici paesi membri, in effetti non ha dei poteri. I poteri li hanno i capo dei governi e degli stati, a volte i ministri degli esteri e altri ministri. Noi tendiamo a costruire un potere e una forza politica europea che corrisponda al Parlamento europeo. Purtroppo questa tendenza, che fino ad alcuni anni fa sembrava dominante, adesso si trattiene. Con l'accordo di Maastricht soprattutto si attribuisce importanza agli aspetti monetari ed economici ma non a quelli politici. Siamo convinti che la politica deve possedere di ruolo principale e governare l'economia. Noi siamo per l'Euoropa unita che non si estenderebbe solo all'Europa occidentale. In questa prospettiva troviamo un tentativo di affermazione dell'idea dell'unita' europea su piu' vasta scala. Tenendo presente quello che succede in Yugoslavia, noi riteniamo che la Bulgaria occupi

una posizione centrale. In Bulgaria si incrociano i due assi principali dell'Europa sud-orientale - nord-sud ed ovest-est -, che e' un altro argomento della nostra decisione di scegliere Sofia come capitale del PRT in giugno. E per evitare le speculazioni, vorrei precisare che la Bulgaria non e' impegnata neanche con un cent nell'oganizzazione del foro.

- E' la prima volta che lei viene nel nostro paese. E' riuscito ad orientarsi in quello che succede qui? Qual'e' la sua opinione sulle nostre forze politiche?

- Per una breve visita quello che diro' forse le sembrera' molto audace. Astraendosi dalle loro posizioni, mi sembra che nei vostri politici c'e' una grande maturita'. Sono rimasto con questa impressione dal discorso con il presidente del parlamento Aleksander Yordanov, con il vice primo ministro e ministro dei trasporti Neycho Neev, dai colloqui con i nostri amici deputati. Purtroppo non avevo la possibilita' e neanche il tempo di incontrare i leader dei vostri partiti politici. Certamente la Bulgaria ha molte difficolta'. Pero' si e' impegnata molto seriamente a trovare la propria identita'. Questo e' uno degli elementi positivi della vita in Bulgaria. Avete delle minoranze, pero' questo, almeno per adesso, non cela pericoli per lo sviluppo democratico del paese.

- Non e' come nella Yugoslavia...

- Non facciamo paragoni simili. Questo paese vive un grande dramma, una tragedia. Su questo argomento abbiamo dei documenti e in un certo senso anche lungimiranza. Molto tempo fa abbiamo previsto quel che succede adesso nell'ex-Yugoslavia.

- Vede qualche probabilita' per il successo del progetto Vance-Owen?

- Non credo ai processi imposti di pacificazione e unione, anche quando siano imposti dalle superpotenze. Questi processi non possono svilupparsi con successo senza la partecipazione degli stessi paesi interessati. Certamente puo' esistere anche la mediazione che potrebbe essere utile. Pero' il successo verra' solo se c'e' una consapevolezza di questo processo. Io non credo affatto nella realizzazione del progetto Vance-Owen. E' una mina.

- Nell'Occidente negli ultimi tempi si dice che la risoluzione pacifica del conflitto in Bosnia si deve cercare in un livello locale. Qual'e' la Sua opinione in merito?

- E' proprio questo che tende a fare il PR. Sarebbe meglio se tutti i paesi balcanici si riunissero intorno al tavolo per le trattative e provassero una volta per sempre a risolvere i problemi scottanti di importanza regionale. Cercare posizioni comuni in certi ambiti concreti, anche se non in tutti. Questo processo si deve compiere tenendo presente anche le particolarita' delle persone. E' un processo molto difficile che pero', se si sviluppasse, potrebbe portare alla ratifica e al riconoscimento dei risultati ottenuti. Un simile foro balcanico, forse una conferenza, corrisponde alle nostre idee sull'Europa unita.

- Prima di venire a Sofia Lei e' stato nell'ex-URSS. C'e' qualcosa che l'ha sorpresa?

- In effetti ha visitato solo la Russia, l'Ucraina e la Bielorussia. La' ho visto delle cose tragiche. Sono rimasto molto sorpreso dal fatto che gli ucraini vogliono togliere di mezzo la lingua russa dalle scuole. E' una pazzia! Che c'entra la lingua con l'ideologia? Togli gli aspetti negativi della dittatura comunista pero' se hai un mezzo di comunicazione, usalo pure. E loro - lo tolgono. Questo mi preoccupa molto perche' processi simili potrebbero far tornare l'Europa e tutta l'umanita' indietro, e noi pero' dobbiamo andare in avanti. Non basta il rovesciamento della dittatura, per dire che c'e' la democrazia. Essa si deve conquistare, nessuno ce la regala.

- Vorrebbe dire qualcosa ai bulgari tramite il "24 ore"?

- Dite al popolo bulgaro che il nostro partito non e' il partito di Cicciolina.

 
Argomenti correlati:
stampa questo documento invia questa pagina per mail