"Non fate di Sukhumi la Sarajevo del Caucaso. Chiediamo l'immediato ritiro dell'appoggio russo ai nazionalisti secessionisti dell'Abkhazia, e l'intervento dell'Onu per riprendere il dialogo interrotto e affermare la pace. L'Alto Commissariato Onu per i Rifugiati deve intervenire per evacuare i feriti e i civili da Sukhumi".
Questo l'appello lanciato da Mamuka Tsagareli, già vice Ministro dell'informazione in Georgia e vicepresidente del consiglio generale del Partito Radicale transnazionale, che assieme ad altri deputati georgiani iscritti ha raggiunto il porto sul Mar Nero assediato dai ribelli abkhazi. Tsagareli si trova ora assieme al presidente della Georgia Edvard Shevardnadze, che da giorni è asserragliato nella sede del parlamento abkhazo.
Le notizie che arrivano nelle ultime ore da Sukhumi sono decisamente drammatiche. I ribelli hanno circondato il "bunker" di Shevardnadze, che ieri è scampato a un bombardamento. Nonostante le pressioni del parlamento di Tbilisi, che ha chiesto a Shevardnadze di non mettere ulteriormente a rischio la sua vita, il presidente georgiano ha rifiutato di abbandonare lo strategico porto del Mar Nero per non lasciarlo cadere nelle mani dei ribelli. L'ex ministro degli esteri di Gorbaciov aveva lanciato alcuni giorni fa un appello, caduto nel vuoto, perché l'Onu intervenga in Abkhazia per riportare la pace ed evitare una nuova tragedia in un'area geopolitica ad altissimo rischio.