NOTA DI EMILIO VESCE E SERGIO D'ELIA, DEL PARTITO RADICALE ED EX DETENUTI POLITICI DEL "CIRCUITO DEI CAMOSCI".
Roma, 3 settembre- Sull'intervento di Francesco Di Maggio, vicedirettore delle carceri, al Festival dell'Unità di Milano, Emilio Vesce e Sergio D'Elia, già detenuti politici nelle carceri di massima sicurezza che in codice erano classificate "circuito dei camosci", oggi esponenti del Partito Radicale, hanno diffuso questa nota:
"E' ancora presto per giudicare gli atti di Francesco Di Maggio nell'amministrazione delle carceri, nè vogliamo attriburgli responsabilità nell'attuale crisi che vanno invece ricondotte alle scelte di politica criminale e penitenziaria del governo in questi anni, ma le sue dichiarazioni al Festival dell'Unità ci lasciano perplessi. Si tratta di parole gravi e per certi versi incredibili. E' grave che il vicedirettore delle carceri consideri un lusso i tre gradi di giudizio previsti dal nostro ordinamento: non considera, Di Maggio, l'altissima percentuale di condannati in primo grado che vengono poi assolti in appello o in Cassazione. E' grave poi che Di Maggio consideri assolutamente negativo per gli operatori l'impatto del nuovo codice di procedura penale, negando le necessità di giustizia e di eguaglianza delle parti nel processo che nel '90 avevano portato il legislatore a chiudere l'era del codice fascista. E' grave infine che l'unico programma annunciato da Di Maggio sia la differenziazione dei circuiti
carcerari con l'introduzione, magari, del lavoro forzato ("alle otto ci si alza e si va a lavorare") e la riedizione del famigerato "circuito dei camosci" dove detenuti incensurati e indagati, in attesa di giudizio e condannati, individuati solo in base al titolo di reato, subiscono con l'art. 41 bis trattamenti contrari al senso di umanità e alla dignità della persona recentemente censurati dalla Corte Costituzionale. In questa versione, Francesco Di Maggio si propone più come "l'uomo dei sette capestri" del film di John Huston che l'amministratore della riforma del carcere e del processo penale. E' solo incredibile, infine, che il vicedirettore delle carceri non sappia quante siano le persone che entrano ed escono (il precedente direttore generale non aveva attivato un sistema informatico che consente una verifica in tempo reale?), ma ancora più incredibile è che stimi nel numero di quarantamila detenuti lo zoccolo duro della delinquenza in carcere. In questa versione, Francesco di Maggio, ci appare molto
semplicemente come uno che di carcere sa poco, e per questo va aiutato. Noi, ex detenuti politici e antichi abitanti del "circuito dei camosci", siamo disponibili a dargli una mano."