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Agora' Agora - 25 aprile 1994
25 APRILE: SOLO PANNELLA E IL PARTITO RADICALE SONO ONESTI CON LA STORIA, E INFATTI PARLANO PROPRIO OGGI DI LIBERTA' E PACE NELLA BOSNIA E IN SUDAFRICA
LETTERA APERTA DI FRANCO PIRO, LEADER DI "SOLIDARIETA'", A SILVIO BERLUSCONI

Caro Cavaliere,

una grande manifestazione si svolge oggi a Milano. Sono sicuro che qualcuno ricorderà che 49 anni fa nasceva l'ONU, per volontà di un uomo sulla sedia a rotelle: Franklin Delano Roosevelt, che era morto due settimane prima, dopo avere ridato la libertà all'Europa e all'Italia, che l'avevano perduta per vigliacca ipocrisia.

Alcuni giorni fa, sull'Indipendente, uno splendido articolo dell'on Staiti, faceva osservare che i morti sì, si erano riconciliati, come diceva Totò, ne 'A livella. Senza odio e senza dimenticare, come ha detto giustamente Ciampi.

I veri partigiani sono stati coloro che hanno combattuto il fascismo quando questo era potente: sono stati gli azionisti e i socialisti come il prefetto della liberazione di Milano, Riccardo Lombardi, e il viceprefetto Vittorio Craxi: entrambi siciliani. Essi agivano per le "ceneri di Gramsci", il cervello che, secondo il "grande statista" Mussolini, doveva smettere di pensare. Essi agivano insieme ai compagni di fede e di carcere di Antonio Gramsci: Sandro Pertini, Umberto Terracini, Giancarlo Pajetta, Carlo e Nello Rosselli.

Adesso, l'onorevole Fini si raccoglie in preghiera. Nessuno può indagare sulla sua coscienza, né verificare l'autenticità del suo "pentimento". Egli dice: riconciliamoci e finiamola! Il primo, che è un invito, va accolto. Il secondo, che è un imperativo categorico e impegnativo per tutti, era stato già pronunciato il 10 giugno 1940 a Palazzo Venezia, esattamente nel giorno del sedicesimo anniversario dell'assassinio di Giacomo Matteotti. Un grande socialista che aveva denunciato gli sporchi affari del regime nascente.

Caro Cavaliere, sente l'eco di queste voci, mentre si mette sopra le parti, nella quiete di Arcore, a casa sua su Canale 5?

Da lì assisterà a quello che accade a Gorazde. Da lì assisterà a quel che è successo in Ruanda, con centinaia di morti negli ospedali, dove forse sopravviverà una bambina di sei anni, che si è finta morta. Da lì assisterà, a quel che accade in Sud africa, dove i razzisti bianchi scatenano l'odio e la violenza delle bombe, contro il riformatore De Klerk e contro Nelson Mandela, che ha fatto più o meno gli stessi anni di carcere di Pajetta.

Caro Cavaliere, la televisione è uno strano strumento di irrealtà: essa ci rende spettatori, nel migliore dei casi tifosi. Sportivi mai. La differenza è che Pannella in ex-Yugoslavia c'è andato davvero; gli scioperi della fame e della sete contro la fame e la sete nel mondo li ha fatti davvero. Alle ultime elezioni, con lui e con gli ebrei, abbiamo votato tutti lunedì dopo il tramonto. Con lui, forse, i criminali della ex-Yugoslavia saranno processati con un regolare processo, senza pena di morte, da un tribunale delle Nazioni unite.

Tutto questo, che grazie anche a lei, è giunto a volte in televisione, con Pannella può diventare governo. Anzi, deve diventare il suo governo.

Chi dimentica il passato è condannato a ripeterlo: questo vale sempre, per ciò che è pubblico e per ciò che rimane privato.

La frase è di un poeta spagnolo, forse la pensava anche Roosevelt quando parlò della libertà di opinione, della libertà di espressione, della libertà dal bisogno, della libertà dalla paura.

Se posso darle un consiglio, caro Cavaliere, non affidi Forza Italia ai rottami nostalgici del nostro passato regime e dei suoi affari illeciti: liberi davvero Forza Italia, o si troverà a ripetere passati errori.

Leggo sui giornali che lei vuole "inventare" un ministero anche per Pannella: non c'è bisogno di inventare nulla. Il suo compito e la sua responsabilità sono già assolte quotidianamente: manca solo che gli vengano finalmente riconosciute.

Vedremo mercoledì sera, quando saremo tutti con lei a gridare Forza Italia, perché il Milan giocherà la semifinale contro il Principato di Monaco, e lei comunicherà la lista dei ministri, come prevede l'articolo 92 della costitizione, e non i veti dei suoi pesanti alleati. Sono veti dei capitali, dei nostalgici o dei nuovisti?

Lasci Arcore, Cavaliere, e venga a Roma dove è stato eletto. Questo anche è il centro che lei ci ha promesso.

Per la Bosnia, il Sudafrica, il Mediterraneo e l'Europa si può dare di più, signor Presidente.

 
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