COMUNICATO STAMPA
Dopo le sue visite di giovedì 27 maggio e sabato 29 al carcere di Opera il consigliere regionale Giorgio Inzani ha rilasciato la seguente dichiarazione: forse ispirata dalla massima gesuita, (secondo la quale la carne umana - come le bistecche - diviene trattabile solo in seguito ad una metodica battitura) prosegue incessante l'opera delle "squadrette" di agenti sulla popolazione detenuta.
Questa volta è toccata alla sezione femminile, dove, domenica 23 maggio, in seguito alle intemperanze di una detenuta, chiamata dalla vigilatrice è arrivata una squadra di agenti maschili che, all'urlo di PUTTANE, VACCHE, TROIE, ha rinchiuso tutte le detenute con blindo e controblindo (a un paio hanno chiuso la mano tra un blindato e l'altro) soffermandosi a pestare una di loro. Le detenute sono poi - malgrado le proteste delle vigilatrici - state lasciate rinchiuse tutto il giorno.
Su questo episodio, durante la visita di giovedì 27, il consigliere ha raccolto quattro testimonianze convergenti, malgrado la presenza di una capoposto, mentre, durante la visita di sabato 29 le detenute erano tutte ammutolite, terrorizzate, comunicavano solo attraverso sguardi atterriti ed avviliti.
E questo non può che essere il risultato di minacce di trasferimenti con conseguenti gravi lacerazioni familiari (numerose detenute hanno il marito recluso nella sezione maschile).
Intanto nella sezione maschile altre due testimonianze di episodi di pestaggio avvenuti nel recente passato sono emerse (riguardano i detenuti Di Mauro Maurizio e Scordio Giuliano) a dimostrazione della continuità e sistematicità di un comportamento attuato da frange marginalissime di agenti che vivono la loro missione ispirandosi a modelli di rambismo di periferia, gli antipodi del dettato costituzionale che prevede l'espiazione della pena come momento di recupero e riabilitazione e non come vendetta e terrore.
Il consigliere regionale alla luce di questi gravi episodi lancia un appello alla calma per la popolazione detenuta e, agli agenti di polizia penitenziaria democratici, perché isolino e blocchino questi episodi al loro nascere, al fine di evitare una catena incontrollabile di ritorsioni che potrebbe avere sbocchi tragici.
Milano, 31.5.1993
Ufficio stampa
Gruppo Antiproibizionisti