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Pannella Marco - 27 novembre 1992
Qualche proposta alla Lega per stare insieme
di Marco Pannella

SOMMARIO: La scelta di tutti quei leader politici che intendono proporre al paese la continuità dei propri partiti è cieca e impraticabile "a meno di non volere far scoppiare istituzioni e società italiane, e travolgere nelle loro rovine l'intero paese". Occorre quindi organizzare il superamento immediato e integrale della partitocrazia. Marco Pannella si chiede se questo obiettivo non possa essere perseguito assieme da Lega e radicali a partire da precise proposte: sistema uninominale ad un turno; preclusione da ogni momento di governo delle istituzioni di chi ha governato per almeno dieci anni; la costituzione di una alta autorità che processi e sanzioni i profitti di regime.

(L'INDIPENDENTE, 27 novembre 1992)

La scelta, del tutto legittima e non priva di qualche patetica nobiltà, di Mino Martinazzoli, di Bettino Craxi, degli stessi Occhetto e La Malfa, di Vizzini, di Garavini, di Fini, di Orlando di proporre al paese la continuità dei propri ed altrui partiti (più o meno in attesa di alleanze, coalizioni, di pseudo-patti federativi di gattopardesca destinazione) per i prossimi decenni, o lustri, o anni, è cieca e impraticabile, a meno di non volere far scoppiare istituzioni e società italiane, e travolgere nelle loro rovine l'intero paese.

Il sistema partitocratico cerca, in vario modo, ma con oggettiva, ferrea logica oggettiva, di proseguirsi e di tramandarsi. Il che è comprensibile e perfino naturale, ma non è più tollerabile da parte di chi abbia la saggezza e cerchi la forza di assicurare, di conquistare una rivoluzione democratica, liberale, federalista, europea, uno Stato di diritto, una riforma di stampo anglosassone dell'assetto civile, giuridico, costituzionale e istituzionale del paese.

La realtà storica, anche la più circostante e tradizionalmente la più favorevole da circa mezzo secolo, grava sulla situazione italiana in modo anch'essa desolante e pericolosissima. Sta, perfino, franando clamorosamente la costruzione europea, afflitta dal cancro partitocratico delle Internazionali e delle "Nazionali" Socialista, Democristiana, Liberaldemocratica, vittima dell'illusione economicistica e partitica, burocratica, nazionalista. Gli Stati Uniti d'Europa, con un solo "esercito", una sola "diplomazia", un solo "presidente" erano plebiscitati dalle opinioni pubbliche anche britanniche e danesi; specie nelle nuove generazioni. La rivoltante esperienza politica seguita all'Atto Unico del Lussemburgo, di fronte a tutti gli appuntamenti storici maturati, unità tedesca, caduta del Muro, crollo dell'Impero comunista, guerra e stermini per fame e miseria esplosi con violenza senza precedenti, nemmeno quelli nazisti e stalinisti per estensione e universalità, ha segnato e segna autonomamente anche la socie

tà italiana, che vede trionfare i vecchi démoni, che ci si illudeva di aver esorcizzato, alle sue immediate frontiere e all'interno stesso del suo popolo.

Sul fronte interno e su quello internazionale, il Partito radicale aveva previsto l'essenziale, e anche il superfluo. Il Partito radicale, transnazionale e transpartito, quello di oggi, costituisce già più di un embrione di un tentativo mondiale, valido per il nostro tempo e la nostra società. Almeno il venti per cento dei nostri parlamentari, oggi, è musulmano. Lo scorso anno, il dieci per cento dei suoi iscritti era di questa area religiosa. Il sindaco di Sarajevo è iscritto, così come il presidente del movimento dei diritti civili a Cuba, che entra ed esce dalle prigioni castriste. Gli iscritti nell'Urss sono il doppio di quegli italiani. Nonviolenza politica (non "pacifismo"), federalismo democratico intransigente, tolleranza attiva, vita del diritto e diritto alla vita, concreta preparazione di campagne per la riforma dell'Onu e per un governo effettivo e ragionevole dei problemi più atroci e pericolosi del nostro tempo. In Italia, centotrenta parlamentari, moltissimi socialisti, ma anche liberali, rep

ubblicani, socialdemocratici, del Pds e Verdi, autonomisti sono accorsi per testimoniare con l'esempio la loro volontà di salvare e rilanciare questo tentativo che esige, immediatamente, l'afflusso di almeno trentamila iscritti italiani al Pr.

Termino con la ragione stessa di questo intervento. Perché gli amici della Lega sono estranei a questo processo, anziché concorrere a guidarlo? Perché, in tal modo, ad esempio, ci hanno lasciati, anche loro, soli sui fronti dell'ex Jugoslavia, o sui tanti altri che pure parlano di certo ai loro cuori ed alla loro natura? Ma se anche dovessimo limitarci al fronte italiano (quello che non posso rappresentare in quanto Partito radicale, ma solamente come Movimento dei club Pannella, e Liste conseguenti), Perché non integrare le diversità che possono arricchirci, lasciando dietro di sé, ciascuno, arroganza e sufficienze? Siamo d'accordo su federalismo europeo e su federalismo hamiltoniano, interno, sul piano fondamentale dei principi; siamo d'accordo sull'uninominale anglosassone, che ha come fondamento la persona e il territorio, non la fazione e che costituirebbe, subito, il superamento immediato e integrale della partitocrazia; siamo d'accordo, penso, per una crescita democratica del movimento riformatore, ch

e implica il far tesoro quotidiano del consenso dei cittadini e della gente, che non possiamo ridurre al solo ruolo di votanti, ogni tanto, di plaudenti ascoltatori, di tifosi.

Le proposte che avanzo sono molteplici, sicuramente accoglibili con entusiasmo dalla gente, immediatamente attuabili. Un assieme di proposte di legge di iniziative popolari che potrebbe raccogliere, in pochissimo, milioni e milioni, almeno, di firme e anche di aggregazioni di base, di circoli civili. Una è quella che preclude immediatamente a tutti coloro che hanno governato per dieci anni (assessori delle grandi città e delle Regioni, ministri e sottosegretari, boiardi di Stato e del parastato, vertici parapubblici dei sindacati e di altri poteri del regime) di far parte di qualsiasi momento o istituzione esecutiva, governo nazionale o locale. Un'altra è quella che àncori nel paese la proposta uninominale anglosassone: a confronto due persone, chi vince prende tutto, chi perde controlla tutto, portando - lo ripeto - a fondamento della rappresentanza, non più partiti proporzionalistici e parastatali, ma la circoscrizione, il territorio da una parte e una persona dall'altra. Potremmo rapidamente pensare ad un

a alta autorità che processi e sanzioni i profitti di regime, e via dicendo: il "via i prefetti!" einaudiano, la regionalizzazione di una parte congrua delle forze di polizia e anche di giustizia... Certo, tutto questo sembra "strano", "lontano": come tutto quello che non è politicistico, ma concretamente politico, riformatore, come le leggi sul divorzio, sull'aborto, sul finanziamento pubblico dei partiti.

Di questo parlerò aprendo la "mia" campagna elettorale sabato a Varese e domenica mattina a Monza. E, di nuovo, se lo vorrà, su l'Indipendente. E' questa, anche una mia ulteriore risposta all' "Heil Bossi", allo stupido e fanatico incalzare e braccare il leader leghista con cui si cerca di regolare i conti con le proprie paure da parte di troppi. Non importa se, a Varese, il leader locale e collega parlamentare ci scomunica come "minutaglia", e a Monza si tende a raggiungere le polemiche dei nuovi demagoghi alla Dalla Chiesa contro le nostre liste.

 
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