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Pannella Marco, Berti Marco - 10 novembre 1992
»Quest'opposizione è peggio del governo
Intervista al leader radicale dopo l'intesa con il presidente del Consiglio per la revisione della legge antidroga.

Pannella spiega perché difende Amato. »Ma non sarò la sua stampella ."Quest'opposizione è peggio del governo"

di Marco Berti

- "E' triste, ma i partiti d'opposizione sono irresponsabili e demagogici. Questo esecutivo è l'istituzione meno partitocratica che abbiamo in giro". "Il carcere non è un deterrente per i drogati".

- Critiche a De Mita e Miglio su riforme e Bicamerale: "Tutti cercano un alibi per impedire cambiamenti che facciano scomparire i partiti. Invece servirebbe l'uninominale secco all'americana"

SOMMARIO. Dopo l'accordo con il presidente del consiglio Amato su alcune iniziative legislative relative ai temi referendari, Marco Pannella è intervistato sui principali temi politici e su questo suo "nuovo ruolo di consigliere del principe": »non ho prìncpi, ma princìpii ai quali, come pochi, sappiamo dare anche valore di principio vero di qualcosa ; droga: »la giustizia è letteralmente travolta, paralizzata dalla miriade di processi a tossici e consumatori, così come l'opera delle polizie, a scapito della gente e della lotta contro la grande criminalità ; referendum: »i referendum sono mezzi per ottenere determinati obiettivi. E se questi obiettivi vengono realizzati per il risveglio che le richieste referendarie provocano nei governi e nei Parlamenti, tanto meglio ; commissione bicamerale sulle riforme istituzionali: »come se il Gran consiglio del fascismo, il 25 luglio, avesse chiesto a Mussolini di preparare una nuova costituzione antifascista ... il problema è comunque semplicissimo ... se si adotta i

l sistema uninominale secco, all'americana, otteniamo il risultato della chiusura di tutti gli attuali partiti ; ingresso nella maggioranza: »per il mio paese, e la coscienza civile e umana di molti, ho forse avuto la ventura di poter fare molto di più, in povertà di ogni tipo, ivi compresa quella di poteri e di forza istituzionale ... potrebbe accadere che, in situazione di disastro e di pericolo di insuccesso gravissimo, potrei guidare un governo, non farne parte ; appoggio all'attuale governo dei partiti: »l'opposizione per ora è peggio, più debole, più divisa, più partitocratica, più demagogica, più irresponsabile di questo governo ... questo governo è l'istituzione meno partitocratica che abbiamo in giro ; la nuova guida del Psi: »mi auguro, come Martelli, che non vi sia più, ben presto, nessuno dei partiti tradizionali ... occorrono due o tre partiti davvero nuovi .

(IL MESSAGGERO, 10 NOVEMBRE 1992)

D. Onorevole Pannella, dopo l'intesa con Amato per rivedere la legge antidroga, come si sente nel suo nuovo ruolo di consigliere del principe?

R. "Sbaglia indirizzo! Non ho prìncipi, ma princìpii ai quali, come pochi, sappiamo dare anche valore di principio vero di qualcosa. Mentre in Italia, quando qualcuno dice "in linea di principio", vuole invece dire che nei fatti vuole e farà altre cose. Con Amato è in corso un incontro come ne ho avuti in passato con altri, a cominciare da Pertini, per fare un esempio. Sono più di trent'anni che noi ci occupiamo di droga, di proibizionismo e antiproibizionismo, di mafia, di diritti civili e di questioni umane. La gente per strada mi va ripetendo quando vi mettete in testa qualcosa... E questo è vero per le demolizioni dei nuovi abusivismi della XIII circoscrizione di Roma, e ovunque altrove, dove mi sarà possibile, anche a Fiumicino, se mi vorranno sindaco. Così come è vero per la scelta elettorale, quella classica anglosassone, l'uninominale secco, americano, per intenderci".

D. Sull'onda della svolta di Amato si è creato un fronte "antiscarcerazione". Si dice che, una volta fuori dal carcere, migliaia di giovani torneranno nelle strade, a morire.

R. "Di questo si discute da decenni. Si è tentato con la Jervolino-Vassalli, che pur aveva una sua parte positiva, di fare del carcere un approdo improbabile, limitato, individuando altri percorsi. Di fronte alla constatazione che così non è stato, anche per la situazione complessiva della nostra società e delle nostre istituzioni, si sono formate tre emergenze gravissime, vere e proprie bombe a orologeria che stanno per esploderci addosso. 1) Almeno la metà dei cinquantamila carcerati è dentro per reati connessi alla droga. Le carceri esplodono. I tossicodipendenti e i puri consumatori vengono valutati a 12/13.000. La crescita è rapidissima. Le condizioni carcerarie, comprese quelle degli agenti di custodia, delle strutture e dei servizi sanitari, rischiano di divenire distruttrici più che mai, criminogene oltre che "drogogene". 2) La giustizia è letteralmente travolta, paralizzata dalla miriade di processi a tossici e consumatori, così come l'opera delle polizie, a scapito della gente e della lotta contr

o la grande criminalità. Occorre intervenire immediatamente. 3) Non solamente dal mondo cattolico, ma da ogni parte, si constata che la paura, la minaccia e il carcere, usati come deterrenti alternativi alla tossicodipendenza, sono invece gravemente controproducenti. Giuliano Amato, che resta proibizionista, e noi che siamo antiproibizionisti concordiamo oggi sulla necessità urgente di depenalizzare il semplice consumo e i reati minori connessi alla tossicodipendenza. L'obiettivo è questo. I mezzi poi dovranno sceglierli governo e Parlamento".

D. C'è chi è scettico sul ruolo del Parlamento come risolutore dei referendum. E lei crede davvero in un ruolo del governo? Insomma, sta offrendo i referendum, anche quelli degli altri, alle istituzioni?

R. "E' la tesi da travaso di bile, fiele e invidia dell'Unità e dintorni pidiessini. E quando la mamma vetero-stalinista chiama molte viscere rispondono. Massimo Severo Giannini ha dichiarato e confermato, anche con ironica impazienza, che i referendum popolari sono mezzi per ottenere determinati obiettivi. E se questi obiettivi vengono realizzati per il risveglio che le richieste referendarie provocano nei governi e nei Parlamenti, tanto meglio. Vuol dire che si aveva ragione prima. Il governo d'altra parte si è dichiarato assolutamente neutrale rispetto ai referendum, al punto che non andrà a chiedere il rigetto della richiesta referendaria sulla legge elettorale del Senato, al contrario del precedente. L'azione convergente dei Club Pannella e del gruppo Federalista europeo da una parte, e quella del presidente del Consiglio dall'altra, consente di sperare che entro pochissime settimane le riforme salveminiane prospettate dal comitato Giannini, sulle quali le nostre firme sono state determinanti, diventi

no realtà".

D. A proposito di legge elettorale, pensa che la commissione bicamerale stia lavorando bene o anche lei è sulla linea del "papocchio"? E qual è la sua proposta?

R. "Il Parlamento e i partiti, dai verdi ai rossi e ai bianchi, lombardi o siciliani che siano, hanno fatto una singolare scelta. Come se il Gran consiglio del fascismo, il 25 luglio, avesse chiesto a Mussolini di preparare una nuova costituzione antifascista. Tutto è possibile, intendiamoci. Martinazzoli sembra crederlo. Giannini e Segni, io stesso, così come Martelli, lo crediamo meno. Il problema è comunque semplicissimo. Chiariamolo una volta per tutte. Se si adotta il sistema uninominale secco, all'americana, otteniamo il risultato della chiusura di tutti gli attuali partiti, a cominciare dai più grossi, che sono ovviamente i maggiori responsabili del crollo del regime istituzionale e politico del nostro paese. Noi vogliamo due o tre partiti alternativi e contrapposti. Abbiamo accettato un compromesso. Si eleggano il Senato e la Camera per tre quarti con l'uninominale secca e un quarto con la proporzionale pura. E' un sacrificio pesante, ma molto serio. Se non lo accetteranno accadrà che ci daranno ra

gione troppo tardi, come al solito, e la loro riforma sarà l'ultimo colpo di coda del vecchio e non l'affermarsi del nuovo. Il guaio principale resta la beceraggine di molti cittadini che la pensano come noi, ma che poi o stanno a guardare o si fanno impapocchiare, metà ammirati e metà inebetiti, dalle finezze del "politikese". La Bicamerale non lavorerebbe male se tutti, come ad esempio De Mita e Miglio, volessero davvero cercare di concepire una nuova forma di Stato, e non avessero invece quest'alibi per cercare di impedire una riforma anglosassone che li porterebbe a scomparire. Pds, Rifondazione, Lega, Msi, Psi e, a meno di smentite, anche la Dc di Martinazzoli sembrerebbero tutti in questa situazione".

D. Come è nata e perché questa "intesa cordiale" fra lei e il presidente del Consiglio?

R. "Come nascono le intese fra persone oneste intellettualmente, ragionevoli e con una cultura e referenti politici non lontani, in momenti di straordinaria difficoltà che esige straordinaria capacità di responsabilità, di ascolto, di generosità intellettuale e civile".

D. Vede davanti a lei un ingresso nella maggioranza di governo? E se no, come intende portare avanti questa collaborazione? Facendogli da stampella nei momenti difficili?

R. "Siamo chiari. Non è a settant'anni, o giù di lì, che mi possa prendere la voglia, o anche semplicemente ritenere utile o adeguato, di fare il ministro. Credo che per il mio paese, e la coscienza civile e umana di molti, ho forse avuto la ventura di poter fare molto di più, in povertà di ogni tipo, ivi compresa quella di poteri e di forza istituzionale. Tutta la vecchia classe dirigente del "vecchio" partito radicale (quello nuovo è un'altra cosa, più importante, necessaria e urgente che mai) ha straordinarie capacità di governo. Allora vedremo se potremo dare anche questo contributo. Su un piano più personale potrebbe accadere che, in situazioni di disastro e di pericolo di insuccesso gravissimo, potrei guidare un governo, non farne parte. E' ipotesi remotissima, ma non ne avrei certo paura. So che la gente, anche nel "palazzo", ma soprattutto nel paese, in fondo ci sa diversi e capaci, ormai ci dà fiducia e ci vuole bene".

D. Ma lei non è quella persona che ha sempre combattuto la partitocrazia? E adesso appoggia un governo che è composto da delegazioni di partiti?

R. "L'opposizione per ora è peggio, più debole, più divisa, più partitocratica, più demagogica, più irresponsabile di questo governo, nato colpevolmente debole e modesto. E' triste ma è così. Diciamo dunque che questo governo è l'istituzione meno partitocratica che abbiamo in giro. E, mi si consenta, noi di partitocrazia e di lotta alla partitocrazia possiamo parlare, visto quello che abbiamo fatto e quello che abbiamo pagato per fare. I Catoni di moda, i Savonarola, i Philippe Egalité, i Ciceruacchio o i Robespierre che ci vengono serviti a go-go passeranno ben presto. Occorre augurarlo anche a loro stessi. D'altra parte solamente i vili accorrono in soccorso dei potenti e dei vincitori, sport nazionale da noi praticatissimo. Noi siamo scesi in campo a favore di quello che appariva il più debole dei governi, che si confrontava con una bufera che dal 1945 non si conosceva così spaventosa. I fatti ci stanno dando ragione, mi pare. Il governo fa il possibile e sicuramente benino. Per la prima volta da un qu

arto di secolo almeno. Ma ora occorre urgentemente passare a concepire un "nuovo" possibile, non solamente governare e consumare quello che è stato".

D. Pensa che Amato abbia sconfessato Craxi impegnandosi a modificare la legge antidroga, proprio all'indomani della sua investitura a futura guida del Psi?

R. "No, E' una balla, una lettura forzata, politicante anche se comprensibile. Ragionevolmente, ne sono certo, Amato ha ottenuto una via libera anche da Craxi. E per dirla tutta, preferisco, comunque, esserne convinto. Quanto a future guide del Psi mi auguro, come Martelli, che non vi sia più, ben presto, nessuno dei partiti tradizionali. Un'epoca è passata. Occorrono due o tre partiti davvero nuovi. Martelli si è candidato nei giorni scorsi alla guida del "Partito democratico". Così, poiché io ho fatto analogo gesto di candidatura da una eternità e sempre più di frequente, siamo almeno in due. Diciamo tre, con Amato".

 
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