Roma, 20 luglio 1994
La Camera dei Deputati,
RILEVATO CHE
- la pena di morte è oggi ancora prevista negli ordinamenti giudiziari di 132 Stati della comunità internazionale su 181 (116 per reati ordinari e 16 per reati eccezionali) ed è ancora applicata in 96 paesi, ivi inclusi alcuni di democrazia politica;
- numerosi paesi, anche a ordinamento democratico, applicano la pena di morte in circostanze escluse da convenzioni internazionali sui diritti umani (minore età o malattie mentali);
- la comunità internazionale è minacciata da violazioni delle più elementari norme del diritto internazionale umanitario, quali i crimini di guerra e contro l'umanità, nonchè da aggressioni territoriali e terrorismo;
- la gravità di tali violazioni nel territorio della ex-Jugoslavia, l'epurazione etnica, la violenza sistematica sulle donne, le stragi di civili sono realtà quotidiana;
- in alcuni paesi e situazioni, la pena di morte viene comminata in assenza di garanzie giuridiche e processuali, specialmente in caso di colpi di Stato e di guerre civili;
- in tali situazioni, l'applicazione della pena di morte è la fulminea e più probabile conseguenza del processo, in quanto pena esemplare ed immediata, e che spesso essa assume connotati di vero e proprio sterminio, poiché condanne a morte vengono eseguite nei confronti di individui rei di appartenere ad un medesimo gruppo, partito o fazione, o accusati solo di complicità morale;
- i colpi di Stato e le guerre civili spesso coinvolgono Stati limitrofi e si ripercuotono sul difficile equilibrio delle alleanze e dei sistemi di difesa a livello universale e regionale;
- le guerre civili rappresentano una minaccia alla sicurezza mondiale e rientrano nelle competenze del Consiglio di Sicurezza sulla base del capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite;
- occorre l'istituzione di un Tribunale penale Internazionale per dissuadere o punire i responsabili di tali atrocità, subordinando il principio di non ingerenza negli affari interni degli Stati al rispetto della dignità e dei diritti umani;
- il diritto di ogni essere umano a non essere ucciso a seguito di una sentenza o misura giudiziaria va affermato come fondamentale e inviolabile diritto della persona, in ogni ordinamento giuridico, con particolare riferimento a quegli Stati che abbiano in corso la revisione della loro Costituzione;
- la Risoluzione del Parlamento Europeo del 12 marzo 1992, laddove afferma che "nessuno Stato, e a maggior ragione nessuno Stato democratico, può disporre della vita dei propri cittadini prevedendo nel proprio ordinamento la pena di morte come conseguenza di reati, anche se gravissimi";
- lo Statuto del Tribunale Internazionale per i crimini commessi nella ex-Jugoslavia istituito dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il quale esclude in ogni caso la pena di morte;
- è in corso una campagna internazionale denominata "Nessuno tocchi Caino", condotta da cittadini e da parlamentari per l'abolizione della pena di morte nel mondo entro il 2000, a cui hanno aderito Premi Nobel, personalità della scienza, della cultura, numerose città, province e regioni italiane, e rappresentanti di tutte le religioni e di parlamenti di diversi paesi;
- una tappa di questa campagna è stata la marcia di Pasqua che si è svolta a Roma, il 3 aprile scorso, che aveva per obiettivi la moratoria delle esecuzioni capitali e la costituzione del Tribunale penale internazionale per i crimini contro l'umanità;
- la prossima tappa, con gli stessi obiettivi, è riferita all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite che si riunisce a New York da settembre a dicembre 1994, in occasione della quale si stanno preparando iniziative parlamentari e una mobilitazione internazionale;
IMPEGNA IL GOVERNO
- a fare propria la Risoluzione del Parlamento Europeo del 12 marzo 1992, laddove afferma che nessuno Stato, e a maggior ragione nessuno Stato democratico, può disporre della vita dei propri cittadini prevedendo nel proprio ordinamento la pena di morte come conseguenza di reati, anche se gravissimi;
- a sostenere e a promuovere presso la 49ma sessione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite l'stituzione del Tribunale internazionale permanente sui crimini contro l'umanità;
- a perseguire nell'immediato l'obiettivo giuridico, politico e morale della moratoria delle esecuzioni in caso di colpi di stato, di guerre civili o altre situazioni analoghe;
- ad adoperarsi affinchè, ove il Consiglio di Sicurezza riconosca che situazioni create da colpi di stato o da guerre civili costituiscano una minaccia alla pace e alla sicurezza mondiale, si ricorra, oltre che a tutti i mezzi previsti dalla Carta delle Nazioni Unite, anche alla moratoria delle esecuzioni capitali;
- a chiedere l'iscrizione all'ordine del giorno della prossima Assemblea Generale delle Nazioni Unite che si riunisce a New York da settembre a dicembre del 1994, di un punto relativo alla questione della pena di morte;
- ad adoperarsi affinchè sia posta in discussione una proposta di risoluzione che si ispiri ai seguenti principi:
a) il diritto di ogni essere umano a non essere ucciso a seguito di una sentenza o misura giudiziaria, anche se emessa nel rispetto della legge e della procedura, va affermato come fondamentale e inviolabile diritto della persona in tutti gli ordinamenti giuridici nazionali e come diritto umano nell'ordinamento internazionale;
b) è necessario stabilire subito una moratoria delle esecuzioni anche già decretate, affinchè il principio dell'indisponibilità allo Stato della vita di ogni uomo si affermi ovunque nel mondo entro l'anno 2000;
c) lo Statuto del Tribunale penale internazionale escluda la previsione della pena di morte per qualsiasi reato, così come sancito nello Statuto del Tribunale ad hoc sulla ex-Jugoslavia;
d) l'opportunità di attivare la procedura di contenzioso internazionale, ex art. 41 del Patto internazionale sui diritti civili e politici, nei confronti degli Stati contraenti che applicano la pena di morte in violazione dei limiti previsti dall'articolo 6 del Patto (estrema gravità del crimine commmesso, inapplicabilità nei confronti dei minori di diciotto anni e delle donne in stato di gravidanza);
e) l'opportunità di formulare sistematicamente obiezioni alle riserve che gli Stati, nel ratificare il Patto internazionale sui diritti civili e politici, oppongono alle limitazioni nell'uso della pena di morte previste dal Patto stesso, confermando con questa prassi l'evoluzione del diritto internazionale a sancire la nullità delle riserve agli accordi sui diritti umani."
Emma Bonino (riformatori), Diego Novelli (Rete-progressisti), Gianni Rivera (Patto Segni-misto), Pietro Di Muccio (F.Italia), Mauro Guerra (Rifondazione), Luciano Guerzoni (Progressisti), Domenico Maselli (progressisti), Carole Beebe Tarantelli (progressisti), Giuseppe Giacovazzo (PPI), Pierluigi Petrini (Lega Nord), Alfonso Pecoraro Scanio (verdi), Lucio Leonardelli (F.Italia), Giovanni Alemanno (AN), Luciano Caveri (Misto), Roberto Paggini (Misto).