Il Governo Cinese condanna al silenzio il Dalai Lama, Premio Nobel per la Pace
Comunicato congiunto dell'Associazione Italia-Tibet e del Partito Radicale.
Impedire al Dalai Lama, Premio Nobel per la Pace, di intervenire alla Conferenza di Vienna sui diritti umani, mette in evidenza, qualora ce ne fosse ancora bisogno quale sia la drammatica situazione del popolo tibetano. La violazione dei diritti umani da parte della Cina - paese che tra i primi spicca per la violazione dei diritti umani e che ancora prevede la pena di morte - in Tibet si rivela oggi ancor più grave. Condannare al silenzio il Premio Nobel per la Pace, nel momento in cui si svolge un Forum di tale importanza internazionale è un segno di eccezionale gravità.
La durezza delle reazioni di Pechino alla possibilità accordata al Dalai Lama di esprimere liberamente il suo pensiero sulla situazione tibetana mostra chiaramente quale sia il reale punto di vista delle autorità della Cina comunista riguardo al problema del Tibet e quanto false siano le recenti affermazioni di alcuni leader cinesi di voler discutere con il Dalai Lama. Del resto se Pechino non esita a tentatre di negare la libertà di parola ai tibetani all'interno dei convegni organizzati dalle democrazie occidentali si può ben immaginare quale sia il tipo di repressione in atto in Tibet contro il popolo tibetano, che da oltre 40 anni, subisce una delle più violente e atroci occupazioni della storia asiatica di questo secolo.
Nei prossimi giorni valuteremo quali iniziative intraprendere.
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