Roma, 22 giugno 1994
"Non chiediamo a La Russa - e a chi la pensa come lui - di rinunciare ai propri convincimenti morali o al diritto di esprimere dei valori, ed anzi ci batteremo contro chiunque sinanche li deridesse.
Chiediamo a La Russa - e a chi la pensa come lui - di rendersi conto che lo Stato non č la chiesa delle chiese e che, in un regime democratico, chi rappresenta il popolo non ha il compito di far diventare la legge della propria coscienza legge di tutte le coscienze, né di tradurre in legge per tutti i propri, personali precetti morali.
Siamo laici e non č nostro compito, non sentiamo il dovere e non proviamo piacere nell'indagare se propositi e azioni altrui collimano. Fossimo come loro dovremmo chiedergli le analisi.
Detto questo il nostro impegno continua e non lasceremo che questo problema sia ancora "governato" con il moralismo politico: i risultati sono noti e sotto gli occhi di tutti."