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Agora' Agora - 26 gennaio 1994
GRAVE ATTENTATO ALLA SOVRANITA' POPOLARE E ALLA SALUTE PUBBLICA.
VIOLATI I DIRITTI DEI MEDICI DI BASE E DEI CITTADINI TOSSICODIPENDENTI RICONQUISTATI COL REFERENDUM.

VIA LIBERA ALL'AIDS.

Comunicato stampa di Lucio Bertè, membro della Segreteria del Coordinamento Radicale Antiproibizionista.

Il provvedimento di riclassificazione dei farmaci emanato il 30 dicembre 1993 dalla Commissione Unica del Farmaco, presieduta dal ministro della Sanità Garavaglia, ha collocato il Metadone tra i farmaci "ad impiego limitato all'ambito ospedaliero o agli ambulatori specialistici", per i quali è vietata la vendita in farmacia a partire dal 15 gennaio '94 (prorogata al 1· marzo).

Questa disposizione vanifica uno dei risultati più importanti del Referendum dello scorso aprile sulla legge Jervolino-Vassalli, quello che, abrogando la facoltà del Ministro di stabilire limiti e modalità di impiego dei farmaci sostitutivi dell'eroina, annullava l'incostituzionale Decreto De Lorenzo (n.445/90), e restituiva ai 180.000 medici di base il diritto di curare con il metadone i propri pazienti tossicodipendenti, ed ai cittadini tossicodipendenti il diritto di farsi curare dal proprio medico di fiducia.

Il provvedimento sembra realizzare un suggerimento al Ministro contenuto in una nota dello staff tecnico del ministero della Sanità del maggio '93, all'indomeni del referemdum, per rogolementare comunque la materia attraverso strumenti di carattere amministrativo. Un successivo decreto Garavaglia riconduceva l'attività terapeutica dei medici di base al benestare dei SERT. Ora l'utilizzo del metadone torna nelle mani dei SERT. Il metadone sparirà dalle farmacie anche come analgesico per la terapia del dolore severo da cancro, vanificando così anche il decreto del 18.9.92 che lo aveva reintrodotto dopo una dura battaglia delle Associazioni per la cura dei malati terminali di cancro.

Il CORA denuncia questo grave attentato alla sovranità popolare, che si traduce in attentato alla salute pubblica se si considera che le terapie metadoniche protratte sono raccomandate dai massimi organismi sanitari internazionali per la prevenzione dell'Aids tra i tossicodipendenti e quindi nella popolazione generale, che l'80% dei tossicodipendenti non si rivolgono ai SERT e che milti SERT boicottano l'uso del metadone.

Al congresso del CORA che si apre a Genova il 28 gennaio e che vedrà l'intervento del ministro per gli Affari sociali Contri, saranno annunciate le opportune iniziative politiche e giudiziarie per fare annullare questo provvedimento, che contraddice spudoratamente la svolta nella politica sanitaria italiana sulle tossicodipendenze, annunciata dalla stessa Contri alla Conferenza di Palermo, verso la "riduzione del rischio e del danno", sanitario e sociale, riconoscendo la priorità dell'emergenza Aids.

Il provvedimento prende lo spunto dall'adempimento dell'Art.8 c.10 della legge finanziaria (24.12.93, n.537) che prevedeva la riclassificazione delle specialità medicinali per contenere la spesa sanitaria. Però di fatto il metadone viene ad essere gratuito e limitato all'ambito specialistico, mentre poteva restare in farmacia a disposizione di tutti i medici, riducendone drasticamente il prezzo di vendita. Se si considera che un flaconcino da 20 mg di metadone cloridrato costa 1.200 lire alla farmacia e 120 lire alla casa produttrice, è certo che molti tossicodipendenti preferirebbero pagarsi una terapia da 660 a 6mila lire al giorno piuttosto che eroina illegale per 100/150mila lire al giorno.

 
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