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CROCODILE - 1 novembre 1992
Tempi duri per la ricerca europea?

La spesa pubblica per la ricerca é in crecente declino in tutti gli stati membri della Comunità. Per esempio, nella nella Repubblica Federale tedesca riunita, la spesa pro capite per la ricerca é attualmente minore di quella della vecchia repubblica federale, anche se é evidente che la ricostruzione industriale nelle cinque nuove Länder é possibile soltanto se basata su un solido fondamento scientifico. La Germania non é un'eccezione:la Francia ed altri paesi della Comunità stanno anche riducendo gli investimenti per il futuro. Per quanto riguarda la ricerca comunitaria,c'é la preoccupazione che il Consiglio ridurrà il finanziamento raccomandato dalla Commissione. Non é escluso che nel 1993, di fatto meno denaro (fondi) del 1992 sarà disponibile. Inoltre, alcune operazioni dichiarate come progetti di ricerca sono soltanto vere e proprie operazioni industriali. Se il miglioramento degli studi televisivi sarà portato avanti come parte del progetto della TV ad alta definizione e l'esperimento sarà etichettato c

ome ricerca, questo vorrà dire uso fraudolento della ricerca. Il valore della politica della ricerca ha cominciato a diminuire a partire dagli anni '80.Ed il problema non va peggiorando soltanto nella Comunità Europea. Dobbiamo inoltre considerare sempre di più le nostre responsabilità verso l'Europa orientale e il Terzo Mondo. Cio' malgrado, tutto era cominciato bene : negli anni '80, la politica di ricerca comunitaria aveva una buona stampa. La cooperazione tra paesi riguardo la micro elettronica o le telecomunicazioni era divenuto un fatto di rutine per la politica di ricerca comunitaria. Dovremmo ora essere preoccupati che a seguito degli anni d'oro 1980, siano arrivati i "magri 1990"? Dovremmo forse pensare a nuove forme di finanziamento. Il ciclo innovativo diviene più corto e gli investimenti - anche per grosse imprese - divengono sempre più rischiosi. Il fatto che Toshiba, IBM e Siemens siano obbligate a mettersi insieme per sviluppare la tecnologia di un chip di 256 megabytes dimostra che perfino l

e società più grandi non sono più in grado di prendere un tale rischio da sole. C'é bisogno di nuove forme di finanziamento del rischio, dove la BEI puo' assumere un nuovo ruolo. Sta di fatto che le "alleanze strategiche" cosi' come sono state menzionate sopra sollevano il problema di cosa resti dell'autonomia industriale dell'Europa.Non dovremmo batterci per una divisione internazionale del lavoro, governata da meno concorrenza e più cooperazione? Si dovrebbe tener ben presente che un paese é partner di un certo valore solo se il suo standard scientifico é elevato. I ministri delle finanze consigliano di essere parchi. Ma non é forse altrettanto importante spendere soldi in maniera saggia? In fin dei conti, la conoscienza sarà necessaria per assicurare alla crescente popolazione mondiale di vivere in armonia con la natura. La tecnologia deve oggi essere compresa come un processo sociale che non ha solo dimensioni nazionali, ma anche europei ed internazionali. L'Europa investe troppo poco in questi compiti f

uturi. Il miglioramento della situazione nutrizionale(?) della popolazione mondiale, la politica sul clima et la produzione e offerta di energia pulita sono problemi mondiali. Nuovi accordi con i paesi terzi devono contenere la possibilità di cooperazione con la Comunità Europea nel campo della scienza e della tecnologia, con particolare applicazione ai paesi del Terzo Mondo. Altri possibili campi di certa importanza sono il taffico, l'istruzione, le telecomunicazioni, la biotecnologia e l'ambiente. La ricerca e la tecnologia devono assumere una dimensione mondiale per poter diventare anche un elemento della politica di aiuto allo sviluppo.

Dr. Rolf Linkohr, MEP

 
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