Messaggio del Premio Sakharov e leader del Kossovo, Adem Demaqi, all'Assemblea dei Parlamentari del Partito Radicale.
Ringrazio di tutto cuore il signor PANNELLA ed il suo PARTITO RADICALE TRANSNAZIONALE che mi hanno invitato in questa onorata assemblea per parlare delle sofferenze del mio martoriato popolo.
Il popolo albanese è uno dei rari popoli d'Europa che ha sofferto di più dalla dominazione e discriminazione marxista-leninista e dalle distruzioni commesse su di esso dagli altri.
Ed ecco i fatti: dal secolo III avanti Cristo e fino al secolo VII dopo Cristo esso si è trovato sotto la dominazione romano-bizantina, e da quel periodo fino al secolo XV, sotto la dominazione bizantina-slava e, da quel tempo (ad eccezione di un breve periodo, nell'epoca di GIORGIO CASTRIOTA-SCANDERBEG) e fino agli inizi del secolo XX, sotto la dominazione ottomana.
Quando, dopo la Grecia, verso la fine del secolo XIX, furono liberate dal giogo ottomano la Romania, la Bulgaria e la Serbia, le Grandi Potenze di quel tempo discriminarano senza pietà l'Albania. I fiumi di sangue versati dagli albanesi nel 1878 guidati dalla "Lega di Prizren", furono disprezzati dalla Russia, dall'Inghilterra, dalla Francia e dalla Germania. Dopo la caduta dell'Impero Ottomano, nel 1912, le Potenze summenzionate discriminarano di nuovo e tragicamente il mio popolo che non aveva nessun sostegno. Fu disprezzato crudelmente il sangue versato dagli albanesi nelle rivolte che continuarano senza sosta dal 1908 fino al 1912, creando cosi una Albania mutilata, lasciando nella schiavitù più di metà del popolo albanese nel Montenegro, in Serbia ed in Grecia. Come si vede, anche oggi l'Albania è l'unico stato in Europa che confina con i propri territori, sottrattigli dagli altri. Nel 1918, nella Conferenza di Versailles, il popolo albanese fu di nuovo discriminato ed in modo drastico dalla Francia e d
all'Inghilterra, riconoscendo i confini ingiusti del 1913. La dominazione e la discriminazione slavo-ellenica su più della metà della popolazione albanese ancora sotto l'occupazione straniera, continuò ad esercitarsi nel modo piu' crudele durante gli anni a venire.
La distruzione subita dagli albanesi ad opera di altri fu terribile. Di tutti i territori che una volta erano illiro-albanesi nelle aree balcaniche, adesso quelli rimasti popolati da albanesi sono meno del 20%. La romanizzazione, la slavizzazione, la turchizzazione e l'ellenizzazione ha fatto scempio della popolazione illiro-albanese. La fine del secolo XIX ha trovato il popolo albanese come uno dei popoli più arretrati nella penisola balcanica. Quegli albanesi che rimasero sotto la dominazione greca dopo il 1832, furono sottoposti ad una selvaggia denazionalizzazione, mentre gli albanesi che rimasero sotto la dominazione dello stato serbo del 1878, furono sterminati barbaramente, e quelli che sfuggirono all'annientamento furono cacciati via con la forza dai propri territori. Così, nei dintorni di Kusciumlia, Prokupe, Lescoz, Dubocizza e di Nish, gli albanesi furono cacciati da piu' di 600 (seicento) villaggi e località. Come si può vedere, il genocidio e l'epurazione sono antiche usanze degli espansionisti
e militaristi serbi. Anche dopo l'occupazione dei territori albanesi nel 1912, il genocidio non finì, ma divenne ancor più aspro. Il Comando Supremo dell'esercito d'occupazione serba aveva impartito ordini categorici alle sue unità di annientare ogni individo che potesse mettere in pericolo la loro occupazine.
Non desidero inoltrarmi in dettagli lunghi e tediosi per coloro che mi ascoltano, menzionando una ad una tutte le cifre che rispecchiano l'orrore dei genocidi dei regimi serbi contro gli albanesi dal 1912 fino al 1914 e poi dal 1945 fino ai nostri giorni. Secondo alcuni esperti imparziali, si calcola che dal 1912 fino 1941 sono stati uccisi e massacrati almeno 100.000 (centomila) persone, mentre sono stati cacciati dai loro territori (principalmente verso la Turchia) circa mezzo milione di uomini. Questa cifra costituisce pressappoco la metà della popolazione albanese dei territori albanesi occupati in quel tempo. Un valido documento che parla di questa espulsione di massa degli albanesi dai loro territori è la dichiarazione del defunto presidente turco Kenan Evren dove si dice che nella registrazione ufficiale dell'anno 1928 in Turchia risultarano in tutto 13.000.000 (tredici milioni) di abitanti, dei quali 1.000.000 (un milione) di origine albanese. Gli accordi segreti tra il governo della Jugoslavia prebe
llica ed il governo turco di allora circa l'espulsione degli albanesi, non sono chiari ancora oggi. Per quanto riguarda coloro che furono costretti ad abbandonare il loro paese e trovare rifugio nell'occidente, il loro numero non si conosce ancora con esattezza.
Per il genocidio esercitato contro gli albanesi dopo la seconda guerra mondiale, le prove sono piu vicine a noi e le cifre più esatte, ma io non intendo abusare ancora della pazienza dell'onorato auditorio con dettagli. Dirò solo che le persone uccise e "disperse" sono stimate oggi a più di 60.000 (sessantamila) albanesi. Il caso più drastico è la liquidazione a Tivari, nel marzo del 1945, di circa 4.000 (quattromila) soldati albanesi, mentre le uccisioni ed i massacri contro gli albanesi a Podujevo, Mitrovica, Vushtri, Prishtina, Gilani, Ferizaj, Presheva, Kumanovo, Skopje, Tetovo, Gostivar, Peia, Prizren, Giakova e Kerçiva sono orrori indescrivibili di genocidi a danno degli albanesi ed esercitati dai soldati e dalla polizia serba, montenegrina e macedone.
Per quanto riguarda il soffocamento della rivolta di Dreniza, questa è una piaga insanabile di genocidio ed etnocidio nell'anima del popolo albanese.
Fedeli alla loro politica di dominio assoluto, di discriminazione e di distruzione, le autorita' del regime serbo-jugoslavo, sin dall'anno 1950, sono uscite allo scoperto coi loro atti che mirano all'applicazione del nefasto programma dell'accademico Vasso Ciubrilovic ideato nel 1937 per l'espulsione forzata degli albanesi dai loro territori.
In questo programma sono stati elaborati punto per punto i metodi fascisti che si devono applicare per arrivare alla distruzione totale della sostanza etnica albanese e alla serbizzazione finale dell'area del Kosova.
Dopo averli rinchiusi nelle carceri e nelle caserme della Serbia e della Jugoslavia di allora, cominciò con gli albanesi la politica della turchizzazione forzata ed in questo modo si aprì la via all'espulsione in massa in Turchia. Per dirla in poche parole, desidero sottolineare che da quel periodo e fino al 1967, sono stati espulsi dal loro paese verso la Turchia piu di 250.000 albanesi.
Oltre tutti gli atti che mirano alla distruzione degli albanesi, atti ormai noti in tutto il mondo, anche il genocidio "bianco" - l'espulsione forzata degli albanesi dai loro territori è nella sua fase massima, ma questa volta in un'altra direzione e cioè verso l'Europa Occidentale e del Nord, come anche verso l'America, l'Australia e la Nuova Zelanda.
Si calcola che, usando varie forme di violenza militare e politica, sono stati espulsi in direzione del mondo occidentale circa 300.000 persone, tra le quali il fior fiore della gioventù albanese.
Se c'è qualcuno in Europa o nel mondo che desidera vedere come appare in concreto un popolo sotto la dominazione, la discriminazione e la distruzione moderna, che venga a vedere gli albanesi sotto il giogo dei regimi della Serbia, del Montenegro e della Macedonia. Le parole non hanno forza per descrivere tutta la tragicità e tutta la pericolosità della situazione in cui versa oggi questo pacifico popolo, lasciato senza alcun sostegno ed in balia delle forze violente dei Balcani.
Adem Demaçi, Prishtina, 7/7/1993
(Trad.Gj.Zh.)