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Pannella Marco, Magri Ugo - 3 gennaio 1993
PENSATECI
L'Italia protesta e rinnega i politici basta questo per risanare il paese?

Craxi, tangenti, giudici... Pannella lancia un appello

di Ugo Magri

SOMMARIO: »La gente, in Italia, è altrettanto intellettualmente corrotta dei politici ; »C'è un ceto di 7-800 mila persone, in Italia, che dovrebbe finire diritto in carcere ; »per me dovrebbero andare in prigione anche quasi tutti i procuratori e i sostituti procuratori della Repubblica in Irpinia... per omissione in atti d'ufficio . Di Pietro: »E' un giudice anomalo, retto, secchione. Mi spiace per lui: un radicale ad honorem . »Attraverso l'uninominale possiamo passare dalla partitocrazia allo Stato di diritto .

(EPOCA, 3 gennaio 1993)

Mani pulite fa franare un intero sistema. Che succederà adesso? "Epoca" l'ha chiesto all'avversario di sempre della partitocrazia. E che, a sorpresa, oggi invita gli italiani a riflettere.

Le domande da farsi

- Solo le manette possono riformare la politica?

- E' giusto, per scoprire i corrotti, forzare la Legge?

- Non si rischia, sull'onda dell'indignazione popolare, il collasso della democrazia?

- Davvero i partiti, disonesti a parte, sono il male peggiore?

- Come si può uscirne?

Dice Marco Pannella: Craxi, d'accordo. Ma se lui è colpevole, tutti gli altri dove li mettiamo? Non solo Occhetto, Forlani, La Malfa, cioè i leader dei partiti coinvolti nell'inchiesta "Mani pulite", bensì le decine, le centinaia di migliaia di funzionari, di magistrati, di consiglieri comunali, di "distaccati" sindacali, di moralisti compiacenti, conniventi, corrivi. Anzi, l'intero popolo italiano andrebbe messo sotto inchiesta insieme con il segretario socialista.

Insomma: se si desse veramente la caccia al colpevole, si salverebbero proprio pochi. Un gioco al massacro, un percorso senza sbocco, un collasso inevitabile. A meno che... Il leader radicale, promotore di campagne moralizzatrici in tempi non sospetti, garantista quando la parola non era ancora di moda, ha raccolto l'invito di Epoca a staccarsi per un attimo dalla cronaca politica, sconfinata ormai in quella nera. E vuota il sacco sulle cause della crisi di regime ma, soprattutto, sui rimedi per uscirne.

EPOCA: Onorevole Pannella, ha visto? Davanti alla sede socialista, giovedì 17 dicembre, la gente gridava a Craxi: "Ladro, ladro".

PANNELLA: La gente, in Italia, è altrettanto intellettualmente corrotta dei politici. Da vent'anni, quando noi denunciavamo questo regime partitocratico, la stessa gente che oggi alza i pugni ci rispondeva: "La politica è questa, lo sappiamo che sono ladri, ma che ci possiamo fare". Non votavano noi radicali, isolati e disarmati, ma quelli che erano considerati disonesti, potenti, capaci di elargire posti e favori.

EPOCA: D'accordo, gli italiani si erano sbagliati. Ma adesso hanno cambiato opinione. Non le fa piacere?

PANNELLA: Scoprono l'acqua calda.

EPOCA: Vorrebbero mandarli tutti in galera, questi politici.

PANNELLA: Io rispondo: i politici, e la gente anche. Sì, tutti quelli che hanno chiuso gli occhi, le orecchie, la bocca per tanto tempo. C'è un ceto di 7-800 mila persone, in Italia, che dovrebbe finire diritto in carcere.

EPOCA: Non basterebbero gli stadi, a contenerli.

PANNELLA: Per loro fortuna, non ci andranno, in galera. Ma se l'azione penale fosse davvero applicata tutte le volte che c'è colpevolezza, allora per me dovrebbero andare in prigione anche quasi tutti i procuratori e i sostituti procuratori della Repubblica in Irpinia.

EPOCA: Con quale capo d'imputazione?

PANNELLA: Omissione in atti d'ufficio. Tutti sanno che da quelle parti esiste una percentuale altissima di invalidi civili ma, per fortuna, la gente non è sciancata, i non vedenti sono davvero pochi. E i giudici che cosa ci stanno a fare? E come mai non si sono accorti di niente tutti i magistrati dei paesi, delle città intere sorte abusivamente dalla cementificazione di questo Paese? Anche loro sono colpevoli almeno come Craxi, se lo è, dal punto di vista penale. Anzi, dirò di più...

EPOCA: La dica tutta, onorevole Pannella.

PANNELLA: Questo ceto politico, così sbeffeggiato e sbertucciato, è molto meno colpevole del disastro italiano di quanto esso stesso non creda.

EPOCA: Che fa, prima lo accusa e poi lo assolve?

PANNELLA: No, constato che questi politici, poverini, hanno dovuto per decenni tentare di governare malgrado la dolorosa assenza dell'ordine giudiziario.

EPOCA: Lo sa che lei rischia di finire sotto processo per vilipendio della magistratura?

PANNELLA: Sono dieci anni che lo dico. Se per esempio i reati fiscali, quando erano poche decine di migliaia, fossero stati perseguiti con la severità dovuta, oggi l'evasione non sarebbe entrata nel costume nazionale. Ma i politici, che cosa c'entrano? Le leggi, buone o cattive, sono state fatte. Non toccava a loro farle rispettare.

EPOCA: Ho capito, spettava ai magistrati. Però, allora, perché lei ha scritto sul Corriere della Sera, il 16 dicembre, "forza giudici"?

PANNELLA: Va letto: "forza Di Pietro". Lo apprezzo perché è un crumiro...

EPOCA: Crumiro?

PANNELLA: Sì. Quando i magistrati hanno indetto uno sciopero politico per difendere la loro corporazione, Di Pietro è stato fra i pochi che hanno avuto il coraggio di tenere manifestamente aperto il proprio ufficio. E' un giudice anomalo, retto, secchione. Mi spiace per lui: un radicale ad honorem.

EPOCA: Senta, Pannella, l'accusa che i magistrati milanesi, attraverso il procuratore Saverio Borrelli, muovono a Craxi sostanzialmente è: "Non poteva non sapere da dove arrivavano tutti quei soldi". Cioè per il fatto di occupare il posto di segretario, "doveva" essere al corrente dei traffici di denari. Non teme che venga violata una legge fondamentale del diritto penale, secondo cui la responsabilità è personale e non "oggettiva"?

PANNELLA: Per rispondere, dovrei conoscere bene gli atti, e non li conosco. Sul caso Tortora mi sono mosso tardi, solo dopo averli studiati, ma poi ho avuto storicamente ragione.

EPOCA: Si rende conto che, se vale il principio della responsabilità politica per Craxi, allora deve valere anche per Forlani, per Occhetto e per tutti i segretari dei partiti a vario titolo coinvolti nell'inchiesta "Mani pulite"?

PANNELLA: Ma certo! Craxi ha perfettamente ragione quando solleva il problema dei finanziamenti illeciti e dice che la legalità dei partiti, di questi partiti, era di stampo mafioso: "Calpestiamo la legge scritta perché tanto siamo tutti d'accordo". Sono decenni che la partitocrazia è un'associazione per delinquere contro la Costituzione, contro le leggi, contro i diritti dei cittadini e poi, via via, contro la semplice onestà amministrativa. Sia ben chiaro: i furti di legalità che hanno commesso sono ancora più gravi dei furti di denaro.

EPOCA: Però è di questi che si occupa Di Pietro. Che cosa farebbe, al suo posto?

PANNELLA: Andrei avanti, tranquillo.

EPOCA: Benissimo: così, a forza di tagliar teste, verrà decapitato l'intero sistema politico italiano. Non la spaventa l'idea che la riforma della politica, in Italia, possa essere fatta da quegli stessi giudici che lei critica tanto aspramente?

PANNELLA: Questo rischio non c'è. Se facessero sul serio, i magistrati dovrebbero mettersi in galera tra di loro.

EPOCA: Lasciamo stare le battute, per favore: il collasso del sistema politico è qui, dietro l'angolo...

PANNELLA: No, al collasso ci siamo già.

EPOCA: E allora, secondo lei come se ne esce? Con un condono, come suggerisce il magistrato milanese Gherardo Colombo, un protagonista dell'inchiesta?

PANNELLA: Colombo non era la persona più indicata a formulare un'ipotesi del genere. Se non ha la sensibilità per capirlo... Comunque non adesso, un condono. E mai un'amnistia, al massimo un indulto, che non cancella il reato ma solo la pena.

EPOCA: Scartato il condono, qual è la via d'uscita?

PANNELLA: Alla base del disastro ci sono i partiti creati dal sistema elettorale proporzionale, che ha generato tutti i mostri del secolo: dai fascismi, ai nazismi, ai comunismi. Com'è che la democrazia anglosassone, dove non c'è il sistema proporzionale bensì quello maggioritario, non ha prodotto niente di tutto ciò? Ecco perché io ho sempre proposto il sistema uninominale secco, all'inglese: se venisse adottato, dall'oggi al domani tutti gli attuali partiti dovrebbero chiudere. Tutti, ho detto, senza speciali marchi d'infamia sull'uno o sull'altro. Attraverso l'uninominale possiamo passare dalla partitocrazia allo Stato di diritto.

EPOCA: Può esistere una democrazia senza corruzione?

PANNELLA: No, mai, ne avrei paura! La democrazia non cerca di rendere santo l'uomo, semplicemente governa la società. E se la società è corrotta, lo è anche la democrazia.

EPOCA: E può esistere una democrazia che, per smascherare i politici corrotti, calpesta i loro diritti di cittadini?

PANNELLA: Per carità.

EPOCA: Però sempre più gente è convinta di sì.

PANNELLA: Macché la gente: è la Rete, sono questi qui. Sono anni che mi scontro con loro. L'amore per la giustizia non tollera giustizieri.

EPOCA: Intanto la Rete guadagna consensi, diventa un movimento nazionale. Non ha visto i risultati di Monza e Varese?

PANNELLA: E' normale. Non si possono sterilizzare i sentimenti, pretendere che la piazza si comporti come un consesso di lord inglesi. Un Paese che è stato servo reagisce anche un po' da servo.

EPOCA: Oltre che "forza giudici", lei ha scritto sul Corriere della Sera: "Coraggio Bettino". Perché?

PANNELLA: Perché nell'inciviltà italiana c'è il rischio che i complici e i profittatori del regime a un certo punto si rivoltino per poterne diventare gli eredi, caricando tutto d'ignobiltà.

EPOCA: Faccia un esempio di particolare ignobiltà.

PANNELLA: Quella secondo cui un noto lestofante non è tale finché la giustizia si dimentica di lui, e poi invece diventa un mascalzone solo perché gli è arrivato l'avviso di garanzia oppure l'hanno arrestato. E' un comportamento da sepolcri imbiancati. E poi, non dimentichiamo i diritti del cittadino Craxi. Ciascuno di noi può commettere, nella sua vita, i peggiori delitti, ma ciascuno di noi ha il diritto di continuare la sua esistenza oltre questi episodi. Questo vale anche per i politici.

EPOCA: Che consigli darebbe a Craxi?

PANNELLA: Glieli darei solo se me li chiedesse, ma non me li ha chiesti e dunque non li do.

EPOCA: Se Craxi, come Tortora, un giorno chiedesse la tessera radicale, lei la negherebbe?

PANNELLA: La tessera radicale la acquista chi vuole. Quanto al "Club Pannella", non c'è alcun bisogno che si iscriva. Noi ci battiamo per tutelare i diritti, ma questa non è capacità che si inventa. Non si può diventare d'un tratto paladini dei diritti violati quando in precedenza si è fatto l'opposto. E Craxi, come quasi tutti gli altri, è stato più attento ai propri diritti che al diritto e ai diritti.

EPOCA: Giuliano Amato, il presidente del Consiglio, si è tenuto fuori dal dramma socialista. Ha fatto bene o male?

PANNELLA: Amato deve governare sempre di più senza subire l'influenza dell'Amato partitocrate, che pure in lui è presente. In questo senso, l'abbiamo aiutato a crescere.

EPOCA: Il presidente Scalfaro tace...

PANNELLA: E' importante che su quel Colle ci sia anche la capacità di tacere. Non esiste musica senza pause. Non può esserci concerto democratico e civile senza il momento del silenzio. Da quarant'anni, da Luigi Einaudi, non avevamo un presidente della Repubblica così.

 
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