Nei giorni scorsi una delegazione radicale composta dai consiglieri generali Balla Lajos e Sandro Ottoni, ha incontrato varie personalità dell'opposizione democratica serba. Ecco di seguito le dichiarazioni di Nenad Canak, Presidente del Partito Socialdemocratico di Vojvodina, e di Bela Tonkovic, presidente della Comunità croata in Serbia.
d. Signor Canak lei sostiene che le opposizioni democratiche in questo paese difettano di azioni concrete. Che cosa intende esattamente?
Proprio con il qui presente Balla Lajos siamo stati alle note manifestazioni anti-guerra, a Potisje. Queste sono state le uniche manifestazioni organizzate con successo in ex-Jugoslavia, quando dico un successo mi riferisco anche al fatto che siamo riusciti a spingere le comunità locali a votare per un referendum per la pace. Naturalmente sono stato arrestato insieme con la maggioranza degli organizzatori, ma questo è rimasto come buon esempio di come si potrebbe combinare molto con un'azione coordinata.
Per quanto riguarda la Vojvodina ora si vive una situazione molto difficile anche per il lavoro politico, penso che solo i partiti non-manipolati e quelli regionali possano essere considerati come veri promotori di cambiamenti.
d. Qual è il vostro rapporto con l'Alleanza civica a Belgrado, Vesna Pesic, e i pacifisti?
Canak: Il partito a cui appartengo è stato uno dei fondatori dell' Alleanza civica che era composta di 4 partiti: Club repubblicano, Partito economico, Partito contadino, Lega dei socialdemocratici di Vojvodina. Noi abbiamo preparato l'Alleanza con molta cura, ma purtroppo, a causa della loro posizione centralistica, siamo venuti ad una collisione non tanto sul programma quanto sui modi di funzionare: loro appunto privilegiano solamente il lavoro a Belgrado, da qui sono nati disaccordi e la rottura.
Così loro hanno conservato il nome, si sono trasformati in partito e noi abbiamo continuato a lavorare normalmente come due partiti. Riteniamo loro siano la gente più vicina a noi, non siamo in conflitto.
d. Voi sostanzialmente tendete a costruire un partito organizzato in tutto il territorio, avete rapporti anche con gli albanesi del Kosovo?
Canak: Devo notare che è molto importante marcare le particolarità dei vari territori, perché la questione dei gruppi e dei movimenti albanesi alternativi, è molto specifica. E' un grande errore mettere sullo stesso piano la Vojvodina ed il Kosovo, perché queste due situazioni sono completamente diverse. La Vojvodina ha definito la sua autonomia nella comunità dei popoli slavi del sud nel 1918 mentre l'autonomia del Kosovo data dal 1974, come tentativo di risolvere in tal modo la posizione specifica della nazionalità albanese nel territorio serbo. In Kosovo gli Albanesi più del 75 % della popolazione mentre in Vojvodina ci sono il 60% dei Serbi. E per il resto il più grande gruppo etnico sono gli ungheresi con il 16%
d.Dunque non avete relazioni con i socialdemocratici del Kosovo?
Canak: Non abbiamo relazioni con il Kosovo poiché finora non era possibile stabilire un collegamento ed una la collaborazione date le condizioni completamente diverse dalle nostre. Loro sono uniti da principi etnici, nazionali, basati su un'etica di tipo tradizionale, patriarcale. Non dimenticate anche che loro sono la parte meno sviluppata del paese, mentre noi siamo in quella più sviluppata.
In Vojvodina l'unica forma politica possibile è quella civica, di stato dei cittadini, che naturalmente non può avere quella forza di omogeneizzazione che ha invece la forma nazionalistica.
d.: Che tipo di spazio avete nei mas-media?
C: Vi darò un esempio per quanto riguarda la TV di stato. La nostra prima presenza alla TV è stata il 3 dicembre del 1990, la seconda il 5 dicembre del 1992. Nel frattempo è stata diffusa una direttiva interna che proibisce di nominare il nostro nome alla Tv, anche il mio nome ovviamente. Due persone hanno provato a rompere questo veto e tutti e due sono stati allontanati. Il secondo è stato allontanato solo per aver dimenticato di -non- leggere il mio nome sulla lista dei presenti alla Conferenza di Londra dell'anno scorso. Gli unici giornali, oltre al locale Naplo, che è indipendente, che ci diano la possibilità di farci vivi sono "Vreme" e "Borba". Ma "Vreme" è orientato più verso Belgrado che verso la Vojvodina, e pure su "Borba" abbiamo avuto difficoltà. La situazione è migliorata nelle ultime settimane ma negli anni scorsi pubblicavano mediamente 1/5 dei nostri comunicati.
Noi proviamo a rompere il blocco informativo: ogni venerdì o ogni due venerdì si stampa un certo numero di volantini con i comunicati che i nostri militanti distribuiscono. Non abbiamo nessun altro modo. Qualche volta a Belgrado alla TV-B, la TV indipendente, si organizzano "dibattiti a due" in cui partecipo con varie "personalità" della politica oggi, ma questo si può guardare solo a Belgrado, in Vojvodina no. Sono stato alla Tv nel 1991 con Seselj, con Klara Mandic, con Ostoja Sibincic, con Jugoslav Kostic, questo è stato ultimo.
d.: Ha avuto repressioni dirette da parte della polizia?
C: Nel 1991 sono stato arrestato e forzato ad andare in guerra. Mi hanno assegnato per due mesi al fronte con i volontari serbi. Non volevano mettermi con i riservisti perché avrei potuto sobillarli. Allora da quando sono tornato all'inizio del 1992, non ho avuto problemi con la polizia. Si controlla dove vado, chi incontro, non so nulla di preciso ma suppongo che mi ascoltino il telefono. Ma lo fanno in modo molto professionale e discretamente e non ho niente da lamentarmi. Capite che tipo di potere è questo, che non ha bisogno di reprimere l'opposizione!
d. Che tipo di aiuto vi aspettate dal Partito radicale?
La prima cosa è come proteggere i nostri membri. Usano una certa tattica per la quale io vengo lasciato tranquillo mentre i membri non noti vengono allontanati dal lavoro, non vengono arrestati ma li mandano in guerra, ricevono minacce, ecc.. In questo modo diffondono la paura tra la gente, non tra i dirigenti e creano dei generali senza l'esercito.
(La sentenza contro Vuk Draskovic è stata una cosa completamente diversa ed io penso che questo sia stata una trappola organizzata. Quell' arresto era necessario per distogliere l'attenzione da Dobrica Cosic (il Presidente della federazione, silurato nei giorni precedenti, ndr). Non credo che sia stato ordinato di bastonare la signora ed il signore Draskovic, le violenze accadute e la morte di quel giovane poliziotto sono stati eventi incontrollati. Dopo le notizie che circolavano su aggressioni contro i poliziotti la polizia è uscita fuori dal controllo. Dunque un misto di regia e di spontaneità. Il comportamento verso Draskovic è stato comunque completamente criminale.)
Come Lega abbiamo il progetto per un sistema informativo, e qui il partito radicale può aiutarci, ed oltre questo esiste la possibilità per una radio locale nel Banato.
Questo sistema informativo dovrebbe essere una combinazione di fax e di modem. Occore una rete di destinazione delle informazioni che arriverebbero via modem in forma di fax. Questi fax dovrebbero poi essre fotocopiati e distribuiti a mano. Da punto di vista tecnico si potrebbe assicurare tutto. Ciò che ci serve è una parte di hardware, ma anche la possibilità di offrire un compenso a chi lavorera in questi punti di destinazione, che dovranno occuparsi solo di questa attività. Questo sarebbe anche un sistema reciproco, con la possibilità di consentire un ritorno delle informazioni.
Anche rispetto alla crazione di una radio verrò a Sofia con informazioni tecniche più dettagliate.
SERBIA: INTERVISTA CON BELA TONKOVIC - PRESIDENTE DELLA COMUNITA'CROATA DI SERBIA
- Quale e' la situazione dei croati che vivono fuori dalla Croazia, qui in Vojvodina e nel resto della "Nuova Jugoslavia" ?
"E' la prima volta, in 1300 anni, che ci sentiamo fuori dalla Croazia, dall'altra parte della frontiera di uno stato comune. Ancora peggiore è la situazione della nostra gente della regione di Srijem, poiché era sempre parte dello stato croato.
Alcuni di noi della Comunità croata si sono iscritti al Pr propio per l'impegno del Pr nel tentare di trovare soluzioni alle crisi in modo pacifico e democratico. Questo è anche il nostro impegno, come croati ma anche come cittadini di quest'area che si chiami Serbia o Montenegro o anche Repubblica federale jugoslava, che non è comunque ancora riconosciuta dalla Comunità internazionale. Noi, come cittadini, cerchiamo di contribuire alla soluzione democratica e pacifica anche in questa nostra regione che non è stata direttamente coinvolta nella guerra. Ma anche noi siamo stati coinvolti dal momento che dovevamo andare a combattere nell'esercito jugoslavo e proprio ad aggredire la Croazia. Nella maggioranza dei casi i nostri giovani hanno rifiutato di andare in guerra, nonostante le pressioni e le punizioni gravi. Abbiamo condannato la guerra e la violenza fin dal primo giorno. Abbiamo rifiutato di andare in guerra contro il nostro stesso popolo. Ci sono state anche delle vendette per questo. Abbiamo le infor
mazioni su sette casi accertati di cittadini croati che sono scomparsi e nessuno ne sa più nulla. Sappiamo inoltre di cadaveri di nostri concittadini, mandati al fronte con la forza, e ritrovati con pallottole nella schiena. Ma la libertà ha sempre un prezzo.
Abbiamo cercato di dialogare con i rappresentanti del governo federale. Con il governo di Panic ed il suo Ministro per i diritti umani e le minoranze, prof. Grubac, avevamo parlato varie volte. Grubac mostrava una certa dose di buona volontà per affrontare la nostra situazione. Ma con la caduta di questo governo ed il nuovo governo federale, il nuovo Ministro, la signora Margit Savovic, i rapporti sono peggiorati.
Abbiamo parlato una volta con lei, il 15 giugno. La nostra questione principale era la definizione dello status giuridico della comunità croata in Vojvodina, Serbia, Montenegro, nella cosiddetta Repubblica federale jugoslava. Si sostiene che questa Repubblica federale sia uno stato dei cittadini ma non è vero perché nelle leggi si parla solo del popolo serbo, della lingua serbo-croata. Non ci danno la possibilità di definire la nostra lingua come vogliamo.
Eppure nello statuto delle province della Voivodina e del Kossovo viene definito uno status per le comunità nazionale ivi residenti, ma quello della comunità croata non viene definito.
La signora Savovic ha rifiutato di parlare di questo argomento affermando che questo dovrà essere risolto assieme allo status dei serbi in Croazia. Noi le abbiamo risposto che lo status dei serbi in Croazia è già definito a livello costituzionale e che, pure, ora si tratta con i serbi in Croazia, a tutti e due i livelli, sia con i serbi che non hanno fatto la guerra contro la Croazia, sia con i serbi dei territori occupati e controllati dall' Onu. Le prime trattative si svolgono a Zagabria, le seconde a Ginevra.
Una seconda questione era l'istituzione della nostra autonomia culturale ad opera di un Consiglio nazionale dei croati nella Repubblica federale jugoslava e l' istituzione di un ombudsman, rappresentante dei croati relativamente all'amministrazione statale.
La signora Savovic ha rifiutato anche di parlare di questo, così pure sulle violazioni dei nostri diritti civili e nazionali. Ha sostenuto che fintanto che accadranno violazioni contro i serbi in Croazia non si potrà discutere di ciò. Anche il nostro argomento che la parte equivalente a noi in Croazia sono i serbi che non hanno fatto la guerra contro i croati, serbi che vivono nelle città, i cosiddetti serbi urbani, i serbi del Forum democratico dei serbi della Croazia, è stato respinto. Noi abbiamo contatti con Milorad Pupovac e Drago Roksandic e cerchiamo con loro di trovare proposte per le soluzioni. Certo che le proposte devono essere prima di tutto sulla base degli standard internazionali ma hanno anche una connotazione politica.
Ma la signora Margit Savovic non era interessata a nessuno di questi argomenti.
Il primo luglio siamo stati a Zagabria in una visita ufficiale, abbiamo incontrato il presidente Tudjman, i presidenti delle camere del Sabor, il presidente della Commissione diritti umani, il vice premier e ministro degli esteri Granic, anche vari partiti.
Abbiamo parlato della nostra situazione qui in relazione al futuro. Gli organi ufficiali dello stato croato non possono "immischiarsi", per così dire, negli affari interni della Repubblica federale, però possono sostenerci a livello diplomatico e politico, anche alla conferenza di Ginevra, possono pure sostenerci sui mas-media.
Questa nostra visita è stata commentata qui in modo durissimo, come se noi fossimo i nemici più grandi della Jugoslavia. Le strutture del governo, del regime d'oggi non possono capire che gli standard nazionali valgono anche per loro."