EditorialeCara amica, caro amico,
Il numero delle iscrizioni al PR aumenta ogni giorno. A meno di due mesi dall'inizio della campagna 1992 siamo giunti al 50 % del totale dell'anno scorso. In alcuni paesi, per lo piu' nell'Europa Centrale ed Orientale, e prima di tutto, in Russia ed in Croazia, stiamo per sorpassare o addirittura già sorpassando le cifre raggiunte alla fine del 1991.
Parallelamente si allarga il numero di paesi e di partiti ormai presenti nel nostro Consiglio Federale. Altri parlamentari, dalla Bosnia-Herzegovina, dall'Argentina, dall'Armenia, dall'Estonia, dalla Lituania, dalla Romania, dalla Croazia, dall'Italia, si sono aggiunti a quelli provenienti da piu' di 21 paesi già iscritti al transpartito transnazionale.
Mentre si moltiplicano questi segnali positivi, in Italia i radicali, presenti in una decina di liste diverse stanno affrontando, in assenza di qualsiasi garanzia di democraticità dei mass-media radio-televisivi, la prossima scadenza elettorale. Una lotta totalmente impari, il cui esito, non ce e non ve lo nascondiamo, condizionerà anche il prossimo futuro del nostro progetto, le nostre possibilità di rafforzare questo prototipo embrionale di partito transnazionale, transpartitico e nonviolento.
Questo appuntamento elettorale italiano vede una folta presenza di radicali. Segno che, come ha dichiarato Marco Pannella, "la lunga semina radicale comincia a produrre le sue messi". Una presenza anche molteplice che vede scendere in campo una "lista salveminiana e riformatrice", quella di "Massimo Severo Giannini e dei suoi compagni di battaglia", una lista "'verde' che ci istituzionalizza con serietà e vigore, conquistando
radici e forza nelle tradizioni laiche e umanistiche", una lista Pannella che, lo speriamo, si possa costituire "come ferro di lancia nell'intransigenza democratica, federalista, di classe, dei diritti umani e civili, degli umili, dei diseredati, dei nonviolenti e dei diversi, costruttori di nuovo ordine, di diritto, come nei momenti più drammatici e cristallini della nostra storia".
Un futuro quasi immediato nel quale dovrebbe inserirsi, a poche settimane da altre scadenze elettorali, in Croazia ed in Romania tra l'altro, anche il nostro congresso. Un congresso se non ancora di vera e propria fondazione-rifondazione, di avvio pero' di un processo che ci dovrebbe portare entro pochi mesi a darci nuove regole e nuovi "programmi" di azione.
Alla preparazione di quest'appuntamento stanno lavorando vari compagni nelle commissioni tematiche che conoscete. Molti sono i nodi che dovremmo sciogliere, in particolare quello della configurazione del Partito Transnazionale. Potremmo per esempio continuare a tenere un congresso annuale aperto alla partecipazione di tutti gli iscritti ? E se sì, a quali condizioni ? Con quali soldi ? E se no, quali potrebbero essere le alternative percorribili ? Altra domanda, di non poco conto, come potremmo fare per garantire, tra due congressi, il "momento unitario" della nostra impresa, tenendo conto della diversità dei nostri impegni "nazionali" o "settoriali" ?
Di questa riflessione, di questa preparazione avete potuto prendere conoscenza, anche se in modo purtroppo limitato, tramite questi ultimi numeri "speciali" del "Partito Nuovo" e di Lettera Radicale. Ora pero' abbiamo urgente bisogno delle vostre idee, delle vostre proposte, delle vostre riflessioni sul come dovrebbe configurarsi questo nostro strumento, questo partito transnazionale, transpartitico e nonviolento e sul come dovremmo sviluppare le campagne sulle quali ci siamo uniti.
Questo quadro pero', non sarebbe completo se non vi ricordassimo che la preparazione di questo nostro appuntamento risente anche della precarietà delle nostre attuali condizioni finanziarie. Precarietà che rimarrà tale - e lo ripeteremo ancora - fino a quando, dai paesi ricchi, dall'Italia, dalla Comunità europea, centinaia e centinaia di persone non si iscriveranno al PR così come sta avvenendo in questi giorni nell'ex-impero sovietico.
Questa "essenzialità" dell'aspetto finanziario della nostra impresa la dobbiamo ribadire, anche a quanti dall'Ungheria, dalla Romania, dalla Russia, dall'"Est" o dall'Africa ci scrivono per dirci che, mentre noi stiamo cercando milioni di dollari per portare avanti il nostro progetto, il loro problema quotidiano è quello di lottare per pagare l'affitto, per mangiare, per, in poche parole, sopravvivere.
Mai come oggi, se non nel 1982, nel 1983, negli anni piu' duri della nostra campagna contro lo sterminio per fame, ci è sembrato cosi' doveroso oltre che necessario sottolineare che il nostro problema non puo' essere quello di affrontare questa o quella emergenza, ma quello di dare ad ognuna di esse dignità politica e, in questa prospettiva, di lottare perchè vengano affrontate e trattate come priorità politiche dalle varie istituzioni competenti.
Diverse rimangono quindi le questioni che dobbiamo affrontare per di piu' contemporeanamente: individuare le risorse finanziarie che ci consentano di andare oltre questi momenti particolarmente difficili, coinvolgere nuove risorse umane, concepire nuovi obiettivi e stabilire nuove scadenze per le nostre campagne e, last but not least, immaginare e progettare un modello di partito che ci metta strutturalmente nelle condizioni di affrontare queste numerose sfide politiche. Una questione, quest'ultima, che speriamo di poter approfondire sin dal prossimo numero di Lettera Radicale con alcune prime considerazioni e proposte concrete.
A qualcuno tutto questo potrà apparire molto terra-terra, se non di una quasi insostenibile pesantezza. Per di piu' in un momento in cui apprendiamo - con settimane di ritardo a causa anche delle nostre tuttora numerose debolezze organizzative - la morte del nostro compagno e amico, Momcilo Vukasinovic, a Bjelovar, sul fronte di giustizia e libertà che anche lui aveva scelto. Per noi cosi' non è. A Momo, a quanto ha fatto e a quanto è stato, non possiamo e non vogliamo offrire nient'altro che il nostro continuare, testardi, questa sua e nostra impresa. Nella speranza che, grazie al nostro essere organizzati insieme nella nonviolenza, potremmo anche impedire ad altri, domani, di essere costretti come lui ad uccidere e ad essere ucciso. Ci dai una mano?