AGENZIA GIORNALISTICA ITALIA - Roma, 14 feb
Vogliamo che l'economia mondiale funzioni davvero? Che oltre alla mobilità del capitale possa operare anche il secondo presupposto di un'economia internazionale, quello sulla mobilità dei lavoratori in tutti i paesi? Ebbene, impariamo l'esperanto. Sull'insegnamento di questa lingua fin dalle scuole elementari, creata "a tavolino" nel 1887 dal polacco Ludovico Lazaro Zamenhof, si batte da anni il partito radicale, supportato anche da una relazione uscita di recente dall'apposita commissione del ministero della Pubblica Istruzione, che sull'opportunità di utilizzare l'esperanto come lingua federale europea sembra dar loro ragione.
Giorgio Pagano, che, per i radicali coordina la campagna "pro-esperanto", ne è certo: "La storia dimostra che se una lingua diventa egemone distrugge le altre. E' successo con il latino, a suo tempo, con lo spagnolo che ha annullato gli idiomi delle terre colonizzate da questo popolo, sta succedendo con l'inglese". Pagano parla "dell'annientamento di ecosistema linguistico: è quello che si sta verificando con l'egemonia di questa lingua sulle altre, con conseguente distruzione del patrimonio culturale proprio di ciascuna di esse".
Per l'esponente radicale l'uso dell'esperanto "non solo risolverebbe un problema di democrazia, ricomponendo le fratture etniche che si stanno verificando in Europa, ma risolverebbe anche problemi di economia internazionale". La forza lavoro, dunque, unita dal comune idioma, potrebbe liberamente circolare per l'Europa e per il mondo intero, con grande giovamento per il mercato.
Imparare l'esperanto è facile, così spiega Pagano, facilissimo: bastano 50 ore di lezione per padroneggiare la lingua. Con 500 "si può tranquillamente affrontare filosofica su Plotino", afferma. Per una buona conversazione, assicura ancora, basta conoscere circa 400 "radici", la maggior parte delle quali sono di origine neo-latina, e da ciascuna di esse derivano in media 60 parole. Un esempio: "mal" è il prefisso che si usa sempre per indicare il contrario di qualcosa: "mal-alto" significa basso.
"E' anche una scelta funzionalista quindi - sostiene Pagano - poiché per imparare bene una lingua come l'inglese ci vogliono almeno 10 mila ore". in tutto il mondo almeno 15 milioni persone parlano già l'esperanto, in Cina fanno corsi alla televisione, molto diffuso è anche in tutti i paesi dell'Est e, naturalmente, negli Stati Uniti. Duecento le riviste specializzate, con traduzioni a fronte in spagnolo, francese, inglese e russo. I radicali ne presenteranno domani una nuova; "Translimen!", che avrà anche la traduzione in italiano.
Il più illustre sostenitore dell'esperanto come lingua internazionali è di certo il presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, che già si guadagnò l'eterna gratitudine degli esperantisti italiani negli anni '60, quando, come Ministro dei Trasporti, fece tradurre l'orario ferroviario in questa lingua.
Altro "supporter" è Umberto Eco - autore di "Alla ricerca della lingua perfetta" - che in un'intervista aveva dichiarato che "nessuno vuole una lingua internazionale dominante, anche se per comodità si usa l'inglese. I recenti avvenimenti ci mostrano che l'Europa non va verso l'unificazione delle lingue ma verso la loro moltiplicazione: si parlerà lituano, sloveno, ucraino, catalano, basco". "Si dovrebbe pensare ad una lingua veicolare da usare nel Parlamento europeo - scriveva il famoso semiologo -, negli aeroporti, nei congressi e l'esperanto mi andrebbe bene se servisse ad evitare che le nazioni si scannino per imporre il proprio idioma".
Tra i pregi dell'esperanto i suoi estimatori ne ricordano un altro: recenti esperimenti sono stati compiuti in Germania su due gruppi di bambini; al primo è stata insegnata la lingua inglese; al secondo l'esperanto. Dopo quattro anni il secondo gruppo aveva non solo imparato quest'ultima lingua, ma aveva superato anche l'altro nell'apprendimento dell'inglese. "Questo significa - commenta Pagano - che l'esperanto è assolutamente propedeutico al polilinguismo". In tutto il mondo, i "militanti", così si chiamano tra loro gli appassionati e i divulgatori dell'idioma, sono circa 800 mila. In Italia hanno fondato una federazione con 1500 iscritti ed una cinquantina di soci.
Alessandra GUSMITTA (AGI)