Zagabria 25.5.93 - Alla conferenza stampa settimanale del dr. Zdravko Tomac, presidente di TRS (l'associazione radicale in Croazia, Slovenia e Bosnia-Herzegovina) si è fatto il punto sulla iniziativa internazionale per la costituzione del Tribunale contro i crimini di guerra; si è inoltre valutata la situazione per quanto concerne l'andamento della guerra e le possibili iniziative parlamentari croate. Alla conferenza è intervenuto il professor Branko Caratan, docente di scienze politiche e membro PR.
Segue una sintesi delle dichiarazioni.
Dr. Zdravko Tomac:
" Dopo l'accordo di Washington, una condanna a morte nel ghetto per i musulmani, l'iniziativa del Partito radicale per la costituzione del Tribunale internazionale diventa sempre più urgente. Solo tramite questo strumento, che rafforza le democrazia contro le tentazioni militari, si arriverà a comprendere se Milosevic, Cosic e Karadzic siano o meno dei criminali, o piuttosto se occorra continuare a trattare con loro.
Purtroppo una parte della diplomazia internazionale sta riconoscendo loro una volontà di pacificazione, a cui non credo, che avrà per conseguenza il riconoscimento delle conquiste dell'aggressore.
L'iniziativa per la costituzione del Tribunale dovrebbe essere sostenuta prima di tutto dai governi croato e bosniaco. Ritengo che alla prossima sessione del Sabor (parlamento croato, ndr.), tra pochi giorni, la mozione del Partito radicale sarà approvata, anche considerando il gran numero di parlamentari firmatari (37) e il loro ruolo.
(...) Noi dobbiamo incitare il mondo a dichiararsi e mobilitare quella opinone pubblica internazionale che è contraria ad un nuovo fascismo in Europa. La Croazia ha commesso un grande errore rinunciando ad una maggiore presenza, anche informativa, sulla scena internazionale. In questo posto vacante si è inserita la Serbia con una politica diplomatica e di informazione più decisa. (...)
Ogni parlamentare che ha firmato questa nostra mozione ha firmato una richiesta per il processo a Milosevic, Cosic e Karadzic ma ha anche sottoscritto il rifiuto a partecipare ai metodi criminali per la divisione della Bosnia. La Croazia non può accettare la divisione del Bosnia: questo significherebbe la ratifica della grande Serbia e dei suoi nuovi confini che arrivano a 30 km da Zagabria, ma anche a Milosevic non si può credere e non bisogna cadere nei suoi inganni.
Io come membro del Comitato per la pacificazione con i serbi in Croazia, nelle seduta di ieri ho posto una questione di metodo. A mio avviso questo comitato deve limitarsi a riferire in Parlamento i propri risultati: saranno il Parlamento ed il Governo a decidere. Per quanto riguarda gli obiettivi del comitato penso che si debba ottenere l'integrazione graduale dei serbi in Croazia, indebolendo la corrente che vuole la guerra.
Occorre continuare a trattare con i serbi ma non come Milosevic vorrebbe, ovvero con un accordo globale che porterebbe certamente a violazioni da parte dei serbi delle Kraine. Questo è il gioco che Milosevic desidera: che la guerra locale continui per liberarsi di quei cetnici che sono testimoni anche dei suoi crimini, per indebolire la Croazia sul fronte internazionale presentandola come colpevole, infine per ripresentarsi, come ha fatto in Bih (Bosnia Herzegovina, ndr.), come paciere e addossare le colpe ai serbi delle Kraine.
La Croazia deve continuare a trattare ma escludendo in partenza: il riconoscimento delle cosiddette Kraijne come para-stato, escludendo spartizioni e scambi territoriali, escludendo infine qualsiasi riferimento a spartizioni dell BIh.
Queste trattative richiedono una analisi sulla nuova situazione in Bih: anche per comprendere con chi e se dovranno allearsi i croati. Se l'opinone politica croata non sarà concorde e prevarranno gli interessi di fazione, la Croazia perderà anche quello che ha fin'ora ottenuto.
Una coalizione transpartitica, che non potrebbe esistere senza l'HDZ e senza Tudjman, dovrebbe costituirsi e dovrebbe durare fino alla completa liberazione del territorio croato e fino alla fine della guerra in Bosnia. La costituzione di tale coalizione transpartitica può dipendere solo da HDZ, poiché ha vinto l'elezioni. Io al loro posto darei vita a questa coalizione, che non dovrebbe necessariamente concretizzarsi in un governo, essa si potrebbe realizzare in parlamento su cinque o sei questioni cruciali, sulle quali si manterrebbe un largo accordo.
Questi dovrebbero includere la definizione dei rapporti con BIH, Slovenia, e Serbia. Senza escludere l'Ungheria che ieri è entrata nell'Unione doganale dell' Europa centrale, come la Slovenia, mentre alla Croazia non è stata fatta questa proposta. Questo allora significa che per la Croazia, la Bih e la Serbia si prevede un altro destino: una nuova Confederazione nei Balcani. Ne è presupposto la divisione della Bih in tre stati. Una divisione impensabile.
Ciò che dobbiamo fare è ribadire la necessità di uno stato indipendente e di tre popoli costitutivi."
Branko Caratan:
" Milosevic e Karadzic hanno interpretato l'accordo di Washington come un avvallo della loro politica. Essi potranno così proseguire con la guerra ed i loro obiettivi. Con questo è stata esclusa la possibilità di una situazione pacifica.
L'accordo voleva essere una soluzione per la crisi americana russa ed europea. Ma di fatto esso indica la rinuncia della politica americana alla leadership nel mondo, l'indebolimento del progetto di Unione europea, un grave rischio per la politica russa. Quest'ultima appoggiando indirettamente la guerra e la passività internazionale mette in pericolo l'esistenza della stessa Federazione russa. Quanto è avvenuto nei Balcani potrebbe ripetersi per la federazione russa, tanto più se i colpevoli non vengono puniti. Infatti la politica serba stimola i conservatori in Russia, così come esalta i serbi in Croazia. Dopo questi accordi di Washington essi hanno nuove ragioni per seguire la politica di Karadzic ed abbandonare la soluzione pacifica. "