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Jadrejcic Tamara, Manzi Silvja - 31 dicembre 1994
Processo a Milosevic: il ruolo dell'esercito (4)

IL RUOLO DELL'ESERCITO NELLA REALIZZAZIONE DEL DISEGNO DI MILOSEVIC E DELLA GRANDE SERBIA

a cura di Tamara Jadrejcic e Silvja Manzi

SOMMARIO: Viene analizzato in questo capitolo la sostanziale convergenza politica tra Milosevic e ampi settori della JNA, l'Armata Nazionale Jugoslava (unica istituzione rimasta centralizzata nella Jugoslavia post-titoista), una convergenza che si è concretizzata negli lunghi anni dell'ascesa al potere del dittatore serbo con un gioco di reciproco appoggio.

- 1984 - al governo, per il gioco delle rotazioni, va un gruppo dei leaders più giovani con tendenze neo-conservatrici e sostenuti dai militari (l'unica istituzione rimasta centralizzata), ma non riesce a consolidarsi

- maggio 1988 - (Slovenia) manifestazioni contro l'Armata

- 4 dicembre 1990 - intervista del ministro federale della difesa Veljko Kadijevic al settimanale Danas di Zagreb, dove esprime chiaramente quale è, e sarà, la posizione dell'esercito (per la Jugoslavia unita, contro gli eserciti nazionali)

- 5 febbraio 1991 - Milosevic nella sua dichiarazione ai giornalisti:

con l'affermazione che "la Jugoslavia è l'unico paese in Europa nel quale si sono verificati i fenomeni della restaurazione delle forze del fascismo e del genocidio", come "il più grande presupposto concreto per la futura soluzione efficace della crisi", chiede "primo, di svolgere il disarmo, cioè di attuare in modo rigoroso le decisioni della Presidenza della RSFJ e le misure che a base della Costituzione e delle leggi esegue l'Armata popolare jugoslava".

(dal settimanale Danas di Zagreb, 5 febbraio 1991, numero 468, pag. 9-11, autore Jelena Lovric)

- 2 marzo 1991 - incidente serbo-croato a Pakrac, la minoranza serba occupa alcuni edifici pubblici e si impossessa di armi, scontri a fuoco con la milizia territoriale croata e l'intervento dei cingolati federali

- 7 marzo 1991 - l'assemblea slovena decide di non inviare più le proprie reclute nell'esercito

- 13 marzo 1991 - incontro segreto tra Kadijevic (ministro della difesa jugoslavo) e Iazov (ministro della difesa russo) a Mosca; nel suo libro "Kako je srusena Jugoslavija" (pag. 25) Stipe Mesic dice: "(...) La riunione è stata ripresa il 14 marzo. Allora non sapevo che la riunione sarebbe stata ripresa il 14 invece del 13 per via di Kadijevic. Attuando lo stato d'emergenza nel paese, lui voleva mettersi d'accordo con i generali russi e il 13 marzo stava pianificando le azioni golpiste a Belgrado e a Mosca con il generale Iazov, Ante Markovic lo scoprirà solo alcuni mesi dopo quando andrà al confronto diretto con Kadijevic" (in quel periodo Markovic era il capo del Governo jugoslavo, ndt)

- 8 aprile 1991 - processo in contumacia al ministro croato di difesa, Spegelj, davanti al Tribunale militare federale a Zagreb

- 12 aprile 1991 - alla domanda di Cvetkovic, Presidente dell'Assemblea del comune di Svetozarevo - Quale sarà la strategia della Serbia se la Jugoslavia si disintegrerà? - Milosevic ha risposto:

"Per quanto riguarda l'Armata, ecco, qui abbiamo il generale dell'Armata e l'Armata come saprete deve sempre avere il comandante, deve avere qualcuno che la comandi. (...) Di quale putsch si tratterebbe se domani l'Armata, applicando i suoi poteri costituzionali, andasse a disarmare quelle formazioni dell'HDZ? Non si tratterebbe di putsch. L'Armata deve disarmare le formazioni paramilitari nell'interesse della difesa dell'ordinamento costituzionale, mentre (v.c.t.) nella Costituzione c'è scritto che essa deve difendere dalla violenza, che il suo obbligo è di difendere la pace nel paese e l'integrità territoriale. Se qualcuno vuole con la violenza, con gli attacchi contro i villaggi serbi, sottrarre questa parte e staccarsi dalla Jugoslavia è logico aspettarsi che l'Armata debba intervenire. Mi sembra logico."

(dal settimanale NIN di Belgrado, 12-4-1991)

- 29 aprile 1991 - l'Armata occupa il villaggio croato Kijevo (20 km da Knin)

- aprile 1991 - la Croazia crea la Guardia nazionale croata, che sostituisce la forza di difesa territoriale, è formata dal personale militare della JNA della Croazia

- 6 maggio 1991 - manifestazione a Spalato contro il blocco di Kijevo (1 soldato federale ucciso)

- 30 maggio 1991 - Milosevic presenta al Parlamento serbo la proposta in 5 punti per la soluzione della crisi jugoslava

- 25 giugno 1991 - la Slovenia e la Croazia proclamano la propria indipendenza.

- 27 giugno 1991 - l'intervento dell'esercito federale in Slovenia, l'esercito conquista le dogane (d'accordo il primo ministro federale Markovic e il ministro difesa Kadijevic), ma gli sloveni tolgono luce e acqua alle caserme

- 27 giugno 1991 - si combatte a Ljubljana, dove entra in vigore il coprifuoco

- 2 luglio 1991 - il generale Adzic, capo di Stato maggiore, dichiara ufficialmente lo stato di guerra

- 7 luglio 1991 - dalla dichiarazione speciale di Milosevic: "(...) tenendo conto delle attuali minacce di guerra che sono presenti nel nostro paese, ritengo che la JNA (Esercito popolare jugoslavo, ndt) deve trovarsi su quei territori che sono abitati dai popoli che vogliono vivere nella Jugoslavia insieme e in pace. Mentre quelli che non vogliono rimanere nella Jugoslavia e che nell'Esercito vedono un esercito d'occupazione dovrebbero da ora in poi provvedere da soli alla propria difesa e sicurezza."

(dal quotidiano Politika, Belgrado, 7-7-91)

- luglio 1991 - numerosi attacchi degli irregolari serbi, con l'appoggio dell'esercito federale, in molte regioni della Croazia

- agosto 1991 - attacco massiccio dell'esercito federale in Slavonia Occidentale

- 23 agosto 1991 - Tudjman lancia l'ultimatum all'Armata: se non cessa di appoggiare le formazioni irregolari serbe, la sua presenza in Croazia sarà considerata un'occupazione

- metà settembre 1991 - assalto croato contro le caserme dell'esercito federale

- 17 settembre 1991 - l'esercito federale blocca i porti dalmati

- novembre 1991 - l'esercito si ritira formalmente dalla Croazia

- 1 ottobre 1991 - l'esercito federale bombarda Zara e Dubrovnik

- 5 ottobre 1991 - Tudjman si presenta alla televisione per richiamare alla "mobilitazione generale"

- 7 ottobre 1991 - i MIG federali bombardano il Palazzo Presidenziale a Zagreb

- 13 ottobre 1991 - Vance incontra a Belgrado Markovic, Milosevic, il ministro della difesa e il capo di Stato maggiore

- metà ottobre 1991 - l'assedio di Dubrovnik

- 26 ottobre 1991 - l'esercito federale intima ai difensori croati di abbandonare Dubrovnik

- 17 novembre 1991 - la caduta di Vukovar dopo 91 giorni d'assedio

- 6 dicembre 1991 - i bombardamenti danneggiano il centro di Dubrovnik

- 21 dicembre 1991 - bombardata l'Istria, 2 MIG sganciano ordigni sull'aeroporto di Orsera

- 25 dicembre 1991 - assediata Osijek

- 29 dicembre 1991 - 6 missili cadono alle porte di Zagreb

- 3 gennaio 1992 - 15· cessate-il-fuoco, si fermano i combattimenti in Croazia

- 6 gennaio 1992 - Boutros-Ghali decide di inviare in Jugoslavia i primi 50 osservatori militari delle NU;

- 7 gennaio 1992 - i MIG federali abbattono un elicottero degli osservatori europei vicino Varazdin

- 8 gennaio 1992 - Belgrado ammette l'"errore", all'interno dell'Armata vengono eliminati sloveni e croati, a partire dal ministro della difesa federale Veljko Kadijevic, il suo vice, lo sloveno Stane Brovet, e il comandante dell'aviazione federale, il croato Zvonko Jurjevic, al loro posto arrivano Blagoje Adzic, il suo vice Marko Negovanovic e Zivota Avramovic (autore della repressione del '81 nel Kosovo)

- 29 febbraio 1992 - referendum sull'indipendenza in Bosnia (64% sì), i serbi boicottano le urne e bloccano con barricate Sarajevo, Izetbegovic chiede l'intervento dell'esercito che fa da garante; Karadzic annuncia che i suoi uomini si opporranno in qualsiasi modo all'indipendenza

- 6 aprile 1992 - inizia l'assedio di Sarajevo

- 7 aprile 1992 - gli Stati Uniti riconoscono Slovenia, Croazia, Bosnia-Erzegovina; i serbi bosniaci proclamano la "Repubblica serba di Bosnia"; l'esercito federale jugoslavo prende posizione attorno a Sarajevo;

- 8 aprile 1992 - Izetbegovic dichiara lo stato d'emergenza in Bosnia-Erzegovina;

- 2 maggio 1992 - Izetbegovic di ritorno da Lisbona viene fermato all'aeroporto da soldati federali

- 3 maggio 1992 - il presidente bosniaco viene rilasciato

- 8 maggio 1992 - sotto la minaccia dell'embargo ONU, la Serbia decide il ritiro di tutti i soldati residenti in Serbia e Montenegro dalla B/E; se ne va Adzic, poi Milutin Kukanjac, capo del JNA in B/E (al suo posto arriva Mladic), Negovanovic; il nuovo capo di Stato Maggiore è Zivota Panic (che inoltre sarà il primo comandante di un'armata completamente serba); schieramento (v.c.t.) tra gli "jugoslavisti titoisti" e i "panserbisti"

- maggio-giugno 1992 - le truppe dell'esercito federale si ritirano "ufficialmente" dalla B/E, lasciandosi dietro le truppe serbe della JNA di Bosnia e i loro equipaggiamenti

- 30 giugno - 2 luglio 1992 - manifestazioni di protesta a Belgrado, carri armati nel centro della città

- 30 settembre 1992 - il tribunale di Varazdin condanna a 20 anni di reclusione il comandante della base di Bihac e il pilota del MIG che il 7 gennaio 1992 abbatté un elicottero CE (i 2 vivono liberamente in Serbia)

- 10 gennaio 1993 - dall'incontro con i giornalisti a Cuprija (Serbia centrale), dopo le conclusioni delle esercitazioni di difesa anti-aerea, del capo di Stato maggiore dell'esercito federale Zivota Panic, mentre a Ginevra si svolgeva la Conferenza di pace:

"(...) Abbiamo invitato voi giornalisti, perché il mondo sappia che cosa accadrebbe se fossimo attaccati. (...) Noi dovremmo allora abbattere alcuni aerei... così l'aggressione finirebbe. (...) A causa delle pressioni internazionali" tutti i dispositivi di difesa anti-aerea della Federazione "sono stati posti in pieno allarme".

(dall'ANSA '93, 10-1-93)

- 9 aprile 1993 - intervista a Simo Drljaca, rappresentante in carica del Ministero degli Interni della Repubblica serba di Bosnia, su "Kozarski Vjesnik":

"Le forze di polizia, con i servizi segreti inclusi, hanno eseguito i miei e gli ordini del Centro di Sicurezza Pubblica di Banja Luka, e del Ministro dell'Interno. (...) La cooperazione tra l'esercito della Repubblica serba e i suoi ufficiali (v.c.t.) è stata eccellente. Si è svolto un lavoro comune per eliminare i traditori, per vigilare i punti di controllo, per sedare manifestazioni contro l'ordine pubblico e per combattere i gruppi terroristici"

(dal Rapporto Bassiouni)

- settembre/ottobre 1994 - Josip Manolic, ex capo dei servizi segreti Szup - Ufficio per la difesa della costituzione -, in un'intervista a Panorama:

"Noi croati, sino a oggi, abbiamo vinto la partita con i serbi. Loro hanno potuto contare fin dall'inizio sulla struttura centralizzata dei vecchi servizi jugoslavi (Kos e Udba e VII direttorato del ministero degli Esteri)." La creazione di una Grande Croazia che comprendesse l'Erzegovina "è stata fin dall'inizio uno degli obiettivi strategici degli erzegovinesi e di Tudjman, che si accordò segretamente con il leader della Serbia Slobodan Milosevic. (...) Nel 1992-93 Zagreb e Belgrado hanno tentato di dividersi la Bosnia, senza tenere conto che i musulmani avrebbero lottato fino alla morte per difendere il loro territorio. (...) So che Belgrado è pronta a sacrificare Karadzic e i suoi fedelissimi, con un bagno di sangue. Ma non dovete credere alla promessa di interrompere i rifornimenti economici e militari ai serbo-bosniaci. Questo non avverrà mai."

(Panorama, 7 ottobre 1994)

- 17 settembre 1994 - in un articolo sul quotidiano "La Stampa" la giornalista Ingrid Badurina afferma che:

gli "ufficiali del generale Mladic, comandante in capo delle forze serbo-bosniache, (...) sono tutti rimasti sulla lista paga dell'esercito jugoslavo di Belgrado"

(La Stampa, 17 set. '94)

 
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