Roma, 24 gennaio 1994
Caro Sindaco Francesco,
ti chiedo formalmente di impedirmi di uscire di casa da solo. Come sai sono cieco da alcuni mesi. Il Sindaco di una città come Roma dovrebbe prendere atto della attuale impossibilità per un cieco di uscire da solo, e conseguentemente vietare ai ciechi di farlo. Sai bene quanto me che questa non è una provocazione, ma un invito serio ad affrontare un problema in termini concreti, a partire dalla obbligata presa d'atto della impossibilità per un cieco di vivere a Roma con libertà.
Oggi, consentire ad un cieco di uscire di casa da solo può avere conseguenze drammatiche; e credo che tu e la tua Amministrazione tali conseguenze dobbiate prevenire.
il tuo provvedimento di messa a disposizione di 20 auto è commendevole, soprattutto per il suo forte valore simbolico. Ma permettimi di dire che sappiamo entrambi che il problema non è affatto portare in giro i ciechi, ma fare in modo che possano girare: se dai un autista a un cieco risolvi il problema di quel cieco o dei ciechi; se fai funzionare la città, se fai rispettare intanto le norme e le regole esistenti, risolvi un problema di tutti; molti ciechi potranno girare da soli, e risparmierai i soldi del Comune. Insomma, non si tratta di promuovere affirmative action, cui sono personalmente quasi sempre contrario, ma di far vivere regole esistenti di già.
Oggi, Francesco, mi è impedito di girare a piedi, stante il fatto che i marciapiede sono occupati da motocicli parcheggiati il più delle volte sul lato del muro, di quel muro che rappresenta l'unico punto di riferimento per il mio bastone bianco. Appellarsi al rispetto delle norme vigenti che vietano l'uso dei marciapiede per parcheggiare alcunché potrebbe sembrare "eccessivo, e non mi spingo a tanto. Sono stato per molti anni un accanito vespista, e so bene che le auto non lasciano altro spazio alle dueruote che quello dei marciapiede. ma non potrebbero, queste, parcheggiarsi sul lato esterno dei marciapiede medesimi? Sono certo che se ai dueruotisti romani si rappresentasse la situazione, questi saprebbero come risolvere il problema.
So che è vietato portare i cani a far sui marciapiede quelli che con spiacevole eufemismo vengono definiti bisogni. Invece di tali visogni son piene le strade di roma, e io non posso evitarli. Ti assicuro che è drammatico, quando accade a un cieco.
Ai ciechi vengono date tessere di libera circolazione sugli autovus di Roma. Ma è una solenne presa in giro, e per una serie di motivi. Intanto, non si capisce perché uno che non ci vede debba avere pagato dalla collettività il trasporto urbano. Ma poi, guarda che un cieco un autobus non può proprio prenderlo. Non dico che gli autobus e le carrozze della metropolitana debbano avere gli altoparlantini interni che annuncino ad ogni fermata dove ci si trovi e quale sia la fermata successiva. non dico questo: non siamo in capitali di paesi tecnologicamente avanzati quali Praga o Budapest. Non dico che alla fermata debba esserci un altoparlantino che annunci quale sia il bus in arrivo... fantascienza. non dico che nelle stazioni del metrò debbano predisporsi percorsi muniti di segnalatori sonori che rechino ai treni - questo avviene per esempio a Praga, cioè sulla luna. Dico che almeno gli autobus potrebbero aprire le porte solo quando si trovano alle fermate. E' troppo? Io non posso usare gli autobus per il fat
to che questi aprono le porte quando alla fermata sono accodati ad altri autobus. Io non posso arrivarci. E ti assicuro che perdere un bus dopo averlo atteso per 30 o 40 minuti è un danno grave, che dovrebbe o potrebbe essere risarcito.
Immagino che il regolamento vieti di aprire le porte se il bus non è alla fermata, cioè se non ha raggiunto un punto preciso. Se soltanto si tracciasse in terra, in corrispondenza di una fermata, una strisciolina di vernice che indicasse all'autista che può aprire le porte lì e solo lì, io potrei prendere un autobus.
Ci sono segnali stradali e pubblicità, Francesco, ad altezza di testa umana. Vedi, un conto è sbattere contro un palo, un conto è colpire con la testa il recto di un segnale stradale. ben peggio è sbattere sul lato verso dello stesso segnale, che taglia come una lama, che taglia testa e occhi.
Mi risulta, e non mi pare di sbagliare, che la legge preveda una distanza minima tra un incrocio e la prima auto parcheggiata. Non dico che questa norma vada rispettata e fatta rispettare - non ardisco tanto. Ma ti assicuro che per colpa di auto parcheggiate troppo strette, oltre che sovente in doppia fila agli incroci, io mi perdo, e non riesco più a capire dove sono.
Queste cose, e molte altre, rendono assolutamente impossibile, per un cieco come per molti altri, girare da solo per Roma.
Il rischio è gravissimo, e si presenta ogni minuto. E' per questo che ti chiedo di impedirmi di girare da solo:
Chiudimi in casa, Francesco: sarà utile per tutti. Almeno fino al giorno in cui questa potrà tornare ad essere la mia città.
PER OGNI ULTERIORE INFORMAZIONE: 06/689791
Paolo Pietrosanti ha perso la vista nel luglio scorso. E' membro della Segreteria del Partito Radicale, ed è il rappresentante presso le Nazioni Unite dell'IRU, l'Unione Internazionale dei Rom.