Agli occhi dello storico del prossimo secolo, l'anno 1992 sembrerà essere, per la Comunità, un anno singolare. Poco prima dell'apertura delle frontiere che simbolizzava l'avvento del Grande Mercato, la firma del Trattato di Mastricht apriva nuove prospettive per la costruzione dell'Europa. Qualche settimana più tardi, l'ampiezza del dibattito pubblico sulla ratifica del Trattato, e gli interrogativi radicali suscitati da esso, gettavano la Comunità in un periodo di turbolenze inaspettate. Su di un percorcorso che si credeva già tracciato, sorgevano nuovi problemi ed altrettante sfide. Annata densa di avvenimenti, riflessioni e ripensamenti, il '92 lo sarà ugualmente nel campo particolare della politica comunitaria di ricerca e di sviluppo tecnologico. Anche qui (e cio' non é senza legami con l'evoluzione generale ) la Comunità si trova ad una svolta. La politica comunitaria di ricerca e di sviluppo tecnologico é vecchia quanto la Comunità stessa. Sviluppatasi poco a poco nel tempo, puo' mettere al suo attiv
o dei risultati incontestabili. Sono state acquisite delle abitudini irreversibili di cooperazione, sono state create delle reti, che fanno oggi parte integrante del paesaggio scientifico europeo. In questo campo determinante per l'avvenire dell'Europa,non possiamo dire , tuttavia, che tutto cio' che ci si attendeva dalla Comunità sia stato fatto. Nel 1987, l'Atto unico dotava la politica comunitaria di R&S di un obiettivo politico chiaro: rinforzare le basi scientifiche e tecnologiche dell'industria europea, per rinforzare la sua competitività. Questo obiettivo, l'onestà mi obbliga a riconoscerlo, é lungi dall'essere stato raggiunto. Sul cammino di un'azione di portata più significativa su questo piano, la definizione e l'attuazione del 3· programma-quadro (1990-1994) hanno rappresentato un primo passo. Dotato di una struttura più chiara e leggibile dei suoi predecessori, concepito in maniera meglio ordinata, il 3· programma-quadro avrà avuto ugualmente l'occasione di lanciare diverse nuove iniziative a so
stegno immediato della creazione del Grande Mercato: le iniziative in materia di interconnessione dei sistemi telematici europei, per esempio, o il grande programma per stimolare la mobilità dei ricercatori. Al di là di questo passo iniziale, al punto di incontro dei limiti delle azioni intraprese fin qui e le sollecitazioni di un ambiente in via di mutazione, il 1992 avrà avuto l'occasione di definire, e poi di cominciare a propagare, una nuova strategia. Definita nella comunicazione della Commissione "La ricerca dopo Maastricht", questa strategia si appoggia sul Trattato di unione europea; sfrutta le prospettive offerte da quest'ultimo nel campo della R&S. In una parola, la strategia in questione si presenta come un sforzo risoluto di massimizzare l'impatto delle azioni comunitarie. Uno dei suoi assi maggiori é la concentrazione degli sforzi su un certo numero di tecnologie-chiave che offrono applicazioni industriali in numerosi settori. Nello sforzo di ottimizzazione intrapreso, si ritrovano in maniera mo
lto felice gli imperativi di efficacia e quelli politici. Già nel mese di aprile, la Commissione, anticipando gli sviluppi più recenti, si era impegnata ad identificare alcuni casi di applicazione del principio di sussidiarità - che é diventato il principio guida dell'azione comunitaria nel campo scientifico e tecnologico. La prima concretizzazione di questa nuova strategia la troveremo nella proposta del 4· programma-quadro (1994-1998).Cosí come lo vuole il Trattato di Maastricht, questo nuovo programma-quadro é strutturato in maniera razionale in quattro azioni distinte.Comprende la totalità delle attività comunitarie nel campo della R&S. In conformità con l'obiettivo identificato dal trattato come obiettivo maggiore della ricerca comunitaria, uno dei suoi grandi temi é il rafforzamento della competitività industriale europea. Per la prima volta esplicitamente, il Trattato ha messo la politica di ricerca al servizio di tutte le altre politiche comunitarie. In questo modo il 4· programma-quadro contiene un
certo numero di azioni portanti al miglioramento della qualità di vita individuale e sociale in Europa. Se il Tattato di Maastricht rappresenta un considerabile passo in avanti sul piano politico, esso sfortunatamente mette in moto, nel campo della ricerca, un processo decisionale assai pesante. Per prevenire una riduzione dei mezzi destinati alla ricerca comunitaria dovuti ad una adozione tardiva del 4· Programma-quadro, la Commissione ha, parallelamente, proposto un complemento finanziario al 3· Programma-quadro attualmente in corso. Allo stesso tempo, la Commissione ha razionalizzato la struttura amministrativa e le procedure di gestione nel campo della R&S, desiderosa di accrescere quell'efficienza degli strumenti che ha presieduto tutte le sue iniziative recenti. L'insieme di questi dispositivi é presentato e discusso nelle pagine di "dossier" che seguono. Questo contiene una descrizione delle numerose iniziative prese in questi ultimi tempi dalla Comunità per quanto riguarda la cooperazione scientifi
ca internazionale. In un mondo di interdipendenza crescente, si tratta di un campo in pieno sviluppo, sia a livello del continente sia a scala mondiale. Dedicare alla politica comunitaria di R&S, e alla nuova strategia nella quale questa politica si traduce, un numero intero della Lettera "CROCODILE" non é certamente eccessivo. Come qualsiasi altra politica, non si puo'attuare la politica di ricerca della Comunità senza un coinvolgimento stretto dei deputati nazionali ed europei, rappresentanti delle popolazioni: questo é senza dubbio il messaggio cruciale che viene fuori dal dibattito sul Trattato di Masstricht.In questo senso, lo sforzo di informarli qui intrapreso non ha niente di eccezionale. In futuro esso rappresenterà la regola.
Filippo Maria Pandolfi
Vice-presidente della Commissione della CE