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Agora' Agora - 25 giugno 1993
CONFERENZA STAMPA SETTIMANALE DEL PARTITO RADICALE TENUTA IL 25.06.1993. A ZAGABRIA

Alla conferenza stampa del Pr tenuta il 25.06.1993. sono intervenuti il presidente del Comitato coordinativo del Pr per la BiH, Croazia e Slovenia, dr. Zdravko Tomac e la deputata della Camera delle Contee, e membro del HSLS (Partito sociale liberale croato, ndt) e del Pr, d.ssa Tereza Ganza-Aras.

Concentrando i loro interventi sulla recente decisione occidentale di spartire la BiH in tre comunità nazionali, i due hanno valutato le possibili ripercussioni che ne potrebbe avere la Croazia.

La deputata liberale Ganza-Aras ha affermato che la Croazia si trova ancora agli inizi della sua lotta per lo stato: dopo quanto è successo alla BiH anche in Croazia potrebbe di nuovo venir discussa la questione dei confini esterni. Il modello internazionale per risolvere la crisi bosniaca, basato sul principio etnico, verrà probabilmente realizzato anche in Croazia. "Questo fin ora non era nei principi costitutivi degli stati europei, e se nella BiH e nella Croazia verrà respinto il principio di costituzione in base ai fattori storici, il quale include quello etnico, allora avremmo per conseguenza degli stati nei quali i diritti umani saranno messi in secondo piano", ha spiegato Ganza-Aras, aggiungendo che: "Mentre Milosevic sta cercando di convincere la comunità internazionale ad accettare i fatti, cioè a sanzionare le conquiste territoriali serbe, la leadership croata dovrebbe fare proprio l'opposto. Ovvero convincere questa stessa comunità internazionale che i fatti riguardano il grande esodo dei popoli

avvenuto nella ex-Jugoslavia e la questione di milioni di profughi."

Secondo la Ganza-Aras, solo con la soluzione del problema dei profughi è possibile stabilire una pace duratura in quest'area e il rispetto dei diritti umani. La Croazia sta lottando solo per la sua indipendenza, nell' ambito della quale è possibile rispettare anche i diritti umani e quelli delle minoranze etniche. La Croazia ha già approvato le leggi in materia, però l' applicazione di queste leggi è un' operazione difficile per un paese in guerra. Inoltre, i diritti umani concernono anche i diritti dei profughi, e senza il ritorno dei profughi alle loro case è impossibile parlare del rispetto di questi.

Concludendo ha affermato:

"Finché i profughi non potranno tornare alle loro case, non si potrà parlare di rispetto e applicazione dei diritti umani e della minoranze in Croazia. Questo è il diritto di base di ogni stato che in Croazia è stato sconvolto dall' aggressione serba."

Condividendo questo punto di vista, Tomac ha aggiunto che è necessario ostacolare l'affermazione del principio del più forte, del principio introdotto da Hitler che nell' ex-Jugoslavia si realizza nelle pulizie etniche di interi territori. Il genocidio nella ex-Jugoslavia che viene praticamente sanzionato dal nuovo ordine mondiale, è un fatto al quale il Partito radicale dovrebbe opporsi e lo farà di sicuro impegnandosi al livello internazionale, ha annunciato Tomac. "Se la soluzione della crisi nei Balcani comprenderà i territori etnicamente epurati, e se il futuro internazionale si baserà su paesi etnicamente epurati, allora questo significherà un ritorno al feudalismo, e il nuovo ordine mondiale in questo caso sarà fondato sul nazionalismo", ha valutato Tomac aggiungendo: "Se accettiamo il termine 'trasloco umanitario', abbiamo distrutto le basi della democrazia e della libertà."

Secondo Tomac, non tutti i politici croati sono consapevoli di questo fatto, non tutti capiscono l'intero significato dei territori etnicamente epurati. In Croazia ci sono due linee politiche. La prima vorrebbe conservare una BiH unita, costituita in base al principio della parità dei 3 popoli, nelle cui provincie potrebbero vivere insieme tutte e e tre le nazioni. L' altra vorrebbe la spartizione della BiH in tre stati etnicamente epurati, con grandi spostamenti di popolazione.

"Anche la proposta del serbo bosniaco, Radovan Karadzic a Ginevra, relativamente allo spostamento dei mussulmani dalla città di Sarajevo alle enclavi mussulmane in BiH orientale, va esaminata in questo modo", prosegue Tomac: "essa significherebbe il trasloco di centinaia di migliaia di persone." Ma se questo principio etnico verrà applicato anche alla Croazia (per esempio nei territori occupati che adesso hanno la maggioranza serba) e magari anche in Europa (p.es. il popolo turco potrebbe essere espulso dalla Germania), questo significherebbe un ritorno al fascismo, cioè al principio che due popoli differenti non possono vivere insieme nello stesso stato. Si andrebbe così nei Balcani alla creazione di una quantità di mini-stati, che dovrebbero o integrarsi, e quindi si parlerebbe di una nuova Jugoslavia, o lottare tra di loro portandoci ad un altra catastrofe.

 
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