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Partito Radicale Silvja - 27 settembre 1995
COMUNICATO STAMPA

Budapest-Roma, 27 settembre 1995

AL GOVERNATORE PATAKI UN GRAZIE PER IL SUO IMPEGNO PER LA LIBERTA' DEL TIBET, CHE E' PERO' IN GRAVE CONTRADDIZIONE CON IL RIPRISTINO DELLA PENA DI MORTE NEL SUO STATO DI NEW YORK. LETTERA APERTA DI LENSI E PIETROSANTI, CONSIGLIERI GENERALI DEL PARTITO RADICALE.

Massimo Lensi e Paolo Pietrosanti, Consiglieri Generali del Partito Radicale, rispettivamente con sede a Budapest e a Roma, hanno oggi rivolto la seguente lettera aperta al Governatore dello stato USA di New York, George E. Pataki, in visita in questi giorni in Ungheria e Italia:

Signor Governatore,

nel salutare con piacere e interesse la Sua visita in Ungheria e in Italia, cogliamo l'occasione per rivolgere a Lei, contemporaneamente, un ringraziamento e un invito. Insieme ad una riflessione, che auspichiamo nel massimo di amicizia Ella voglia gratificare della Sua attenzione.

Ella è in Europa in questi giorni per visitare due paesi le cui popolazioni sono accomunate da un sentimento e da una consapevolezza importanti. L'Italia è stato uno dei primissimi paesi al mondo che abbia espunto la pena di morte dal suo ordinamento penale, già nel primo Codice dello stato unitario Italiano, oltre un secolo fa. L'Ungheria ha nel suo Presidente di oggi uno dei più convinti assertori della inutilità e della odiosità della sanzione capitale, e quel paese ha cancellato la pena di morte dal proprio ordinamento quale uno dei primi e più significativi mutamenti legislativi del nuovo regime democratico.

L'Ungheria ha voluto segnare il passaggio ad un regime democratico con una riforma legislativa che ha abolito la sanzione di morte; l'Italia ha recentissimamente abolito anche la previsione di tale sanzione da parte del codice militare di guerra.

Ella giunge in questi paesi europei poco dopo essere stato l'artefice della reintroduzione della pena di morte nell'ordinamento del suo Stato di New York

Crediamo che il faro di democrazia rappresentato - per le nostre intelligenze come per i nostri cuori - dal Suo paese sia offuscato dal permanere della pena di morte, della soppressione legale della vita, nell'ordinamento del suo paese.

Allo stesso modo ciò è in contraddizione gravissima con una Sua scelta e decisione importante, e da estendere, esportare. Ella ha voluto che il Suo Stato dichiarasse "Tibetan Day" il 10 marzo scorso, in ricordo dell'insurrezione della capitale Tibetana Lhasa, il 10 marzo 1959, contro la sanguinaria occupazione della Repubblica Popolare Cinese.

Siamo impegnati con tutte le nostre forze e le nostre risorse nella lotta per la affermazione, con la nonviolenza, della democrazia in Tibet, e in Cina. Decisioni quali la Sua di ricordare la sollevazione di Lhasa e la repressione durissima ad essa seguita ci confortano.

Ma provocano una riflessione, che Le sottoponiamo.

Perché possa essere esteso, il metodo della democrazia deve essere credibile, forte di una piena credibilità. Siamo certi che tale credibilità - di cui abbisogniano tutti coloro, Ella compreso, che sono impegnati nella affermazione del diritto in Tibet e in Cina - non possa che trarre nocumento dal persistere nel Suo paese della previsione legislativa della pena di morte. Per dare maggiore forza alla comune lotta per la libertà del popolo tibetano e per la democrazia in Cina, per dare forza alla lotta per l'affermazione della democrazia e del diritto ovunque nel mondo, per dare forza alla lotta nonviolenta del Dalai Lama, mentre Ella si trova in due paesi della vecchia Europa, Le chiediamo di riflettere su questa contraddizione.

Con i migliori saluti

Massimo Lensi (Budapest), Paolo Pietrosanti (Roma)

Consiglieri Generali del Partito Radicale, transnazionale e transpartito

 
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