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Archivio Lista Pannella Riformatori
Gandus Valeria, Pannella Marco - 16 marzo 1992
MARCO VUO' FA' L'AMERICANO.
Campagna elettorale/ il caso Pannella

di VALERIA GANDUS

SOMMARIO: "Voto uninominale, come negli USA. Ordine pubblico. Droga. Il leader radicale torna in sella. Con rabbia"

(PANORAMA, 22 marzo 1992)

Per essere un fantasma, gode di ottima salute: il colorito è roseo, il fisico prestante, la voce limpida, nonostante i due pacchetti quotidiani di pestilenziali Celtique. Con buona pace di chi lo dava per politicamente morto, Marco Pannella è tornato. A modo suo: primo caso italiano di fondatore di una lista che porta il suo nome, imperversa sulle tv private, fa il pieno nei teatri di provincia dove tiene applauditissimi comizi, sconcerta simpatizzanti e antipatizzanti con le sue dichiarazioni (l'ultima, sulla morte di Salvo Lima, vittima di "una crocefissione vile e sgangherata").

Del leader radicale, protagonista delle più importanti battaglie per i diritti civili, si erano, negli ultimi tempi, confuse le tracce. Chi lo segnalava in Jugoslavia, impegnato ad appoggiare le minoranze croate; chi a Strasburgo, a dar forma al sogno federalista di Altiero Spinelli; chi, ancora, a Roma, a organizzare la campagna referendaria e litigare con qualcuno, preferibilmente con gli amici: Mario Segni, Massimo Severo Giannini, Francesco Rutelli.

Ora eccolo lì, in giro per l'Italia, ubiquo, seducente e fresco come una rosa, che ammalia la platea di un teatro a Biella, gli spettatori di una tv commerciale a Torino, il pubblico di una piazza a Catania. Ovunque ascoltato, applaudito, incoraggiato. "Dopo anni di assenza dal video, di Stato e privato, avevo dei dubbi sulla mia immagine" confessa. "Potevo essere logoro". E invece va da Funari e la trasmissione ottiene il massimo dell'ascolto. Lo stesso succede con Piero Chiambretti. E anche con Maurizio Mosca che, per la prima volta in vita sua, vede l'Appello del martedì battere il Processo del Lunedì di Biscardi.

Ancora popolare, dunque. Ma, dicono gli avversari, solo. Tanto da fondare una nuova lista, la Lista Pannella, senza tanti vecchi amici emigrati in altri gruppi e partiti: dai verdi ai referendari di Giannini, ai socialisti. Guai a dirglielo, però. Subito Pannella tira fuori un elenco impressionante, 111 deputati non italiani provenienti da 21 Paesi, tutti iscritti al Partito radicale o membri del comitato federale. Due premi Nobel (l'irlandese Mairead Maguire Corrigan e l'americano George Wald), più svariati protagonisti della politica e della cultura mondiale (uno per tutti lo scrittore Gore Vidal) anch'essi radicali. E infine, sorpresa, un ministro e 31 italianissimi deputati di sette partiti o gruppi, membri di quel consiglio federale di cui lui, Pannella, è presidente. Il ministro è Carlo Tognoli, socialista. Degli altri 31 fanno parte tutti i radicali storici, i famosi "ex" ("Ma quali ex!" si arrabbia subito Pannella) con doppia tessera, nonchè molti altri iscritti eccellenti: da Giacomo Mancini a Stefa

no Milani (Psi), da Gianni Mattioli ("Un verde che in passato era stato fortemente antiradicale") a Tomaso Staiti di Cuddia (ex, lui davvero, del Msi), a Willer Bordon (Pds). Tutti uniti nel sogno di un transpartito che costringa, come dice Pannella "a fare i democratici in conto proprio, non con mamma-partito, creando le cose".

Altro che solo. "Si può forse considerare scomparso un partito che a tempo di record raccoglie per primo le firme su nove referendum? E'vero, Segni e Giannini (grazie alla macchina organizzativa messa in moto dal radicale Peppino Calderisi) sono arrivati a quota 1,3 milioni. Ma quando? Quando noi avevamo già garantito la quota sicurezza. E le firme per i nostri referendum su finanziamento pubblico dei partiti e droga, le abbiamo raccolte da soli, contro tutti. Una formazione politica si giudica per la sua efficacia".

Peccato che quella formazione politica, il 5 aprile, non si presenterà alle elezioni. Ci sarà, invece, la Lista Pannella, composta da radicali storici come Emma Bonino, Gigi Melega, Adele Faccio, Roberto Cicciomessere, antiproibizionisti come Marco Taradash, nuovi acquisti come Gabriella Fanello Marcucci, direttrice dell'archivio storico della Dc, "una democristiana storica che non smentisce la sua storia".

Ma c'era bisogno di questa nuova lista? E per fare che cosa? "Le battaglie di sempre: quella antiproibizionista, quella per l'unificazione delle forze di polizia, quella per la riforma istituzionale, di cui rivendico l'assoluta continuità e supremazia nel lavoro: io ne parlo dal 1968, e Segni riconosce che è stato convinto da me a fare questi referendum". E che fine farà il glorioso Partito Radicale? Il vero transpartito: "Sergio Stanzani andrà in televisione a dare l'elenco di quanti del Pr stanno il altre liste: 200 candidati di cui alcuni nei verdi, altri nei liberali, altri ancora nei socialisti, oltre a quelli nella Lista Pannella". Altro che patto elettorale alla Segni. "Io mi sono inventato, per rigore, questa storia della lista, e mi presento come persona, per marcare il fatto che non esiste nemmeno il tentativo di dar vita a un'organizzazioncella che prenda il posto del Pr. E invece tutti ad arricciare il naso, a dire "però", "ma perchè", "ma che peccato". Se invece di Pannella fosse Craxi o chiunqu

e altro a dire "Si sono iscritti al mio partito 200 parlamentari", che succederebbe?".

BAILAMME DI SIGLE

Ma non è Craxi che si è inventato il "transpartito transnazionale". E non son di Bettino gli amici che rimpiangono le battaglie per il divorzio e l'aborto, sconcertati dal bailamme di sigle, gruppi e partiti timorosi di disperdere il voto, contribuendo a rendere ancora più frammentato il prossimo Parlamento. "Ma davvero credi che fosse meglio un Parlamento in cui tutti erano intruppati nel Pci, nel Psi, nella Dc? Se ci sarà una riduzione dei grossi partiti, sarà solo un bene! Della bancarotta fraudolenta italiana sono responsabili i grandi partiti, mica i piccoli!".

Ma che probabilità reale ha l'eterogenea pattuglia pannelliana di entrare in Parlamento? "Ripeto quello che dissi nel 1976: se uno solo di noi entrerà in Parlamento, per un millesimo lo cambierà e non ne sarà cambiato". E che cosa ci andrà a fare quel deputato, in Parlamento? "Per quanto ci riguarda, dai tempi del divorzio e dell'aborto non è cambiato proprio niente. Allora una piccolissima pattuglia, senza nemmeno un deputato, riuscì a impegnare il Parlamento e quindi a far votare una legge su un tema, il divorzio, che accendeva il Paese. Qual'è, oggi, il nuovo argomento che appassiona la gente, che la fa incazzare e discutere? Lo strapotere della partitocrazia: senti la vecchia, al mercato, che con cattiveria, addirittura con odio, dice: "I partiti sò tutti ladri, tutti uguali". E lo stesso il pensionato che non riesce a campare con quei quattro soldi. Tutti quanti, insomma, hanno capito che è il sistema, questo sistema politico, che non funziona. E vogliono cambiarlo. Bene, ancora una volta trovano noi pr

onti ad aiutarli". Come? Riformando, innanzitutto, questo sistema decrepito. E responsabilizzando i singoli uomini politici, ora tutti protetti dalla mamma-partito. "La gente vuole poter scegliere i candidati dopo averli guardati bene in faccia, vivisezionati e ascoltati dalla loro viva voce i programmi. Noi chiamiamo questo nuovo sistema "uninominale". La gente, "all'americana", come ha imparato dai film, o dalla televisione, con George Bush e il "supermartedì". Così come quando parli alla gente di antiproibizionismo e ricordi alla gente Chicago e i gangster. Capisce, perchè tutto ciò fa parte del loro vissuto. E la politica, nell'immaginario collettivo, è il candidato".

UNINOMINALE

La battaglia per l'uninominale secca, come quella per il divorzio? Che possibilità di successo ci sono. "Nel 1966 avevamo due deputati con noi, Fortuna e Baslini, e la politica italiana unanime contro. Dicevano che la battaglia sul divorzio era ideologicamente corretta ma non opportuna. Ma quando grazie a quel giornalaccio di Abc la cosa ha circolato un pò e la gente ha cominciato a riflettere, abbiamo vinto: la legge è stata approvata nel 1970. La battaglia grossa era già stata vinta in un Parlamento dove non c'era nessuno di noi. Il referendum è stato solo una passeggiata. Il problema, ora, è questo: se oggi noi abbiamo di nuovo la gente che dice "votiamo all'americana" (come allora, contro i partiti, diceva "vogliamo il divorzio") possiamo vincere".

Le sfide, del resto, non hanno mai fatto paura a Pannella. "Due anni e mezzo fa, quando lanciammo la parola d'ordine dell'antiproibizionismo, ci guardavano come poveri pazzi. Oggi quella battaglia, tra la gente, è già virtualmente vinta: il nuovo Presidente dell'Ordine dei medici, il repubblicano Danilo Poggiolini, è uno dei nostri, membro del Cora e primo presentatore del referendum sulla legalizzazione della droga. Il Parlamento europeo ha cambiato di 180 gradi la politica sulle tossicodipendenze. L'unico a credere all'efficacia delle repressione è rimasto Vincenzo Muccioli".

 
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