La scienza moderna é nata in Europa e come deputato del Parlamento europeo e scienziato ne dovrei essere orgoglioso.Ciononostante devo essere sincero e forse scioccare un po': riposare sugli allori serve a poco se non a niente. Abbiamo già perso la nostra "leadearship" e rischiamo ulteriori danni se non agiamo velocemente. Se questo accadesse assisteremmo al declino graduale ed irreversibile della Comunità Europea sia sul piano puramente intellettuale sia su quello della competitività. Il pericolo é reale, il declino già in atto. Come prima constatazione la ricerca pura europea appare in buona salute, il Centro Europeo Nucleare di Ricerca (CERN), basato a Ginevra é una istituzione guida e ben gestita ed ha ottenuto importanti risultati, tra i quali la scoperta della "luce pesante". Inoltre utilizza normalmente il LEP, il più grande acceleratore di particelle del mondo.Il CERN é un'istituzione non comunitaria che include non soltanto gli stati membri dell'EFTA ma anche gli stati dello Spazio Economico Europeo
ed alcuni paesi non europei ed é stato fondato molto prima del Trattato di Roma. Per ragioni non ancora chiare e che hanno forse profonde radici storiche manca un meccanismo efficace di trasferimento dell'informazione dagli istituti di ricerca all'industria. I miei commenti sono validi sia per la ricerca pura sia per quella applicata. L'Europa vive anni di crisi economica e gli eventi recenti hanno dismostrato quanto sia fragile ancora l'unità europea. In tempi di ristrettezze la tendenza generale dell'industria, non solo europea, é quella di tagliare i fondi di ricerca, di limitarsi solamente ad attività che promettano ritorni e benefici a brevissimo termine e di appoggiarsi per il resto a contratti pubblici, sia nazionali che comunitari, che rappresentano in molti casi delle forme larvate di assistenza. In queste condizioni la tentazione é grande di privatizzare i profitti e rendere pubblica la spesa. Non tutti gli istituti europei sono strettamente integrati al più alto livello come hanno fatto da temp
o Amaldi e Scherrer per il CERN. Gli standard esistenti nelle varie università europee sono diversi tra di loro e sono preda di burocrazie che ostacolano ogni tentativo di armonizzazione e di comunicazione. I processi decisionali e di valutazione sia dei ricercatori sia dei risultati da essi conseguiti sono imperfetti ed in alcune nazioni, come l'Italia, sono caotici e distorti da una lunga tradizione clientelare sostenuta da un regolamento universitario unico al mondo per la sua inefficienza. In particolare la medicina italiana é stata posta ripetutamente sotto accusa per la quasi assoluta irrelevanza degli standard scientifici in quasi tutto il processo decisionale accademico ed ospedaliero. Lo scandalo recente creato da un concorso nazionale mal gestito per un posto di professore di ematologia ha suscitato uno scambio accalorato di lettere nella rivista "Nature". Questi mali sono peggiorati dall'ostilità popolare verso la scienza,. Gli scienziati sono visti come criminali che cercano di distruggere il pia
neta. Creazioni di mostri o alla meglio creature della notte che vivono nelle loro torri d'avorio. La rivolta popolare contro le attività di ricerca é mondiale con maggior prevalenza negli Stati Uniti. La carenza dell'industria e della ricerca europea sono particolarmente evidenti nel settore informatico, ormai in stato di emergenza costellato da crisi e ristrutturazioni delle maggiori case europee come Olivetti, Bull, Siemens e Philips. Che fare? Il 4· Programma-Quadro prevede quattro azioni:
1). Attuazione dei programmi di ricerca, di sviluppo tecnologico e di dimostrazione che promuovono la cooperazione tra imprese, centri di ricerca ed università. 2). Promozione della cooperazione in materia di ricerca, sviluppo tecnologico e di dimostrazione con i paesi terzi e le organizzazioni internazionali. 3). Diffusione e valorizzazione dei risultati delle attività in materia di R&S e dimostrazione comunitaria. 4). Stimolo della formazione e della mobilità dei ricercatori della Comunità.
Sono stati identificati 5 casi dove il principio della sussidiarità é intrinseco: 1). Azioni di "big science": che implicano azioni a carattere internazionale e che si traducono in grandi progetti. 2). Attività a priorità tecnologica: soprattutto nei settori delle tecnologie generiche capaci di influenzare numerosi settori economici ed industriali. 3). Attività finalizzate al grande mercato
4). Attività di ricerca pre-normativa: nei casi in cui l'acquisizione di dati scientifici e tecnologici é necessaria per fissare degli standards, delle norme e delle regole. 5). Attività in favore della Comunità scientifica europea: con il fine di sviluppare dei sistemi integrati di reti e di scambi su scala comunitaria. Il contributo totale previsto é di circa 14.700 Mecu nel periodo 1993-1997. Su questo programma e sulla cifra ricadono le incertezze che caratterizzano il Trattato di Maastricht. Al di là dei dettagli del Programma Quadro posso offrire alcuni commenti di fondo sulla ricerca europea.Penso che occorra costruire prioritariamente una rete decisionale comunitaria che valuti persone e risultati in base ad una logica imparziale e staccata dagli interessi locali. Purtroppo esiste una tendenza ad usare il principio di sussidiarità per proteggere interessi precostituiti e mantenere in vita strutture obsolete. Come regola i paesi della CE dovrebbero utilizzare esperti provenienti dall'intera Comunità
e , perché no, anche da tutto il mondo, specialmente dagli Stati Uniti e dal Giappone. Infine dovremmo incoraggiare, attraverso regimi fiscali appropriati i contribuiti privati ad istituzioni di ricerca. Mi rendo conto che in un momento di crisi come questo la mia proposta é impopolare ma bisogna ricordare il ruolo importante che tali contributi privati hanno avuto nel portare gli Stati Uniti in prima linea nello sviluppo scientifico e tecnologico mondiale. Già ora il sostegno privato e popolare nella ricerca contro il cancro assicura un'alternativa importante e vitale al finaziamento pubblico in molti paesi europei.
Tullio Regge, MPE